I come Innovare. “Stay hungry, stay foolish”, recita la famosa frase di Jobs. Sii affamato, percorri in libertà strade nuove, anche quando agli altri potrebbero sembrare insensate. È potente l’invito di Jobs a spostare oltre il limite, che come diceva Welch, storico Ceo della GE, nessuna scuola insegna a fare. Creare qualche cosa dal nulla o cambiare qualche cosa che già esiste: dove sta l’innovazione? Creare è partire dal nulla? Innovare è partire da un qualche cosa?

È uno degli elementi chiave dei mitocondri (le centrali energetiche delle cellule) di quasi tutte le forme di vita della Terra, eppure fino a oggi si sapeva ben poco della sua struttura e del suo meccanismo d’azione. Parliamo della nicotinammide nucleotide transidrogenasi (Th), un enzima antichissimo (sul piano evolutivo), che un nuovo studio del The Scripps Research Institute (Tsri), apparso su Science, ha analizzato oggi per la prima volta con una precisione che raggiunge la struttura atomica, aiutando a chiarire diversi misteri sul ruolo svolto dalla molecola nell’attività delle cellule.

A volte la fine può trasformarsi nell’inizio di un altro, nuovo processo. E questo vale specialmente nell’economia.
Benvenuti alle porte dell’era della prossima rivoluzione industriale che avrà una caratteristica particolare: sarà circolare. Ormai da tempo si sente parlare di sharing economy, l’economia della condivisione che sostituisce il concetto di proprietà. E che in futuro potrebbe evolversi in quella che è già stata ribattezzata circular economy.La differenza è che in questo caso al centro di tutto non ci sono beni e servizi, ma prodotti industriali e manifatturieri. Il principio di base dell’economia circolare è la possibilità, pressocché infinita, di rimettere in circuito il ‘già utilizzato’.

L’atlante di Demos dedicato al rapporto fra “Gli italiani e l’informazione”, giunto all’VIII edizione, descrive l’affermarsi di un sistema “ibrido” (per citare una nota definizione di Andrew Chadwick). Dove il ricorso ai new media non esclude i media tradizionali. Ma si traduce in nuove e diverse forme di integrazione. D’altronde, ormai metà dei cittadini si informa ogni giorno attraverso Internet. Il doppio rispetto al 2007 e quasi 10 punti in più di due anni fa. Nell’ultimo anno, invece, la crescita è stata più limitata: 2 punti. Solo la televisione, ormai, supera  –  ancora largamente  –  la Rete, come canale di informazione “quotidiana”. Ma la distanza fra la tv e la Rete, dal 2007, si è dimezzata da (circa) 60 ai 30 punti attuali.

Il cervello come i social network: analizzando le reti neurali allo stesso modo di quelle social i ricercatori guidati da Micaela Chan dell’Università del Texas a Dallas hanno individuato i punti deboli della rete di neuroni responsabile della memoria. La scoperta è stata pubblicata sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas). “Le reti cerebrali – ha spiegato Gagan Wig, uno degli autori del lavoro – consistono in gruppi di nodi altamente interattivi, non molto diversi dai social network”.  I neuroni sono infatti sempre “connessi” ad altri neuroni formando delle vere e proprie reti di neuroni, ognuna con una specifica funzione, e sotto reti che permettono il dialogo tra le varie reti.

Il Bosone di Higgs – altrimenti conosciuto come “particella di Dio” – può avere il potenziale per distruggere l’universo. L’avvertimento è dell’astrofisico inglese Stephen Hawking, che lo scrive nella prefazione del libro Starmus, 50 Years of Man in Space, una raccolta di conferenze tenute da scienziati e astronomi, tra cui gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin. Secondo il celebre fisico, a livelli di energia molto elevati, il bosone potrebbe improvvisamente diventare instabile, causando un “catastrofico decadimento del vuoto” tale da far collassare il tempo e lo spazio, e non ci accorgeremmo nemmeno che sta succedendo.

L’italiano, si dice, è la lingua della musica. Ma è lecito domandarsi cosa la renda così adatta alla poesia e al canto. Nel 1525, nelle Prose nelle quali si ragiona della volgar lingua, Pietro Bembo ritiene che “due parti sono quelle che fanno bella ogni scrittura, la gravità e la piacevolezza; e le cose poi che empiono e compiono queste due parti, son tre: il suono, il numero, la variazione”. Le parole sdrucciole o tronche potrebbero salvarci dalla ripetizione ritmica. Le prime sono particolarmente leggere, le seconde sono gravi e forti. Come insegna Bembo, sdrucciole e tronche vanno usate con parsimonia: “Che sí come le medicine, quantunque elle veneno siano, pure, a tempo e con misura date, giovano, dove, altramente prese, nuocono e spesso uccidono altrui”.

Una nuova mappa dell’Universo, e un nuovo indirizzo per casa nostra. Da oggi, infatti, la Via Lattea (e quindi anche il Sistema solare, la Terra e tutti noi) si trova nel supercluster di galassie chiamato Laniakea: uno dei “quartieri” disegnati dagli astronomi secondo una nuova mappatura dello spazio che ridefinisce il livello intermedio tra singola galassia e intero Universo. Non si tratta solo di una questione di toponomastica, spiega la rivista “Nature”, che alla mappa dedica la copertina di questa settimana, ma di una nuova visione dell’astronomia che ha già permesso di risolvere un paio di questioni chiave sulla nostra posizione nello spazio.

Siamo soli nell’Universo? Alzi la mano chi non se l’è chiesto almeno una volta nella vita. Una domanda importante, che secondo gli scienziati della NASA potrebbe presto avere una risposta. La ricerca di vita su altri pianeti ha infatti costituito il tema centrale di un incontro organizzato lunedì scorso a Washington, nel quartier generale dell’agenzia spaziale americana. L’incontro ha visto la partecipazione di un panel di esperti di cui fa parte anche Charles Bolden, ex astronauta e attuale amministratore della NASA. Alla luce delle nuove scoperte dei telescopi a terra e nello spazio, gli scienziati credono di essere molto vicini a scoprire le prove della vita extraterrestre.