In Disorder dei Joy Division, un cupissimo Ian Curtis cantava poeticamente: “Aspettavo che venisse una guida e mi prendesse per mano”. Quella strofa ha rappresentato il punto di svolta per un’intera generazione e ha messo in discussione, anche solo per un momento, la questione del conflitto generazionale che aveva animato la cultura giovanile sin dagli anni cinquanta. Il tema della libertà assoluta, tanto agognata dalla generazione dei baby boomer, protagonisti degli anni sessanta, viene ribaltato in una nuova mistica dell’autorità.

“L’importanza di essere Lucio. Eros, magia e mistero ne L’asino d’oro di Apuleio” è uscito da poco per Odoya, nella briosa collana “I classici pop”, diretta dall’autore di questo libro, l’immaginifico Franco Pezzini, animatore della Libera Università dell’Immaginario (per la quale tiene da anni corsi monografici), ma anche studioso dei rapporti tra letteratura, cinema e antropologia, con particolare attenzione agli aspetti mitico-religiosi e fantastici.

Peter Mair, politologo irlandese di fama mondiale, è scomparso prematuramente nel 2011, quando stava lavorando a un volume sulla crisi della partecipazione popolare alla vita democratica come fenomeno tipico delle società occidentali. L’opera è rimasta dunque incompiuta, ma è stata integrata con altri interventi dell’autore e pubblicata su iniziativa della “New Left Review”: il prestigioso periodico della sinistra postmarxista che già aveva ospitato un ampio contributo di Mair anticipatore delle principali tesi poi sviluppate nel libro[1]. Di quest’ultimo è da poco uscita una traduzione italiana per i tipi di Rubbettino[2], la piccola ma vivace casa editrice nota soprattutto come amplificatrice del pensiero neoliberale.

Poco dopo la pubblicazione dell’autobiografia di Bernie Sanders per i tipi di Jaca Book (“Un outsider alla Casa Bianca”) esce un libro del giornalista americano Andrew Spannaus sulla vittoria di Donald Trump alle Primarie del Partito Repubblicano (“Perché vince Trump. La rivolta degli elettori e il futuro dell’America”, Mimesis Edizioni). Letti assieme, questi due lavori rappresentano un prezioso strumento di comprensione di quanto sta avvenendo nel Paese che i nostri servilissimi media continuano a chiamare “la più grande democrazia del mondo”.

Alessandro Portelli è da sempre un fan di Bruce Springsteen. Come molti di noi. Portelli però è anche un impareggiabile conoscitore e studioso della cultura americana, in particolare di quella delle ceti inferiori e della classe operaia e della letteratura più attenta a questo mondo popolare. In questo suo nuovo libro, Badlands, Springsteen e l’America: il lavoro e i sogni (Donzelli), ha unito a questa sua specializzazione la sua passione per il rock e l’amore per il Boss.

Nell’agosto del 1975 Primo Levi scrive a Luciano Foà, uno dei fondatori dell’Adelphi, per proporgli la traduzione di un libro che gli sta molto a cuore: La notte dei Girondini. Scritto da Jacques Presser è apparso in olandese nel 1957. Levi non sa l’olandese, come afferma in un suo racconto (Un “giallo” nel lager), e tuttavia pensa di tradurlo. Come pensa di riuscire a farlo? Un piccolo mistero che forse ora sappiamo svelare. Ma andiamo con ordine. Luciano Foà è la persona che alla fine degli anni Cinquanta ha caldeggiato da Einaudi, in qualità di segretario generale della casa editrice, la ripubblicazione di Se questo è un uomo.

Questo libro sta all’India come il Manifesto del Partito Comunista sta al mondo capitalista. La citazione sul risvolto di copertina è forse un po’ enfatica, ma nel panorama politico-culturale internazionale Annihilation of Caste (L’eliminazione delle caste) di B.R. Ambedkar si è imposto come uno dei casi editoriali del 2014. Nato nel 1891 in una famiglia di Intoccabili e poi convertitosi al buddismo, il dottor Ambedkar fu uno dei pensatori più radicali dell’India moderna, contribuendo nel 1947 alla stesura della Costituzione. Nel 1936 in una conferenza sconfessò Gandhi su un tema cardine della società: il sistema delle caste. Nella nuova edizione critica del libro, da poco uscita negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, a rinforzo delle sue tesi si eleva la voce potente e appassionata della scrittrice Arundhati Roy. 

In libreria la prima guida su “Il Grande Salento” (edizione 2015) pubblicata dalla Glocal Editrice di Lecce, comprendente le due “capitali” di Lecce e Brindisi, divenute un’insostituibile asse logistico per lo sviluppo turistico dell’intera area. Oltre ai Comuni delle due province, la guida comprende, per contiguità turistica, anche quelli della Valle d’Itria, specifico e autonomo patrimonio ambientale, che, oltre a Bari e Taranto, ricade pure nella provincia di Brindisi. La guida, diretta dal giornalista Lino De Matteis, è stata realizzata su progetto grafico dell’Accademia di Belle Arti di Lecce e si apre con le introduzioni dei sindaci di Lecce, Paolo Perrone, e di Brindisi, Mimmo Consales.