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Mercati e finanza

#Mercati e finanza

Austerità, guerre monetarie e crisi

Il titolo del Sole 24 Ore di sabato scorso diceva (quasi) tutto quello che c’è da dire sul recente vertice di Bruxelles: “L’Europa vara il bilancio di austerità”. In effetti, la riduzione del bilancio 2014-2020 rispetto a quello 2007-2013 è assai consistente: -3,5%. Ma il dato quantitativo dice ancora poco di quello che sta succedendo. Tra i 40 miliardi di spesa che sono saltati, i settori più sacrificati sono quelli relativi a ricerca e innovazione, formazione e investimenti nelle reti.

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Soros: Fed alzerà i tassi quest’anno, alert Europa

Che prima o poi la Fed dovrà interrompere la maxi iniezione di liquidità operata negli ultimi anni per sostenere – artificialmente – l’economia degli Stati Uniti, lo avevano fatto intendere le stesse minute pubblicate dall’istituto all’inizio dell’anno. Minute che avevano seminato forti preoccupazioni da parte degli investitori, poi rintuzzate dalle rassicurazioni di vari esponenti della Federal Reserve, Ben Bernanke incluso. Ma per l’investitore miliardario George Soros, la festa è finita. A suo avviso, infatti, non solo la Fed interromperà i programmi di quantitative easing fin qui adottati, ma ben presto alzerà anche i tassi. “Nel momento in cui si avranno segnali di ripresa dell’economia, allora i tassi di interesse faranno un grande salto”.

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FMI: “Draghi passi ai fatti, aiuti Spagna e Italia”

Le politiche anti recessione messe in atto dalle autorità europee stanno funzionando, ma lentamente e la fase di adattamento è molto complicata e dura. Per scongiurare il pericolo di contagio dell’area core, la Bce dovrebbe avviare il suo programma OMT di acquisto di titoli di stato dei paesi più fragili. Ha promesso di farlo, ora deve passare ai fatti. Anche perchè l’Europa rischia un periodo prolungato di stagnazione. Lo ha detto il consigliere economico del Fondo Monetario Internazionale, Olivier Blanchard. “E’ importante fare una distinzione tra area core e periferica: i paesi più in difficoltà hanno aggiustamenti molto importanti da fare. Sanno che devono diventare più competitivi.

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Così l’Europa regola le agenzie di rating

Il regolamento approvato dal Parlamento europeo in materia di rating può rappresentare un importante strumento per incidere sui problemi di credibilità del settore. Peggiorandoli. Era difficile riuscire a dare una risposta sbagliata a tutte le principali critiche rivolte alle agenzie, ma il legislatore di Strasburgo è riuscito nella rimarchevole impresa. Vediamo perché. Alle agenzie è stata talvolta rimproverata la mancanza di tempestività: mentre le azioni di questo o quell’emittente andavano a picco e il prezzo dei suoi credit default swap (assicurazioni contro il rischio di insolvenza) saliva alle stelle, i signori del rating guardavano le carte, valutavano il pro e i contro, ritoccavano in misura limitata i propri giudizi, per paura di fornire al mercato un segnale sbagliato (come una bocciatura che avrebbe potuto spingere nel baratro anche imprese relativamente sane).

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L’ispezione del Fondo monetario e la severità sulle banche italiane

Lunedì inizia la missione italiana dei funzionari del Fondo monetario, che a Milano e Roma incontreranno i vertici delle grandi banche e i loro regolatori nell’ambito della valutazione (annuale, ma quinquennale in questo caso) dei profili di stabilità finanziaria nei paesi che ospitano banche sistemiche. Ma non è per nulla una visita di routine quella che sta per iniziare. Ne sortirà, seppur con pubblicazione a metà 2013, un documento destinato a fare rumore nell’ambiente suscettibile dei banchieri. L’istituzione con sede a Washington, non nuova a sparate destabilizzanti, mesi fa ha sentenziato criticamente sugli istituti italiani, colpevoli a suo dire di un livello di copertura dei crediti deteriorati attorno al 40%, e inferiore al 58% delle banche spagnole. Un confronto che non teneva conto delle diverse pratiche contabili (per cui nella normativa italiana entrano nei “deteriorati” anche i crediti ristrutturati, al contrario della Spagna; e armonizzando i criteri la copertura spagnola scenderebbe al 18%).

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Entro il 2030 il mondo sarà totalmente cambiato

Nuove tecnologie, risorse in diminuzione e l’aumento della popolazione nei prossimi 18 anni, altereranno l’equilibrio globale innescando radicali cambiamenti sia economici sia politici senza precedenti nella storia moderna. Lo afferma un rapporto dell’Intelligence degli Stati Uniti, stando a quanto riportato da Bloomberg. Nelle 140 pagine di questo rapporto vi sono analizzati i quattro motivi principali o “megatrend” che trasformeranno, secondo gli analisti, il mondo. Questi sono: la fine del dominio globale degli Stati Uniti, il potere crescente dei singoli individui conto gli Stati, una classe media emergente le cui richieste sfideranno i governi e la crescente domanda di acqua, cibo ed energia. “Siamo in un momento critico nella storia umana, che potrebbe portare a contrasti nel futuro”, scrive nella relazione Christopher Kojm, presidente del National Intelligence Council. A guidare la lista dei “game-changer”, si legge nel rapporto, è la crisi economica globale che è vulnerabile agli shock internazionali che si muovono in modo significativo a diverse velocità.

