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Abbi il coraggio di conoscere

Libri

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La crisi che non ci hanno raccontato

La seconda edizione del libro di Vladimiro Giacché Titanic Europa esce, per i tipi di Aliberti Editore, nel novembre 2012, a dieci mesi di distanza dalla prima. Di lettura scorrevole, il volume è un ottimo testo divulgativo, perfettamente accessibile al lettore colto ma non specialista. Procedendo con ordine, il primo capitolo (Una crisi made in USA) inquadra l’analisi della genesi e dell’evoluzione della crisi nel più ampio contesto delle politiche economiche e monetarie attuate negli anni ’70, ’80 e ’90 – fino ad arrivare alla recessione del 2001 e all’esplosione della bolla immobiliare – offrendo una chiave di lettura convincente e alternativa a quella generalmente proposta, corredata di dati e numeri che spesso vengono sottaciuti.

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Hamilton, economista mistico

E’ un ossimoro: economia e misticismo fanno a pugni. Anche se esiste un fondo di investimenti che si chiama Anima. Anche se Eldar Shafir, professore di psicologia a Princeton, ha scoperto che le nostre scelte in fatto di soldi e di affari sono emotive, tutt’altro che razionali. Se pensate che il misticismo non abbia niente in comune con l’economia non ditelo a Clive Hamilton, 59 anni, che insegna Etica pubblica alla Charles Start University, Australia. O diteglielo, e lui vi convincerà del contrario, spaziando dal racconto dei luoghi sacri agli aborigeni ai discorsi del capotribù dei Piedi Neri, demolendo il mito dell’Illuminismo e del razionalismo.

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James Bond, il nuovo libro

James Bond non solo non muore mai, ma torna addirittura indietro nel tempo. Il celebre personaggio creato da Ian Flemingnel 1953, rivivrà il prossimo anno con un nuovo titolo, che avrà per sfondo i mitici anni Sessanta, tra Woodstock, il Vietnam e lo sbarco sulla luna. Il 2013 è l’anno del sessantesimo compleanno di 007 e la Ian Fleming Foundation ha deciso di affidare allo scrittore britannico William Boyd, noto per romanzi come Aspettando l’alba (Neri Pozza) o Inquietudine (BEAT), la stesura del nuovo capitolo dell’agente segreto più famoso del mondo. Non si conosce ancora il titolo ufficiale del libro, ma sappiamo che uscirà nel prossimo autunno edito dalla Jonathan Cape, la casa editrice che diede i natali al primissimo Casino Royale. Sarà protagonista un tranquillo James Bond quarantacinquenne alle prese con una missione “ordinaria”, senza supercattivi intenzionati a distruggere il mondo con virus letali o armi atomiche. Se la vedrà piuttosto con le inquietudini politiche e sociali della fine degli anni Sessanta. (www.panorama.it)

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Intervista a Lina Wertmuller, regista di buonumore

La biografia inizia in una sera d’inverno del 1827, quando un suo nobile antenato svizzero, il barone Johann Heinrich Werdmuller von Elgg Esapanol von Brauchich, si innamorò di una danseuse d’étoile e per lei sfidò a duello e uccise il suo amante, un principe di sangue tedesco di cui viene taciuto il nome. Costretto a fuggire si rifugiò a Napoli dove, dopo tanta nobiltà, la famiglia si avviò a rapida decadenza. Primo segnale, fu la trasformazione della “d” di Werdmuller in “t” e la perdita di tutti gli appellativi nobiliari che lo portarono a indentificarsi semplicemente con Heinrich Wertmuller. “Devo ringraziare questo mio trisavolo per aver scelto di nascondersi in Italia. Da qual momento inizia una lunga storia che si conclude con la mia nascita a Roma”, dice Arcangela Felice Assunta Job Wertmuller von Elgg Esapanol von Brauchich, ovvero Lina Wertmuller. La regista ottantaquattrenne, ma con l’energia di una sedicenne, ha all’attivo 33 film, 32 sceneggiature, 5 libri. La sua prima volta risale al 1963 con I basilischi, girato in terra pugliese. L’ultimo film è Mannaggia alla miseria del 2009.

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Le città invisibili e immaginarie

Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura. D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. Così Marco Polo si rivolge al sovrano Kublai Kan per raccontargli cosa è rimasto in lui delle 55 città dal nome di donna in cui dice di essersi imbattutto lungo il suo cammino. Invisibili agli occhi degli altri che non le guardano. Aperte a dettagli inconsueti che gli altri non sanno vedere. Siamo tra le meravigliose pagine di Le Città invisibili di Italo Calvino (Mondadori). Senza voler disturbare il maestro Calvino, è curioso come inventare città immaginarie sia stato per più di uno scrittore un viatico per fuggire dal mondo reale, farsi affascinare da realtà nuove o rimandare a posti della vita vissuta ma con un distacco emotivo tutto da capire.

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La rete che lavora

Si chiama La Rete Che Lavora ed è un libro (edito da Egea) scritto da Ivana Pais, sociologa economica dell’Università Cattolica di Milano, studiosa di lavoro e reti sociali. È un contributo importante per comprendere le dinamiche di quell’oggetto ormai quasi intangibile, il lavoro, la cui ricerca e le cui pratiche sempre più passano attraverso la rete – e ritorno, come scrive l’autrice. La premessa cruciale è che in questo libro si parla di rete in senso ampio: c’è il Web, certamente, ma c’è anche e soprattutto la rete come entità organizzativa, in quanto è nella forma della rete che i “nuovi lavoratori” costruiscono le proprie identità lavorative. Su questa linea l’autrice discute e argomenta, attraverso un nutrito numero di esempi, la tesi secondo cui per capire a fondo il lavoro postindustriale sfuggente ed “in frantumi” che caratterizza la contemporaneità è necessario descrivere e raccontare le storie e le esperienze del lavoro che cambia, e quindi sviscerare a fondo le narrative delle nuove forme di lavoro che mettono al centro, appunto, la rete.

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Un inedito Arthur Conan Doyle in versione marinaio

Domenica 4 aprile 1880, un ventenne studente di medicina imbarcato sulla baleniera inglese “Speranza” cade per l’ennesima volta nelle ghiacciate acque dell’Artico. Una volta ripescato, sul suo diario scrive: “Sono caduto nel Mar Glaciale Artico per tre volte oggi, ma per fortuna qualcuno è sempre stato vicino per tirarmi fuori”. Il ragazzo si chiamava Arthur Conan Doyle, e il quaderno manoscritto su cui annotò l’incidente sarà presto pubblicato dalla British Library (ancora non si conosce la data esatta) in formato fac-simile, per non perdere il fascino della calligrafia e delle illustrazioni originali dell’autore. Il padre di Sherlock Holmes annotò su quel quaderno tutta la sua esperienza di viaggio come medico di bordo. Si imbarcò sulla baleniera a soli vent’anni, lasciando alle spalle gli studi di medicina. Descrisse il quotidiano lavoro di assistenza ai marinai feriti e brutali scene di caccia che lo impressionarono molto, come nel resoconto del massacro delle foche.