Così, per immagini che tornano in mente senza pensarci troppo, perché racchiudere 106 anni di vita e ottanta di cinema in un articolo è impossibile. Inevitabile, forse, ma ingiusto. Manoel De Oliveira è morto, anche se tutti lo consideravamo immortale. A un certo punto della sua carriera aveva pure cominciato a girare film testamentari (almeno così allora sembrava), film di riflessione sulla vita e sulla morte, come Viaggio all’inizio del mondo, Ritorno a casa, qualcuno disse anche Parola e utopia: ma siccome poi la sua ora non si decideva ad arrivare, De Oliveira proseguiva a cazzeggiare (sì, cazzeggare, non ricordo un regista che abbia cazzeggiato con maggior piacere come De Oliveira) e a divertirsi con il suo cinema, con la sua sterminata cultura, con l’ancora più vasta ironia, parlando di identità, di memoria, di radici, di bellezza, di morte, di angeli e demoni, di patti col diavolo, di scherzi a Dio, sempre con l’animo dell’affabulatore, del narratore che si prende il proprio tempo, che considera la parola come l’immagine, qualcosa da costruire, mettere in scena, rendere essenziale.

“Jersey Boys” segna il ritorno alla regia del premio Oscar Clint Eastwood. Il film è l’adattamento cinematografico dell’omonimo musical, rappresentato con successo da otto anni sulle scene di Broadway. La storia narra la nascita, l’ascesa e il declino del gruppo “The Four Seasons”, autore di canzoni indimenticabili come “Walk Like a Man”, “Can’t Take My Eyes Off You” e “Sherry”. Sebbene la loro musica sia molto nota anche ai giorni nostri, forse i più ignorano la vera storia dei quattro componenti della banda. Si trattava di giovani provenienti da un quartiere malfamato e gestito dalla mafia; dei piccoli criminali, che hanno trovato nella musica la loro occasione di riscatto, il mezzo grazie al quale lasciarsi alle spalle la vita di strada. Purtroppo  non è semplice per i quattro musicisti abbandonare il vecchio stile di vita e adattarsi al nuovo, per il quale tutto sommato non erano preparati.

Da Bergson a Zizek, passando per Sartre, Deleuze, Cavell, il cinema è un riferimento importante per i filosofi. Lo confermano libri molto recenti come Filosofia del filmdi EnricoTerrone, Filosofia del cinema, di Daniela Angelucci (entrambi pubblicati Carocci) e Microfilosofia del cinema (Marsilio) di Paolo Bertetto. Tre lavori molto diversi per impostazione teorica e metodologia, ma che dimostrano la ricchezza delle riflessioni che il cinema offre alla filosofia, anche nel momento in cui si è sulla soglia della fine della forma classica del film. E non è da escludersi che un nuovo Nietzsche scriverà una Rinascita del cinema dallo spirito del web, proprio come per il vecchio Nietzsche la tragedia, morta con Euripide, era destinata a rinascere nella musica wagneriana.

Quella di sfruttare un evento di richiamo (una parata militare, per esempio, o una manifestazione sportiva) come sfondo di qualche scena comica più o meno improvvisata, magari utilizzando gli spettatori come interpreti inconsapevoli, sembra fosse una pratica frequente nelle produzioni di Mack Sennett fin dagli esordi. D’altro canto, quando bisogna sfornare due comiche da un rullo ogni settimana, un simile espediente – sorta di ibrido fra le vues dei Lumière e le attuali candid camera – permette di ritrovarsi in mezza giornata con un film bell’e pronto per la distribuzione.

Cosa ci spinge a esibire le campagne pubblicitarie di cinquanta, sessanta anni fa? A considerarle mirabili? A Roma si è conclusa la mostra Il cibo immaginario, mentre a Milano una retrospettiva su Calimero, storico testimonial del detersivo Ava, proseguirà fino al 9 marzo. Sono gli esempi più recenti. Ciò che la cultura ufficiale non dedica al linguaggio pubblicitario dei suoi anni, lo fa con vecchi poster, figurine da collezionisti, gadget ingialliti.

Il 19 dicembre è arrivato nelle sale italiane Frozen – Il regno di ghiaccio, il film d’animazione del Natale Disney. Favola divertente e calda nonostante le distese innevate e le geometrie affascinanti di ghiaccio, è vagamente ispirata alla fiaba di Hans Christian Andersen La regina delle nevi. Nel rapporto complicato tra due sorelle principesse, Elsa, maggiore e tormentata, e Anna, minore e vivace, si inseriscono personaggi particolari e buffi, il generoso e solitario Hans con la sua inseparabile renna, un popolo rumoroso di troll, il buffissimo pupazzo di neve Olaf.

Nei suoi momenti migliori il cinema italiano è come Dio: c’è ma non si vede. Come dire che se si desidera misurare il battito del polso della produzione nazionale, bisogna avere orecchio, per parafrasare il buon Jannacci. Insomma, bisogna guardare altrove, e non solo al centro dove pure ogni tanto è possibile trovare delle sorprese. Bisogna guardare altrove perché il cinema italiano, per necessità strategica, si sposta, si disloca, si allontana dal centro. Diventa periferico, indaga il reale oppure si reinventa, come nel caso di Spaghetti Story, restando fedele a se stesso.

Alla fine ha vinto proprio lei, l’avvocato romano Tiziana Stefanelli, la protagonista dell’#oilgate, la stratega della schia, la saccente interprete di tanti contestati confessionali. Ha preso i giudici per la gola e con freddezza degna di un killer (citazione di Carlo Cracco) ha proposto al duello finale contro Maurizio Emozionanti sorprese in crema di risotto, con boule di seppie, scaloppe di foie gras e quenelle di gamberi rossi e animelle con crema di cavolfiore come di rapa e ricci di mare.

Il sito Collider ha pubblicato alcune immagini della nuova linea di action figures prodotte dalla Hasbro per la linea toys del nuovo cinecomic Iron Man 3. Il sequel diretto da Shane Black (Kiss kiss bang bang), che vedrà il Tony Stark di Robert Downey Jr. contrapposto allo spietato Mandarino di Ben Kingsley, fruirà di 3 nuove figures che riproducono il nuovo Iron Man “rosso e dorato”, l’Iron Patriot con richiami alla bandiera americana e il classico War Machine, l’armatura argentata indossata da James “Rhodey” Rhodes (Don Cheadle). 25 armature intercambiabili trasformeranno queste figures in veri e propri arsenali che in stileTransformers permetteranno 25 configurazioni diverse con diversi set di armi adattabili. Saranno in tutto 16 le figures che Hasbro metterà in commercio nel corso del 2013 a partire dal prossimo febbraio.