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Segnali di nuovi rischi di crisi sistemica

L’ultimo “Economic Outlook” dell’Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza Economica (Ocse) di Parigi contiene un monito forte sull’andamento dell’economia mondiale. Ci dice che “il rischio di una nuova rilevante contrazione non può essere escluso”. Esso sarebbe accompagnato da un ulteriore deterioramento del mercato del lavoro, soprattutto nell’eurozona, e dai pesanti effetti recessivi causati dalle dure politiche fiscali e di bilancio in corso. Secondo l’Ocse le cause di tale prospettiva sarebbero soprattutto la crisi della zona euro ed il rallentamento della ripresa negli Usa e quella del trend delle cosiddette economie emergenti. Secondo noi, queste situazioni sono gli effetti e non le cause del peggioramento in atto. Certo deve essere molto difficile per gli analisti dell’Ocse, alcuni di grande e comprovata competenza come il capo economista e vice direttore generale, Pier Carlo Padoan, cercare di analizzare la situazione sapendo che i membri più importanti dell’Ocse, a cominciare dagli Stati Uniti, non hanno fatto quando dovuto per risolvere alla base i nodi della crisi finanziaria ed economica globale.

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Mario Draghi è davvero l’uomo dell’anno?

Il Financial Times ne è convinto, Mario Draghi deve essere considerato l’uomo dell’anno per tutto quello che ha fatto per salvare l’euro: quali sono i reali meriti del numero uno della Banca Centrale Europea? Il giornale economico britannico è stato indirizzato nel suo voto da due frasi pronunciate in due momenti differenti dall’ex governatore di Bankitalia. In particolare, hanno lasciato il segno il suo “la Bce è pronta a tutto pur di preservare l’euro” e “quello che penso è che i mercati dovrebbero conoscere la nostra posizione”. Secondo il Financial Times, infatti, l’impatto di simili parole è stato immediato e durevole. Il ruolo centrale di Draghi nella crisi dell’eurozona, inoltre, è stata la storia più’ interessante di tutto il 2012. Il quotidiano ha poi ripercorso tutti i passaggi che l’hanno condotto fino all’Eurotower di Francoforte, sottolineando le preoccupazioni, ma anche la determinazione nell’agire. Grandi meriti, poi, sono stati assegnati alle cosiddette Omt: si tratta delle Outright Monetary Transactions, letteralmente le transazioni monetarie dirette, un programma che ha consentito alla Bce di acquistare una quantità illimitata di titoli di Stato con scadenze inferiori ai tre anni.

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Gruppi d’acquisto e social buying

Sfidare la crisi e risparmiare senza rinunciare alla qualità? E’ possibile con il social shopping, detto anche social buying che, grazie a tutta una serie di offerte con prezzi ribassati (detti deal, ossia “affari”), permette di fare acquisti  con sconti fino all’80%. Dodici mesi di palestra alla “modica” cifra di 200 euro, cene per due con degustazioni al 70% in meno, una batteria di pentole in ceramica con un prezzo praticamente uguale a quello di fabbrica e, ancora, viaggi all’estero con hotel e aereo compreso a prezzi che di solito è difficile trovare, un iPad a 100 euro in meno di quanto lo si trovi nei negozi: sono solo alcune delle tante promozioni che offrono i siti di social shopping  (come Groupon, Groupalia, Let’s bonus, Glamoo, Prezzo Felice, solo per citarne alcuni). Come funziona? Basta andare sui vari siti e cercare quello che più interessa o registrarsi – e così risparmiare tempo – per ricevere le varie offerte via posta elettronica con una frequenza che di solito è giornaliera. Al momento della registrazione si possono anche indicare le proprie preferenze sia sulle promozioni che si desidera ricevere che soprattutto sulla città o sulle città di interesse.

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Italia, come gestire la “patrimonialina” del 2013

Secondo le recenti normative fiscali i conti deposito nel 2013 saranno gravati di una imposta di bollo proporzionale dello 0.15% sul capitale depositato, mentre sui conti correnti è dovuta la consueta imposta di bollo pari a 34.2 euro. Questo ha convinto diverse banche a proporre conti correnti ad alto rendimento, analoghi ai conti deposito, ma sui quali non è dovuta l’imposta di bollo proporzionale. Proprio in questi giorni Deutsche Bank sta promuovendo con grande intensità il Conto db Conto Premio, cioè un vero è proprio conto corrente con tutti i servizi accessori ad esso collegati, ma che remunera le giacenze con un rendimento crescente, in funzione del tempo di mantenimento della liquidità. Il premio massimo riconosciuto è del 4% lordo annuo, a fronte di un immobilizzo delle somme per 12 mesi. Il cliente può fare richiesta del Premio compilando un opportuno modulo di “Richiesta di Sottoscrizione/Adesione Premio” all’interno del quale viene indicato la durata di immobilizzo delle somme, il corrispondente tasso di interesse riconosciuto dalla banca e l’importo oggetto del premio.