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		<title>Montagna: “Alleanza con il Pdl, Gervasi incoerente cala la maschera”</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 10:40:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele G. Masciullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli - Rassegna stampa locale "Il Paese Nuovo"]]></category>

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		<description><![CDATA[“Alleanza liste civiche e accordo col Pdl, Gervasi cala la maschera”. Netta la replica di Cosimo Montagna, candidato alla poltrona di primo cittadino per il centrosinistra, alle dichiarazioni del suo avversario nel turno di ballottaggio di domenica e lunedì prossimi. “Dopo il primo turno – spiega Montagna &#8211; mi sono rivolto, con serenità, alle energie positive [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft  wp-image-2003" style="border: 1px solid black;;  float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;" src="http://www.danielemasciullo.com/wp-content/uploads/2012/03/cosimo-montagna2-146x150.jpg" alt="" width="117" height="120" />“Alleanza liste civiche e accordo col Pdl, Gervasi cala la maschera”. Netta la replica di Cosimo Montagna, candidato alla poltrona di primo cittadino per il centrosinistra, alle dichiarazioni del suo avversario nel turno di ballottaggio di domenica e lunedì prossimi. “Dopo il primo turno – spiega Montagna &#8211; mi sono rivolto, con serenità, alle energie positive e a tutte le forze politiche di questa Città, convinto che, in una fase come questa,e dopo anni difficili, vi sia bisogno di stabilità e di un Sindaco che sia di riferimento per tutti i galatinesi. Sono stato accusato, senza ragione alcuna, di stringere accordi ‘sotto e sopra’ il banco, con diverse forze politiche, ma la realtà dei fatti, sotto gli occhi di tutti, è che non ho stretto alcun apparentamento con le forze rimaste fuori dal ballottaggio. Chi deciderà di sostenermi lo farà perché crederà nel mio progetto politico, o perché lo riterrà più utile alla città, rispetto a quello avanzato dal mio competitore”.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo slogan “100% liberi dai partiti” utilizzato in campagna elettorale dallo schieramento opposto guidato da Carlo Carmine Gervasi, il candidato della coalizione di centrosinistra replica sottolineando, invece, “una incoerenza di fondo, oramai sotto gli occhi di tutta la comunità cittadina. Dopo settimane passate a sbandierare una presunta libertà dai partiti e un’assenza di condizionamento rispetto ai suoi referenti provinciali e regionali – aggiunge Cosimo Montagna &#8211; il candidato Gervasi ha pensato bene di incassare un sostegno ufficiale da un partito politico, il Popolo delle Libertà, per di più attraverso un comunicato stampa del suo responsabile provinciale, Antonio Gabellone. Comunicato seguito da altri, leggermente diversi nella forma ma non nella sostanza, probabilmente imposti da alcuni ‘partner’ della coalizione che, ancora una volta, si conferma eterogenea e soggetta a pesanti ‘fibrillazioni’. Lascio al giudizio maturo dei miei concittadini tale evidente forma di schizofrenia politica, che conferma l’estrema fumosità di un progetto che, con le parole, descrive un nuovo modo di fare politica, ma che, con i fatti, dimostra di essere ancora incatenato alle sue vecchie logiche”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Dal mio punto di vista – conclude il candidato del centrosinistra &#8211; ho cercato in queste settimane di illustrare i punti del mio progetto politico, parlandovi delle difficoltà e delle opportunità, delle tante cose da valorizzare e delle altrettanto numerose cose che dovranno cambiare. L’ho fatto senza mitizzazioni e con coerenza, e, soprattutto, con la stessa convinzione e con gli stessi interpreti che, dal primo giorno di campagna elettorale, fino all’ultimo, mi hanno accompagnato. Ho confidato e confido, tuttora, nella condivisione di questo progetto da parte dei cittadini di Galatina, convinto che, insieme, questa Città possa davvero rinascere”. <em>(Daniele G. Masciullo &#8211; Il Paese Nuovo 19.05.12)</em></p>
