Provare, cercare strade nuove e originali laddove i tracciati conosciuti non sono più attraenti, troppo calpestati e impoveriti, dove non cresce più nulla. L’attenzione si sposta verso altri orizzonti e la sfida non è tanto raggiungerli, ma compiere uno sforzo visionario e immaginarli, come fossero “paesaggi” astratti della matematica. O del web.

Quelli di Nero, rivista italiana di arte “underground” che si proietta fuori dai confini della provincia Italia, ci stanno provando e la loro parola chiave è Adaptation.

Adaptation
 è un progetto in progress che si muove tra il formato cartaceo e quello online, ribaltando il ruolo dei due media come si ribalta una clessidra. Ecco come funziona: su ogni numero un artista o un curatore è invitato a concepire una mostra online e a pubblicare sul magazine il relativo testo. Se le modalità di comunicare arte affrontano una sfida tutta nuova, le tematiche proposte hanno la forza delle idee che appassionano da sempre.

Nell’ambito del progetto Adaptation, Nero ha ideato la mostra online “Liking Animals“, che si presenta come una pagina bianca con un elenco di link  che consente a Ruba Katrib, la curatrice di Liking Animals, di mettere insieme con semplicità formale ma non sostanziale le più disparate suggestioni.

In un lavoro che si potrebbe definire Ready Made 2,0 trovano il loro spazio nella mostra i video virali di YouTube come “Surprised Kitty” con quasi 70 milioni di visualizzazioni per un gattino irresistibilmente empatico, scene di vitelli che giocano con i bambini, gatti che suonano Shoenberg al piano, cani fotografati in atteggiamenti e vesti molto umani. Questi aspetti, nei quali gli animali sono vissuti dall’uomo come forma di intrattenimento, si mescolano a contenuti artistici, dove il mondo animale è al centro dell’opera d’arte.

Si parte dagli storici. Josef Beyus, con il suo “Come spiegare i quadri a una lepre morta” e “Coyote: mi piace l’America e l’America mi ama” è tra i primi a indagare i rapporti diretti tra uomo e animale e le implicazioni politiche di tale divario eliminando mediazioni, pregiudizi e precedenti convenzioni pittoriche. Jeff Koons con “Rocker” e “Puppy” attento all’immaginario popolare sugli animali. Victor Schrager afferma il processo di dominio dell’uomo sull’animale con un bellissimo lavoro fotografico “Hand Book Of Bird”. E così via, con Walton Ford, Hiroshi Sugimoto, Frank Noelker, Alexis Rockman, Kiki Smith, William Wegman, passando per Alfred Hitchcock con il film “Uccelli” a ripercorrere gli ultimi 40anni in cui artisti, pensatori e attivisti per i diritti animali si sono contaminati a vicenda cominciando a mettere in discussione le gerarchie tradizionali che collocano l’uomo al di sopra delle altre specie, considerate minori.

Questo interessantissimo excursus si trova al quarto link della mostra. Oggi stiamo vivendo in una nuova brillante stagione per gli animali nell’arte. Dopo anni di sculture tassodermiche, le creature vive sono tornate sulla scena alla grande. Darren Bader nel suo spettacolo al Moma PS1 mette in scena iguane e gatti per raccogliere fondi per aiutare e proteggere le specie animali. Bjarne Melgaard ha usato due cuccioli di tigre bianca a cui ha messo dei colletti disegnati dallo stilista Friz. Questa estate Nina Beier presenterà “una performance in cui un cane vivo fa il morto quando si trova su un tappeto persiano”. Forse il lavoro più impegnativo è di Marlene McCarty, per la sua unione inquietante e spesso sessualmente esplicita di uomo e bestia, in una serie di grandi disegni a penna e inchiostro che richiamano il peloso, realismo erotico delle illustrazioni dell’originale Alex Comfort nella “Gioia del Sesso” e lasciano gli spettatori a ricalibrare i loro rispettivi livelli di comfort  e a chiedersi se l’evoluzione è un processo lineare al servizio del modernismo.

In molti oggi stanno insistendo affinché vengano estesi i diritti umani anche ai cosiddetti “Human Animals”, ad esempio gli scimpanzé. Altri si spingono oltre chiedendo rispetto e diritti anche per polli e galline. Siamo attratti dagli animali e a volte gli animali sono attratti da noi. Noi stessi siamo animali. Il nostro attaccamento a cani, gatti e delfini dilaga spudoratamente su Internet. Questa nuova visibilità si è insinuata nel mondo dell’arte: mostre, musei e gallerie si occupano di animali e questo produce nuove riflessioni. L’amore per gli animali è solo una forma di intrattenimento o produce una qualche forma di coscienza? Perché amiamo alla follia alcuni animali e ignoriamo o disprezziamo degli altri? Ci sentiamo più connessi con gli animali o questi mondi rimangono divisi? “Liking Animals” esamina queste domande e problemi osservando come si muovono l’arte contemporanea e il web. (Valeria Ghion – espresso.repubblica.it)

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