Nel 2014 aumenta rispetto al 2013 la quota di famiglie con un accesso ad Internet da casa (dal 60,7% al 64%), ma ci sono ancora 21 milioni e 994 mila persone che non ‘navigano’ (38,3% popolazione residente). E’ quanto fa sapere l’Istat nel rapporto sul 2014, che appunto sottolinea: “quasi 22 milioni di persone non hanno mai utilizzato Internet”. Tra gli italiani mai su internet si ritrovano soprattutto i più anziani. E tra i meno ‘connessi’ gli alunni delle elementari. Tra il 2013 e il 2014 si riducono inoltre le disparità sociali relative al possesso di alcuni beni tecnologici mentre rimane stabile il divario sul territorio, con le famiglie del Mezzogiorno in forte ritardo.

La Cina potrebbe dotarsi entro ottobre di un proprio sistema operativo per pc e smartphone. La notizia arriva dall’agenzia di stampa Xinhua che cita le dichiaarazioni di Ni Guangnan, responsabile del gruppo istituito a marzo che ha il compito di realizzare il software. Il sistema operativo basato su Linux sarà inizialmente installato sui desktop e successivamente sugli smartphone. “Speriamo di lanciare il software entro ottobre con il supporto degli app store” ha spiegato Ni che in questo modo lancia la sfida a Microsoft, Google e Android. L’operazione sembra molto ambiziosa e più pericolosa per i big dell’high tech rispetto ad altre tentate in passato.

«In un Kindle ti porti dietro diecimila libri» e te lo dice sempre qualcuno che al massimo ne leggerà due all’anno e non è un giapponese, quindi non si capisce che problemi di spazio possa avere. Oppure «Sono pratici quando viaggi», come se d’estate si portassero dietro una biblioteca intera, e io vorrei sapere quanti libri hanno letto, questi qui, sotto l’ombrellone. Comunque sia nessun discorso che difenda il libro tradizionale dal libro digitale è possibile senza che appaia passatista. Perfino quando arriva dagli scienziati che pubblicano esperimenti i cui risultati nelle nostre cortecce cerebrali non depongono a favore dell’ebook.

In un articolo di qualche mese fa del New York Magazine, la giornalista Fiona Duncan ha contribuito alla diffusione di un nuovo termine nel discorso sulle tendenze contemporanee, all’incrocio tra moda e comportamenti: normcore. La fusione di normal e hardcore, una sorta di convinta adesione alla banalità del vestire, è stata introdotta da una società di ricerca americana, K-Hole, per dar conto di una tendenza sempre più diffusa tra gli americani cool, ovvero i giovani di estrazione urbano-creativa: quella di vestirsi nella maniera più piatta possibile, “come un turista”, scrive Duncan.

Beato chi ha il dono della sintesi. Soprattutto se – come accade oggi – allo spazio illimitato del web fa eco un radicale ridimensionamento del tempo che ciascuno di noi ha a disposizione. La visibilità è oramai diventato un valore indispensabile per l’esistenza stessa di un prodotto culturale e – i giornalisti lo sanno bene – internet ha imposto delle nuove e implacabili regole formali: conquistare un lettore in più, anche solo strappare un retweet o un click di un utente sul proprio contenuto, comporta come minimo reattività, brevità, senso dell’incipit e, perché no, una buona dose d’ironia. E se anche gli scrittori seguissero l’esempio?

Il cofondatore di Google, Sergey Brin, era ancora uno studente universitario che sognava la ricchezza e la bella vita quando, nel 1996 all’età di 23 anni, ha messo mano l’ultima volta alla sua pagina personale alla Stanford University. Un portale ha ripescato ora quel suo curriculum online: una pagina che elenca il suo percorso di studi, le esperienze professionali e le ricerche. Ma che nasconde anche un «messaggio segreto» ai potenziali datori di lavoro.

Ha assistito a tutto: al bombardamento primordiale di asteroidi, alla nascita delle prime forme di vita, all’ossigenazione del pianeta, alle glaciazioni, alla deriva dei continenti, ai primi timidi esempi di esseri pluricellulari, alla conquista della terraferma da parte di piante e animali e infine anche alla nostra comparsa nella storia. È il più vecchio frammento di crosta terrestre mai ritrovato. Rinvenuto nel 2001 nella regione delle Jack Hills in Australia occidentale, ora è stato datato con precisione: ha 4.400.000.000 anni, ossia 4,4 miliardi.

Criticata, osteggiata e accusata di invadere la nostra privacy. Eppure la National Security Agency ha un pregio non da poco: la caparbietà. Come se non bastasse l’avere (quasi) tutto il mondo contro, pare che l’Agenzia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti voglia definitivamente fare il passo successivo verso il controllo del pianeta, attraverso un computer quantico. Lo riporta il Washington Post che ha pubblicato alcuni documenti di Edward Snowden secondo cui sarebbe in fase di sviluppo un super computer, in grado di superare qualunque tipo di sicurezza informatica, compresa quella crittografica, attualmente a disposizione.

Dire che le tecnologie digitali hanno rivoluzionato il modo in cui intendiamo l’informazione è come sostenere che il cielo è blu, ma c’è un aspetto che viene analizzato meno di quanto invece non si faccia per la discussione del futuro modello di business del giornalismo e ha a che vedere con il ruolo che svolgeranno gli esseri umani nel “fare” i giornali. Potrebbe sembrare uno scenariotecno-utopistico, ma sempre più spesso emergono, in Rete, iniziative e progetti giornalistici che escludono i giornalisti, in favore degli algoritmi e delle macchine.