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		<title>Gervasi: “Al ballottaggio soli. Nessun accordo con il Pdl”</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 10:39:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele G. Masciullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli - Rassegna stampa locale "Il Paese Nuovo"]]></category>

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		<description><![CDATA[Si accende la campagna elettorale. Il centrosinistra, con il suo candidato sindaco Cosimo Montagna, ela Casadelle civiche, con Carlo Carmine Gervasi, si preparano ad affrontare il prossimo turno di ballottaggio non senza qualche polemica e precisazioni. Nelle scorse ore, il coordinatore provinciale del Popolo delle Libertà, Antonio Gabellone, avevano ufficialmente preso posizione per l’appoggio esterno al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft  wp-image-2023" style="border: 1px solid black;;  float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;" src="http://www.danielemasciullo.com/wp-content/uploads/2012/03/carlo-gervasi2-109x150.jpg" alt="" width="87" height="120" />Si accende la campagna elettorale. Il centrosinistra, con il suo candidato sindaco Cosimo Montagna, ela Casadelle civiche, con Carlo Carmine Gervasi, si preparano ad affrontare il prossimo turno di ballottaggio non senza qualche polemica e precisazioni. Nelle scorse ore, il coordinatore provinciale del Popolo delle Libertà, Antonio Gabellone, avevano ufficialmente preso posizione per l’appoggio esterno al turno di ballottaggio per uno dei candidati. ”Raccogliamo positivamente l&#8217;apertura di Carlo Gervasi al popolo del centrodestra e del Pdl in particolare – aveva detto Gabellone &#8211; l&#8217;elettorato ci ha voluto minoranza a Galatina e svolgeremo sino in fondo questo ruolo, ponendoci in maniera positiva e costruttiva per il bene della comunità. E&#8217; evidente che l&#8217;apertura e l&#8217;invito al popolo del centrodestra e del Pdl sarà valutato con grande attenzione dal nostro elettorato”. Arriva a stretto giro la risposta del candidato sindaco della Casa delle civiche, Carlo Carmine Gervasi, sostenuto da GalatinaAltra, Nova Polis, Galatina in Movimento, Lista Gervasi, Movimento per il Rione Italia e per Galatina, Lista Socialdemocrazia con Gervasi.</p>
<p style="text-align: justify;">“La risposta apprezzabile e attenta del coordinatore del Pdl, Antonio Gabellone, sull&#8217;apertura di Carlo Gervasi all&#8217;elettorato del centro sinistra, del centrodestra e ai cittadini tutti, non può dare adito a fraintendimenti ed illazioni di natura elettoralistica – dichiara il candidato sindaco &#8211; vogliamo tranquillizzare il nostro elettorato sul fatto che, in alcun modo, si siano stabiliti accordi di tipo politico con espressioni partitiche e che la disponibilità manifestata dal presidente Gabellone è da intendersi come una presa d&#8217;atto del successo del progetto delle liste civiche. Presa d&#8217;atto – aggiunge Gervasi &#8211; che rappresenta, in termini di opportunità politica, l&#8217;unico strumento che resta all&#8217;elettorato per opporsi alla vittoria della coalizione di Montagna, rafforzata dalla presenza dei socialisti di Spoti e dell&#8217;Udc di Pasqualina Villani. Ribadiamo, in modo sereno e trasparente, l&#8217;assoluta autonomia del progetto, ritenendo che, in ogni caso, il risultato elettorale sarà figlio del libero voto dei cittadini. In alcun modo – conclude l’esponente della Casa delle civiche &#8211; siamo disposti a riconoscere ‘padri nobili’ in caso di vittoria della competizione amministrativa”. <em>(Daniele G. Masciullo &#8211; Il Paese Nuovo 19.05.12)</em></p>
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		<title>Galatina: Udc, si sfascia la coalizione</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 08:15:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele G. Masciullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli - Rassegna stampa locale "Il Paese Nuovo"]]></category>

