Il festival di Woodstock è rimasto per decenni in bilico tra racconti leggendari e cinema. E forse sarà l’homevideo a fare giustizia definitiva regalando a tutti i protagonisti il loro giusto posto nella storia: il 28 agosto uscirà in versione blu-ray Woodstock: 3 giorni di pace e musica, con dentro il film originale e oltre tre ore di contenuti extra, tra cui tutte le performance filmate e non inserite nel primo montaggio. Tutto materiale uscito sotto varie forme e ora riunito. Le immagini girate da Michael Wadleigh (della cui troupe faceva parte anche un giovane Martin Scorsese), premio Oscar nel 1971 come miglior documentario, hanno consegnato alla storia l’evento, dando un volto e un suono a quei racconti.

Molti, quando discettano di internet, di tecnologie digitali e soprattutto di tecnologie di pubblicazione, parlano, già da qualche tempo, di “democratizzazione”. Alcuni lo fanno senza davvero pensarci, senza attribuire alcun valore qualitativo a tale termine, utilizzandolo solo nella sua portata quantitativa: la democratizzazione del digitale consisterebbe allora solo nell’allargamento a un pubblico sempre più vasto dell’accesso a certe conoscenze e certi strumenti. Altri, più gonfi di entusiasmo, lo utilizzano invece quasi fosse un sinonimo di “giustizia”: finalmente – essi paiono intendere – tutti possiamo diventare padroni del nostro destino e riprenderci ciò che ci era stato tolto: il diritto a dire un po’ quel che ci pare. La metafora politica con cui si vuole esprimere la progressiva integrazione delle tecnologie digitali nelle nostre esistenze non mi ha mai veramente convinto: che democrazia sarebbe quella dove chiunque può dar fiato ai propri umori senza un principio di responsabilità, senza il rispetto di regole condivise, senza delle garanzie che escludano ed eventualmente sanzionino le prevaricazioni?

Nel giugno del 2005 Steve Jobs fu invitato dall’Università di Stanford per la cerimonia di consegna dei diplomi. Guru informatico e del design, il fondatore di Apple non aveva mai ricevuto alcun diploma nel corso della sua carriera. Intrattenne gli studenti con un discorso imperniato su tre storie della sua vita. La sua performance, che si concludeva con il celebre invito, “Stay hungry, stay foolish”, era un esempio perfetto di storytelling, stile introdotto dieci anni prima nel settore management dell’industria americana. Ben prima di lui un presidente americano, Ronald Reagan, aveva sperimentato con successo la medesima tecnica. Secondo James Carville e Paul Begala l’ex attore hollywoodiano è stato il più grande raccontatore della storia politica degli ultimi cinquant’anni, anche se la maggior parte delle sue storie, dicono i due autori, erano false.

Non so se è un bene che i brani migliori di High Hopes, il più recente album di Bruce Springsteen, siano i già conosciuti “American Skin (41 Shots)” e “The Ghost of Tom Joad”. Non so nemmeno se sia un male. Entrambe le canzoni sono splendidamente trasformate da un vigoroso arrangiamento, da Tom Morello e dalla sua chitarra hendrixiana. Non sono la “versione definitiva”, che a una canzone è meglio non chiedere mai, ma fanno l’effetto di un pugile che grazie al sorso di un intruglio davvero potente si solleva dal tappeto e sferra un pugno che decide l’incontro. Ma è un intruglio che rimane strettamente “legale”. Niente steroidi in Bruce, è tutta energia biologica. E anche questo può essere un bene, oppure no.

Mie care gemelline Ines e Irene, auguro anche a voi di crescere con la musica, felicemente come il vostro papà. La musica è fondamentale per ogni essere umano e non si può vivere senza: un filosofo tedesco, Friedrich Nietzsche, si spinse fino a scrivere che l’esistenza, privata della musica, sarebbe un errore. È un linguaggio dell’anima che arriva dritto al cuore delle persone e ci circonda in ogni luogo e in ogni tempo.

A farmi conoscere Enzo Jannacci, cinquant’anni fa, sono stati mio padre e mia madre, entusiasti dello spettacolo Milanin Milanon, andato in scena al Teatro Gerolamo nel 1962 per la regia di Filippo Crivelli. Il disco d’esordio, La Milano di Enzo Jannacci, con la sua copertina rosso-nera, girava in continuazione sul giradischi di famiglia. Quelle canzoni così lontane dalla moda corrente (Beatles, Rolling Stones), così fuori tempo e così vive, i miei fratelli e io le ripetevamo a memoria, come tante preghiere.

Si intitola Sun, come il sole di quella Sicilia, crocevia di scambi e di culture, che riscalda il cuore di chi questa terra la vive o l’ha vissuta anche una volta sola, portando con se i suoi suoni, i colori ed i sapori. Stiamo parlando del nuovo album del crooner catanese Mario Biondi, un disco solare, caldo come la sua voce inconfondibile, un viaggio tra sonorità soul e funky durato quasi due anni tra Milano, Los Angeles, New York e Londra.

Il vecchio leone canadese non è ancora pronto per la pensione. Per fortuna! Al pari di altri grandi rocker che viaggiano trai 60 ed i 71 anni (Bob Dylan, Bruce Springsteen, i Rolling Stones, Paul McCartney) anche Neil Young ha ancora molto da dire e da fare. Negli ultimi cinque anni Young non solo ha pubblicato cinque dischi, di cui almeno tre, compreso questo, di ottima fattura, ma si è anche cimentato come autore della sua biografia, che in Italia sarà pubblicata questo gennaio dalla Feltrinelli, sia nella creazione di un nuovo lettore musicale ad alta definizione, quindi è un “dinosauro” a indicarci la strada delle nuove tecnologie per la fruizione del rock!

L’incontro tra I Pink Floyd e il regista di Zabriskie Point, Michelangelo Antonioni. Il testo qui sotto, tratto da Pink Floyd. Storie e segreti (Giunti) ricostruisce la vera storia della collaborazione tra il regista italiano e la band inglese chiamata a comporre le musiche del capolavoro di Antonioni. Autori del volume sono The Lunatics: Nino Gatti, Stefano Girolami, Danilo Steffanina, Stefano Tarquini e Riccardo Verani. Il capito relativo a Zabriskie Point è stato redatto anche grazie alla ricerca e alla supervisione dell’esperto Walter Romanus Donati, studioso romano da anni impegnato nella ricostruzione storica della vicenda Zabriskie Point.  Buona lettura!