Nel ciclone della crisi, con il sistema produttivo italiano che arranca, arretra, c’è un unico pilastro solido sul quale costruire il futuro: la cultura. E non si tratta della solita affermazione di principio. Ma di una verità economica sostenuta da dati e cifre. Perché, nel 2013, la nostra industria culturale ha mosso 214 miliardi di euro e l’export del settore ha raggiunto un attivo di 25 miliardi. La fruizione della bellezza, il made in Italy, quell’enorme patrimonio rappresentato dal turismo. Settori di investimento in grado di generare un effetto moltiplicatore: perché per ogni euro messo lì ne ritorna 1,67. Parte da qui, “Io Sono Cultura”, lo studio di Symbola e Unioncamere che è stato diffuso alla presenza del ministro Dario Franceschini.

Queste righe prendono spunto da un film – Jimmy P. – ma intendono contribuire a rendere nota in Italia la figura di George Devereux (1908-1985). Devereux è, con Henri Collomb (1913-1979) e Frantz Fanon (1925-1961), uno dei massimi studiosi di psicologia culturale e di etnopsichiatria (come si usa dire nell’ambiente francofono). A differenza di Collomb e Fanon, Devereux non è medico. Segue un percorso di studi multidisciplinare. Ispirato dallo psicoanalista e antropologo Géza Róheim (1891-1953), ungherese come lui. Il nome di Devereux è György Dobó, da Lugoj, oggi Romania, anche città natale del più noto interprete di Dracula, Bela Lugosi.

Nella primavera del 2012 arrivò sulle pagine dei giornali la notizia di un clamoroso saccheggio: da mesi il direttore della Biblioteca Nazionale dei Girolamini a Napoli stava sistematicamente appropriandosi di centinaia di volumi conservati nell’istituto. Tomaso Montanari ne scrisse per primo su Il Fatto Quotidiano descrivendo una scena che ricorda Curzio Malaparte: Vico, il pastore tedesco del direttore, razzolava nella sala centrale della biblioteca, “con un immenso osso di prosciutto tra le fauci” tra cinquecentine ammucchiate sul pavimento e lattine di Coca Cola abbandonate sui banconi seicenteschi (Tomaso Montanari ricostruisce la vicenda in Le pietre e il popolo, Roma, 2013, pp. 46 – 59).

Per comprendere la natura della crisi delle istituzioni democratiche che accompagna la crisi economica esplosa tra il 2007 e il 2008 appare sempre più urgente definire un quadro analitico di lungo periodo: la deriva plebiscitaria e carismatica non è che un frutto del trentennio neoliberista apertosi dalla metà degli anni Settanta. In estrema sintesi, il senso di questo intervento consiste nell’affermare che è possibile comprendere la crisi della politica, nell’ambito della quale si pongono fenomeni oggi particolarmente vistosi come l’astensionismo di massa, la critica della democrazia rappresentativa e l’invocazione della democrazia diretta, soltanto se la si inquadra in un contesto ampio e di lungo periodo.

Oltre all’oppio, al whisky e al tabacco, c’è un’altra droga che ha definito lo strapotere dell’Impero Britannico agli albori della globalizzazione, fra il ‘600 e l‘800. In nome di quella sostanza, la corona inglese colonizza paesi e isole tropicali, escogitando anche un curioso sistema di reclutamento della manodopera per le sue piantagioni: la prima tratta degli schiavi. Oggi, a secoli di distanza, gli schiavi non ci sono più. Ma non è finita la conquista di nuove terre per coltivare estensivamente quella stessa risorsa: lo zucchero.

Trecentocinquantamila case fantasma: l’equivalente di una città delle dimensioni di Napoli, sconosciute al catasto e scovate solo grazie a una serie di fotografie aeree del territorio nazionale. Non basta: un milione e seicentomila unità immobiliari che compaiono regolarmente nei faldoni dell’anagrafe immobiliare, ma non nelle dichiarazioni dei redditi presentate dagli italiani. Come se non avessero un legittimo proprietario. E ancora: quattro milioni di appartamenti e garage dei quali finora non c’è stato verso di conoscere la reale metratura.

Via libera al decreto legge ‘del fare’. In arrivo norme per ridurre le bollette elettriche di 550 milioni di euro; 5 miliardi di euro per sostenere le imprese che vogliono investire in macchinari; 3 miliardi di euro per opere pubbliche con la creazione di 30 mila posti di lavoro; l’impignorabilità della prima casa nel caso sia l’unico bene. C’è voluto un vero e proprio Cdm fiume, durato quasi 5 ore, per varare il primo importante pacchetto a sostegno dell’economia del Governo Letta: il dl ‘del fare’ che il premier ha definito “di rilancio dell’economia del Paese”.

La politica monetaria vive tempi eccezionali. Con l’insediamento del nuovo governatore, la Banca centrale del Giappone (BoJ) ha annunciato un radicale cambio di regime nella propria condotta, basato su tre pilastri. Primo, inflation targeting: un obiettivo numerico del 2 per cento di inflazione (da perseguire “nel più breve tempo possibile”). Secondo, quantitative easing: un’espansione (entro la fine del 2014) del 100 per cento della base monetaria. (1)

Ogni giorno, da più parti si invoca la valutazione dell’efficacia di politiche e programmi come meccanismo di promozione della qualità della spesa. Non è solo la scarsità di risorse finanziarie disponibili a giustificare il ricorso alla valutazione degli effetti delle politiche pubbliche, ma un movimento culturale di vasto respiro, il quale con sempre maggior insistenza reclama che l’operato delle amministrazioni sia sottoposto a un esame qualificato da parte di soggetti esterni, che possano esprimere giudizi attendibili non influenzati da interessi di parte attraverso metodi validati dalla comunità scientifica anche con il fine di suggerire, sulla base di solide evidenze empiriche, soluzioni alternative a quelle messe in atto. (1)