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		<description><![CDATA[Si avvicina il turno di ballottaggio per l’elezione del primo cittadino di Galatina. E, mentre il candidato del centrosinistra, Cosimo Montagna, e quello della Casa delle civiche, Carlo Carmine Gervasi, si contendono la poltrona di Palazzo Orsini, le altre forze politiche, quelle uscite sconfitte dalla sfida elettorale, continuano il loro dibattito interno. Nelle ore successive agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2103" style="border-image: initial; border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid;;  float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;" src="http://www.danielemasciullo.com/wp-content/uploads/2012/01/pierantonio-de-matteis3-97x150.jpg" alt="" width="97" height="150" />Si avvicina il turno di ballottaggio per l’elezione del primo cittadino di Galatina. E, mentre il candidato del centrosinistra, Cosimo Montagna, e quello della Casa delle civiche, Carlo Carmine Gervasi, si contendono la poltrona di Palazzo Orsini, le altre forze politiche, quelle uscite sconfitte dalla sfida elettorale, continuano il loro dibattito interno. Nelle ore successive agli esiti del primo turno, Futuro e Libertà per l’Italia, per voce del suo coordinatore cittadino, aveva analizzato il voto e deciso di ripartire dal confronto tra gli iscritti, al fine di delineare la strategia politica per il futuro. “Dopo il turno di ballottaggio – ha spiegato il responsabile del circolo galatinese di Fli, Pierantonio De Matteis &#8211; verrà convocata un’assemblea degli iscritti, alla presenza del presidente provinciale Paolo Pellegrino, per fare un’attenta analisi del voto e alla quale mi presenterò dimissionario dal ruolo di coordinatore cittadino di Futuro e Libertà. Sarà quello il momento per tracciare le linee guida del nostro partito per i prossimi mesi e per eleggere il gruppo dirigente più adatto a metterle in atto da qui alle prossime elezioni”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, a distanza di pochi giorni dal secondo turno elettorale, Futuro e Libertà per l’Italia, insieme a altre due liste, Io Sud e Città Migliore, che hanno composto la coalizione a sostegno dell’ex sindaco Giancarlo Coluccia, confermano la “rottura” dell’intesa sin qui sottoscritta con il partito Unione di Centro. “Le trattative messe in atto dall&#8217;Udc per questo turno di ballottaggio, come recentemente confermate dalle dichiarazioni del commissario cittadino Salvatore Negro – si legge nella nota congiunta diffusa dalle tre liste – sanciscono, di fatto, la fine della nostra coalizione. Il privilegiare logiche provinciali e interessi di parte è un modo vecchio e superato di intendere la politica, modo che noi abbiamo rifiutato perché crediamo nella territorialità delle decisioni e nel gioco di squadra. Al tempo stesso – aggiungono Futuro e Libertà per l’Italia, Io Sud e Citta Migliore &#8211; riteniamo vecchia politica quella secondo cui un partito, non ammesso al ballottaggio, dovrebbe dare un&#8217;indicazione di voto al proprio elettorato, mentre, al contrario, consideriamo gli elettori abbastanza maturi da scegliere con la propria testa, con le proprie sensibilità e alla luce dei propri convincimenti il comportamento da tenere domenica e lunedì nel prossimo turno di ballottaggio”. <em>(Daniele G. Masciullo &#8211; Il Paese Nuovo 17.05.12)</em></p>
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		<title>Ecco come gli Usa devono ripensare le relazioni con la Cina</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 22:16:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele G. Masciullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il dramma recente scoppiato a Pechino sulla saga del dissidente Chen Guangcheng, mostra due delle caratteristiche più importanti della Cina di oggi e del suo sistema politico. La prima, che nonostante il successo economico della Cina e la crescita nell&#8217;influenza regionale, la leadership del partito comunista cinese è profondamente instabile. La seconda, che la popolazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2790" style="border-image: initial; border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid;;  float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;" src="http://www.danielemasciullo.com/wp-content/uploads/2012/05/jon-huntsman-150x112.jpg" alt="" width="150" height="112" />Il