Della sua ascesa e dei suoi traguardi hanno parlato tutti. Pochi, invece, si sono espressi in merito a un suo eventuale declino. Che, secondo alcuni, sarebbe già iniziato: Facebook, il social network più grande e importante della rete, potrebbe aver raggiunto il cosiddetto breakpoint – il punto in cui la crescita si interrompe – e dovrebbe iniziare a occuparsi di cosa succederà dopo. Prendendo magari spunto dai sistemi biologici cui sono ispirate le reti complesse artificiali.

Il cervello, per esempio, cresce oltre misura nei primi anni di vita, poi raggiunge il breakpoint e inizia a restringersi, come spiega Jeff Stibel su Wired.com: “Ed è grazie a questo meccanismo che, da adulti, diventiamo intelligenti. Senza questo processo di costruzione decostruzione, non potremmo mai diventarlo”. E internet, la più grande rivoluzione tecnologica del ventesimo secolo, dovrebbe seguire quest’esempio. Già in passato parecchi social network e aziende basate sulla rete hanno subito questo ciclo di ascesa e declino: pensiamo a Friendster e MySpace, tanto per citarne qualcuna. Che, dopo un iniziale periodo di guadagni folli, sono più o meno finite nel dimenticatoio.

Per Facebook il discorso è leggermente diverso. Perché è una rete di reti, il che lo rende un sistema più efficiente dei suoi predecessori. Eppure potrebbe essere proprio il numero eccessivo di utenti e sotto-reti a creare qualche problema a Menlo Park: il social network è già ben oltre il numero di connessioni (noto come numero di Dunbar) che il cervello umano è in grado di gestire: l’utente medio ha 262 amici, decisamente troppi da seguire. È ovvio che tutto ciò vada a detrimento della  user experience. Per arginare il fenomeno, Facebook ha provato in molti modi a restringere la crescita illimitata della propria rete, rendendo facile disattivare le notifiche e cercando nuovi algoritmi in grado di rimuovere quelle meno interessanti e pertinenti.

Ma il pericolo di un’implosione, secondo alcuni analisti, è dietro l’angolo. A meno di non fare una pulizia radicale. E anche in questo caso è illuminante l’analogia con il cervello. Dopo aver raggiunto il breakpoint, il cervello filtra le informazioni estranee attraverso il suicidio cellulare, un processo in cui i neuroni, letteralmente, si uccidono per il bene dell’intera rete. L’organo rimuove i collegamenti inutili e approfondisce le connessioni più importanti. Il social network dovrebbe prendere esempio da questo meccanismo biologico per fare una pulizia radicale.

Un’altra strada è il  mobile: una rete più nuova e più agile, che sta avendo sulla rete lo stesso grande impatto che ebbero, a suo tempo, i primi motori di ricerca. A dimostrarlo sono i numeri: nel 2012 gli utenti di Facebook hanno passato in media sette ore al mese sulla versione mobile – per forza di cose più scarna essenziale – e sei ore su quella desktop. Offire un numero ridotto di contenuti, facendo in modo che siano più essenziali e pertinenti, sembra dunque essere la strada giusta. Resta da capire se il social network ha intenzione di seguirla. (Sandro Iannaccone – www.wired.it)

> Condividi articolo: