|
[...] Nel
2014 il rapporto tra debito pubblico
e Pil per l'intero gruppo dei paesi
del G20 sarà mediamente del 101,8%.
Secondo le stime del Fmi, questa
percentuale raggiungerebbe il
livello del 245% in Giappone, del
108% negli Usa e del 100%
nell'eurozona. In Italia si ipotizza
il 128,5%. Il debito pubblico
tenderebbe quindi ad assorbire
sempre più quantità di capitali e di
risparmi. Ciò determinerà
un'inevitabile competizione, anche
con le banche e corporation private,
per piazzare le obbligazioni sui
mercati internazionali. È uno
scenario preoccupante nel quale sono
penalizzati gli investimenti
produttivi e la crescita
dell'economia. Il presidente della
Cdp, Franco Bassanini, nel suo paper
preparato con l'economista Edoardo
Reviglio, ha sottolineato i pericoli
insiti nei tentativi di ridurre il
debito pubblico attraverso politiche
di inflazione pilotata o di meri
tagli di bilancio. La prima opzione
potrebbe provocare «nuove pazzie
ideologiche», mentre nel secondo
caso, come dimostrano le esperienze
dei passati 15 anni, condoni
fiscali, privatizzazioni e altre
operazioni contabili non sono
riusciti a raddrizzare i conti. Per
l'Europa l'unica via d'uscita dalla
crisi economica e del debito è la
crescita reale del Pil attraverso
una politica di investimenti a lungo
termine nei settori delle
infrastrutture, dell'energia e delle
modernizzazioni tecnologiche. Ed è
appunto in quest'ottica che le Cdp
europee, forti di un volume di
capitali di oltre 1.300 miliardi di
euro, sono impegnate a definire
nuove strategie e promuovere nuovi
strumenti di intervento. La domanda
mondiale di investimenti in energia,
ambiente e infrastrutture è enorme.
Solo nel campo dell'energia si
calcola che sarebbero necessari
investimenti per 26 trilioni di
dollari entro il 2030. Per quanto
riguarda l'Europa, la Banca mondiale
stima la necessita di investimenti
annui di 40 miliardi di euro in
nuove infrastrutture (produzione
energetica, telecomunicazioni e
trasporti) e 60 miliardi per la
manutenzione e il rimpiazzo di
quelle già esistenti. Se tali stime
sono realistiche, aumenterà la
domanda di prodotti di investimento
a lungo termine e a basso rischio da
parte di fondi pensione,
assicurazioni, fondi sovrani e anche
dei piccoli risparmiatori. Il Long
Term Investment Club ha già creato
degli strumenti appropriati per far
fronte a queste grandi sfide. Uno di
questi è la creazione della rete
Marguerite di fondi equity per
investimenti mirati in specifici
settori economici e aree
geografiche, come quella
Mediterranea. La finalità delle
scelte delle Cdp è quella di
coinvolgere capitali privati, con la
creazione di partenariati pubblico
privato (Ppp), che, in cambio di
profitti contenuti ma sicuri,
potrebbero contribuire alla crescita
dei vari paesi, abbandonando le
sirene dei mercati speculativi. Le
Cdp puntano anche alla emissione di
specifiche obbligazioni in relazione
a singoli progetti europei e a nuovi
sistemi di garanzia, che possono
avere la fiducia di investitori
privati. Un altro strumento è l'European
Joint Undertaking, già sperimentato
nella realizzazione del programma
satellitare europeo Galileo.
Particolarmente innovativa è
la proposta delle «Union bonds»,
strumenti di debito sovrano europeo,
che, se finalizzate agli
investimenti invece che alle spese
correnti, non peserebbero sulle
finanze pubbliche. In merito il
presidente Bassanini ha proposto ai
paesi europei di trasferire il
15-20% del loro debito pubblico in
Union Bonds. Ciò creerebbe un
mercato di obbligazioni di circa 2-3
trilioni di euro. Anche se con tassi
di interesse più modesti, sarebbero
più appetibili per gli investitori
internazionali perché avrebbero il
marchio europeo e non dei singoli
paesi. Questi però dovrebbero
continuare a pagare interessi come
se fossero i loro vecchi bonds. La
differenza tra gli interessi delle
vecchie e delle nuove obbligazioni,
calcolata in 8/9 miliardi di euro
all'anno, dovrebbe andare a
finanziarie investimenti a lungo
termine in infrastrutture. Sembra
una credibile exit strategy europea
dalla crisi, che del resto riprende
idee sostenute in vari occasioni già
da Jacques Delors, da Romano Prodi e
più recentemente dal Giulio
Tremonti.
(Articolo a cura di
Mario Lettieri, Paolo Raimondi
e
tratto
da www.tendenzamercati.net)
|