dramma recente scoppiato a Pechino sulla saga del dissidente Chen Guangcheng, mostra due delle caratteristiche più importanti della Cina di oggi e del suo sistema politico. La prima, che nonostante il successo economico della Cina e la crescita nell&#8217;influenza regionale, la leadership del partito comunista cinese è profondamente instabile. La seconda, che la popolazione cinese sta richiedendo sempre di più una società più trasparente e leale. L&#8217;insicurezza del partito comunista cinese è stata amplificata dal 18esimo congresso del partito, una transizione senza precedenti della sua leadership, che avrà luogo questo Autunno in uno sfondo di scandali politici locali, tumulti sociali, incertezze sul modello di crescita cinese, e tensioni crescenti con gli Stati Uniti. Il partito teme che la liberalizzazione scatenerebbe forze centrifughe tali da minacciare la sua autorità. Ciononostante persone come Chen, l&#8217;artista e dissidente Ai Wei Wei, il vincitore del premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, ora imprigionato in Cina, e molti altri, mettono alla luce il potenziale cinese qualora la Cina decidesse infine di liberare il talento della sua popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel disegnare un approccio che ambisca a funzionare nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina, dobbiamo comprendere la Cina e tutte le sue complessità – senza scadere nell’iperbole o nelle vane speranze. Affermare che la relazione sino-statunitense sia oggi tra le più importanti al mondo, non è una dichiarare che la Cina si ponga al di sopra dei nostri alleati nella nostra lista delle priorità, né tantomeno comporta alcuna aspirazione a una gestione per così dire “G2” dei problemi globali. Piuttosto, è riconoscere qual è la posta in gioco.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è nessun altra relazione nel mondo che, se condotta nel modo sbagliato, sia foriera di maggiori conseguenze negative per gli Stati Uniti, per la regione dell&#8217;Asia Pacifica, e per il mondo in generale. Al contrario, una saggia gestione di questa relazione renderà noi e i nostri alleati più sicuri, più ricchi e più sicuri della stabilità globale nel futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Le speranze maggiori per una prolungata collaborazione bilaterale arriverà dall&#8217;identificazione strategica d’interessi comuni con un punto di partenza di valori condivisi. Sfortunamente, nella Cina di oggi quei valori che condividiamo si trovano principalmente tra persone come Chen, e non nel partito comunista o nel governo.</p>
<p style="text-align: justify;">La politica dell&#8217;America verso la Cina dovrebbe poggiarsi  alcuni pilastri.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Stati Uniti dovrebbero trattare con la Cina da una posizione di forza. Significa tenere in ordine le nostre economie domestiche intraprendendo difficili riforme strutturali. La Cina intraprenderà tutte le interazioni con gli Stati Uniti dapprima valutando le relative forze e la capacità d’influenza su di noi. Se rimaniamo nel nostro percorso attuale di irresponsabilità fiscale, di norme che soffocano l&#8217;innovazione e di paralisi politica, quel che possiamo aspettarci è una sempre maggiore assertività cinese e una politica estera cinese dai tratti avventuristi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’economia e il commercio devono guidare la nostra politica estera e la strategia per l&#8217;Asia. I leader cinesi hanno dimostrato di volere che il commercio sia la linfa vitale dei loro legami nella regione. Oggi Bejing è il principale partner commerciale dei nostri alleati nella regione. Considerate le proporzioni del mercato cinese, dovremmo prendere in serio scrutinio gli effetti secondari di queste relazioni cambiando la struttura degli incentivi nell&#8217;area. Washington deve ritornare in gioco con robuste liberalizzazioni del commercio. Oltre agli accordi tra i partner trans-pacifici, dovremmo perseguire liberi accordi commerciali con Giappone, Taiwan e India, e permettere alle imprese americane di entrare in Birmania.</p>
