Si conobbero nel 1925 all’Università di Marburg, dove entrambi frequentavano Filosofia, al seminario di Heidegger: Hannah Arendt, diciannovenne (era nata nel 1906) e Günther Stern (poi Anders, diremo come e perché), che aveva qualche anno di più (era nato nel 1902). Si persero di vista per un periodo, proprio quello in cui Hannah Arendt ebbe una relazione con il loro professore Martin Heidegger. Si ritrovarono a una festa e nel 1929 si sposarono in un sobborgo di Berlino ma il loro matrimonio, una «comunità di studio e di lavoro», durò poco.

Bitcoin vola. La sua ascesa a quotazioni stratosferiche gli hanno fatto guadagnare la ribalta della cronaca anche al di fuori dei circoli degli iniziati e della stampa finanziaria. Ha sfondato la soglia dei 10 mila dollari, dopo essere salito del 100 per cento in poco più di un mese e di oltre il 1.000 per cento in un anno. Invano l’editorialista del Financial Times, John Authers, ha cercato precedenti paragonabili nella storia dei mercati finanziari. Bisogna risalire fino alla bolla dei tulipani per trovare un rialzo altrettanto vertiginoso, per la cronaca finito poi in un’ancor più repentina caduta.

Siamo tutti artisti, tutti psicologi, tutti scrittori. E allora largo alla libera espressione di sé, alla narrazione del proprio vissuto in ogni forma possibile: l’era digitale non ammette intermediari, annichilisce il ruolo di maestri e critici. Del resto chi ha il diritto di stabilire il valore del mio romanzo se pubblicato su Wattpad piace a migliaia di lettori? E invece è un equivoco, amplificato dal dilagare della moda autobiografica, dalla frenesia di far sapere al mondo che siamo esistiti e continuiamo a esistere anche se non possediamo una vita proprio inimitabile.