<p style="text-align: justify;">Dovremmo rinnovare i nostri legami con gli alleati-chiave, concentrandoci su sforzi congiunti che ci proteggano da alcune delle più difficili eventualità che potremmo affrontare nella regione da parte di una Cina più aggressiva attraverso il braccio armato dell’Armata di Liberazione Popolare, l’esercito cinese. C&#8217;è un vasto potenziale per una collaborazione mirata a risolvere i problemi tra Paesi che condividono i nostri valori, e questo approccio “d’immedesimazione” mostrerebbe a Pechino i benefici [derivanti] dall&#8217;essere in buoni rapporti con gli Stati Uniti. Possiamo comunicare con chiarezza ai nostri alleati attraverso le nostre azioni che gli Stati Uniti saranno in grado di proiettare potere nella regione nonostante l&#8217;opposizione cinese.</p>
<p style="text-align: justify;">I valori contano. Abbiamo un&#8217;opportunità di modellare i risultati vivendo dei nostri ideali e dimostrando che siamo degni dell&#8217;ammirazione e dell&#8217;emulazione della regione. Questo approccio non solo sarebbe coerente con le aspirazioni di molti in Cina, ma lascerebbe anche la porta aperta per una vera relazione forte sino-statunitense, fondata su valori condivisi – qualora i leader del partito comunista cinese dovessero infine abbracciare le riforme liberali.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre i nostri leader nazionali debbano tentare di coprire il divario comunicativo nel breve periodo, sarà in definitiva le relazioni commerciali quotidiane tra i nostri due paesi, e le interazioni culturali e sociali che trasformeranno i nostri legami bilaterali. Credo che i nostri popoli siano più simili che diversi, penso che non sia azzardato immaginare una Cina futura in cui quelli come Chen Guangcheng siano celebrati tanto dalla popolazione che dal governo cinese, piuttosto che perseguitati. Nel frattempo, dovremo attirare in modo creativo gruppi di persone al di là delle mere relazioni con il governo di Pechino, e permettere il fiorire di una moltitudine di relazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo lavorare con la Cina su interessi condivisi, ma allo stesso tempo rimanere vigili alla natura inevitabilmente competitiva delle nostre relazioni nell&#8217;immediato futuro. Ho visto la competizione da vicino, e credo che si possa avere successo con le politiche giuste e una buona leadership. L’affaire Chen Guangcheng è un caso che possiamo interpretare come fonte di un conflitto o come una breccia dalla quale partire per espandere il nostro dialogo su temi che sono importanti per un numero sempre maggiore di persone in Cina. Il mondo sta a guardare come saremo in grado di cavarcela. <em> (Jon Huntsman &#8211; Articolo tratto dal Wall Street Journal)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mr. Huntsman è stato ambasciatore degli Stati Uniti in Cina tra il  2009 e il 2011. Ex governatore dello stato dello Utah e candidato repubblicano alle primarie Repubblicane per le elezioni presidenziali 2012, Huntsman è attualmente il presidente della Huntsman Cancer Foundation. </em></p>
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		<title>Ecco come l&#8217;America sta diventando una nazione di &#8220;cristiani senza chiesa&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 07:23:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele G. Masciullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni e interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella storia religiosa americana, l’8 Novembre 1960 è generalmente considerata la data in cui la presidenza cessò di essere ‘proprietà’ esclusiva dei Protestanti. Ma nelle decadi successive, l’elezione del Cattolico John F. Kennedy suonò come un’anomalia temporanea. Dopo gli anni di J.F.K., molte delle chiese americane entrarono in un inaspettato declino, costrette nel contempo a veicolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2682" style="border-image: initial; border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid;;  float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;" src="http://www.danielemasciullo.com/wp-content/uploads/2012/05/ross-douthat-150x112.jpg" alt="" width="150" height="112" />Nella storia religiosa americana, l’8 Novembre 1960 è generalmente considerata la data in cui la presidenza cessò di essere ‘proprietà’ esclusiva dei Protestanti. Ma nelle decadi successive, l’elezione del Cattolico John F. Kennedy suonò come un’anomalia temporanea. Dopo gli anni di J.F.K., molte delle chiese americane entrarono in un inaspettato declino, costrette nel contempo a veicolare il loro messaggio in un’America diversa, più ricca e più permissiva sotto l’aspetto sessuale. Il Paese, nel suo insieme, divenne dal punto di vista religioso più ‘fluido’: maggiori passaggi da una chiesa all’altra e nascita di nuove sette e forme di fede. I sei presidenti eletti prima della celeberrima svolta di Kennedy furono, nell’ordine: due Battisti, un Episcopaliano, un Congregazionalista, un Presbiteriano e un Quacchero. Invece, i sei presidenti eletti prima della vittoria di Barack Obama sono stati: due Battisti, due Episcopaliani, un Metodista e un Presbitero.</p>
<p style="text-align: justify;">Jimmy Carter e George W. Bush si auto-identificarono alla stregua di ‘convertiti’, aggiungendo in questo modo quel tocco di diversità congeniale alla sconfitta dei candidati alternativi che vi si contrapponevano. Anche se in realtà, l’affiliazione religiosa presidenziale è da ricondursi prevalentemente all’era Eisenhower &#8211; o a quella McKinley. Ciò fino a oggi. Nel 2012, siamo finalmente addivenuti a una ‘battaglia’ presidenziale in grado di riflettere appieno la diversità della cristianità americana nel suo complesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Barack Obama, Mitt Romney e Rick Santorum si proclamano Cristiani, ma le loro tradizioni teologiche e le loro esperienze personali di fede divergono in modo assoluto da qualunque altro insieme di contendenti alla presidenza del recente passato. Queste divergenze riflettono pienamente l’America odierna: non siamo né Cristiani tradizionali né semplicemente secolarizzati. Invece, siamo una nazione di eretici in cui la maggior parte delle persone si considera Cristiana, rivendicando, però, solo quella parte dottrinaria che considera più congeniale. Nessuno, inoltre, può realmente affermare in cosa consista e come possa essere definita la fede Cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa diversità non necessariamente rappresenta un fattore di forza. Il vecchio Cristianesimo &#8211; che includeva la Chiesa Cattolica Romana dei Kennedy degli anni ’50 oltre alle più importanti denominazioni Protestanti &#8211; può essere esclusiva, snob e intollerante. Ma l’esistenza di un baricentro cristiano ha tenuto insieme una vasta e brulicante nazione. E’ stata la gerarchia, la disciplina e la continuità istituzionale del Protestantesimo e del tardo Cattolicesimo a portare alla costruzione di ospedali e scuole, orfanotrofi e università, e a integrare generazioni di immigrati. Allo stesso tempo, la ‘mera cristianità’ (frase del teologo C.S. Lewis) condivisa frequentemente dalla maggior parte di queste denominazioni ha fornito un importante cornice per i nostri dibattiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, quei valori religiosi comuni sono quasi completamente scomparsi. E l’ineluttabilità della polarizzazione religiosa &#8211; che vede evangelici contro Mormoni, la Casa Bianca contro la Chiesa Cattolica, o Rick Santorum contro la stampa secolarizzata &#8211; in un anno elettorale in cui ci si aspettava che venissero trattati esclusivamente temi economici, è un segno di quel che accade a un paese profondamente religioso quando non è in grado di reggere un’unità teologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa mancanza di unità è rappresentata alla perfezione dal nostro presidente, Barack Obama. In tre modi. Primo, come una buona fetta di americani (circa il 44%), Obama ha modificato il suo approccio alla religione da adulto. L’aver frequentato da ventenne la <em>Chicago’s Trinity United Church of Christ</em> lo ha condotto dall’agnosticismo alla fede. Secondo, fu convertito da un pastore, il Reverendo Jeremiah Wright, la cui teologia fortemente politicizzata lo mette ai ferri corti con buona parte delle credenze e della dottrina cristiana. Terzo, con la fine dell’esperienza Wright, Obama è diventato quel che il ‘Gruppo Barna’ chiama il blocco dei ‘Cristiani senza chiesa’: americani che accettano alcuni principi della fede Cristiana senza tuttavia partecipare attivamente a nessuna specifica comunità religiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">L’oramai designato rivale di Obama alle presidenziali di quest’anno &#8211; il repubblicano Mitt Romney &#8211; ha condotto un ‘viaggio’ religioso meno carico di eventi. La sua fede è una diretta conseguenza della sua pratica infantile, derivando dalla ‘Chiesa di Gesù Cristo di Latter-day Saints’, una Chiesa da sempre perseguitata e guardata con sospetto ancora oggi. I teologi sono lì ad arrovellarsi se le credenze mormone debbano essere considerate Cristiane. I Mormoni, da parte loro, restituiscono implicitamente il favore; secondo loro, infatti, la vera fede Cristiana venne riportata sulla terra da Joseph Smith dopo due millenni di apostasia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò, evidentemente, lascia al Cattolico Rick Santorum &#8211; [l’articolo è precedente all’uscita dalla corsa delle primarie repubblicane del candidato Rick Santorum, <em>ndt</em>.] l’ormai ex rivale di Romney alla corsa del GOP a anti Obama &#8211; la rappresentanza di ciò che l’America di 50 anni fa aveva già riconosciuto alla stregua di religiosità <em>mainstream</em>. Il suo zelo tradizionalista lo ha reso il più grande bersaglio per fascino, sospetto e isteria. E in una nazione multi-religiosa come la nostra, un fedele ortodosso della Cristianità può apparire il più insolito degli eretici.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, il fatto che la corsa alla presidenza si sia giocata tra un Mormone, un Cattolico tradizionalista e un credente legato alla teologia della liberazione rappresenta senza dubbio un enorme passo in avanti in termini di tolleranza religiosa. E’ da notare che i più agguerriti sostenitori di Rick Santorum siano una popolazione che un tempo guardava ai devoti Cattolici con profondissimo sospetto. E se si andasse indietro nel tempo fino ai tumulti dell’era dei diritti civili e si dicesse alle persone dell’epoca che un giorno gli americani non solo avrebbero eletto un presidente di colore, ma anche uno il cui padre spirituale e mentore era portatore della teologia radicale fine anni ’60 – ebbene, quelle stesse persone avrebbero pensato d’esser innanzi a uno scenario fantascientifico.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, vi sono dei costi da sostenere nell’essere una nazione in cui ognuno è eretico per l’altro, e in cui nessuna ortodossia religiosa ha mai realmente preso il sopravvento. La nostra diversità ci ha reso maggiormente tolleranti in alcuni aspetti, ma molto più polarizzati in altri. Il mito secondo cui il Presidente Obama sarebbe un Musulmano, per esempio, trae le sue origini dal suo nome ‘esotico’ e dal suo retroterra keniota-indonesiano ed è divenuto ben radicato nelle coscienze degli elettori di destra, in parte perché la sua prima affiliazione istituzionale è stata con una chiesa che pare molto più estranea a molti Cristiani bianchi che alla Cristianità afro-americana di Martin Luther King, o di Jesse Jackson.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo, mentre Santorum non è più costretto a mitigare le paure degli evangelici circa una sua eventuale subalternità cattolica al Papa (cosa che invece JFK dovette fare), la sua candidatura è stata in grado di raccogliere ogni genere di paranoia da parte dei secolaristi liberal, i quali, dal canto loro vedono in ogni suo discorso odore di teocrazia (E non solo dai secolaristi: lo scrittore liberale e Cattolico Garry Wills recentemente ha risuscitato la vecchia calunnia di ‘papista’ &#8211; una volta molto amata dagli anti-Cattolici Protestanti &#8211; per dipingere Santorum alla stregua di un servo del Vaticano).</p>
<p style="text-align: justify;">Nemmeno i lenti progressi di Mitt Romney verso la nomination Repubblicana hanno intaccato il fatto che molti percepiscano la sua ‘Chiesa’ in rapida crescita con profonda sfiducia. Molti sondaggi ci dicono che una buona parte dei conservatori non vogliono votare per un Mormone, cosa che vale in parte anche per gli indipendenti e i democratici. Insomma, il sentimento anti-Mormone è più che mai trasversale e va dai predicatori evangelici fino agli editorialisti di sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Tali paure e paranoie sono alimentate dal fatto che le chiese d’America sono talmente frammentate e divise al loro interno che difficilmente potranno condurre le persone verso nuovi convincimenti politici. Circa il 75% dei correligionari si identificano come repubblicani, ed è pacifico affermare che mai il presidente Obama avrebbe potuto incontrare sui banchi della chiesa di Jeremiah Wright. Il Cattolicesimo americano ancora oggi ha tra le sue fila membri di entrambi i partiti, anche se la chiesa è rimasta divisa al suo interno tra le fazioni liberal e conservatrice, distanti anni luce tra loro, un po’ come Rush Limbaugh e Bill Maher.</p>
<p style="text-align: justify;">In un’atmosfera simile, sono proprio le differenze religiose, con ogni probabilità, a ispirare barocche teorie cospirazioniste, che venga dal panico dell’estrema-destra verso un’America Islamizzata o dalla paranoia della sinistra per il profilarsi di una teocrazia a guida evangelica. E’ la stessa fede ormai che è diventata più incline a servire obiettivi di parte, sia nella sua declinazione di ‘hope and change’ del messanico Obama sia nei monologhi apocalittici di Glen Beck.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli americani non hanno mai separato la religione dalla politica. Differente, semmai, è il modo con cui religione e politica si intrecciano. Quando gli obblighi religiosi sono più dettagliati e le istituzioni religiose più flessibili, è la fede ad ispirare gli elettori ad anteporre gli ideali sopra gli interessi di parte e i politici a negarsi a interessi particolari. Ma quando sono le chiese a dividere, quando i loro seguaci mischiano elementi di varie tradizioni per commisurarle alle loro preferenze, non v’è più alcuna distinzione tra interessi personali e quelli ideologici.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è questo che sta erodendo l’era dei diritti civili. Perché il ‘campo’ religioso americano è stato sicuramente più forte e influente e i predicatori e i ministri che condussero le battaglie del movimento per i diritti civili furono in grado di radunare la più ampia coalizione religiosa possibile. Questo avviene perché hanno condiviso così tanti valori teologici comuni con i Cristiani bianchi, che i leader delle chiese nere furono capaci di utilizzare argomenti di tipo morale e teologico per far effettivamente vergognare molti del Sud ed incanalarli verso l’accettazione dell’eliminazione della segregazione (quest’ultima storia è stata narrata, magistralmente, nell’ ’<em>A Stone of Hope: Prophetic Religion and the Death of Jim Crow’</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò ha portato i pastori ad essere seguiti da entrambi i partiti. Le chiese sono state portatrici di autorità morale e la religiosità ha sempre mantenuto un genuino e ampio consenso a livello nazionale. Con la scomparsa di questa unità Cristiana e con il declino delle istituzioni religiose, manca la capacità di tradurre questi desideri in qualcosa di diverso, in qualcosa che si differenzi totalmente da quanto visto durante quest’ultima campagna presidenziale &#8211; che si differenzi dalla divisione, dalla demonizzazione e dalla polarizzazione senza fine. (<em>Articolo di Ross Douthat, editorialista de The New York Times, tratto dal suo ultimo libro: ‘Bad Religion: How We Became a Nation of Heretics’).</em></p>
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<p><small>© d.g.m. for <a href="http://www.danielemasciullo.com">danielemasciullo.com</a>, 2012.]]></content:encoded>
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		<title>Quando la ristrutturazione mentale diventa &#8220;cura&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 13:53:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele G. Masciullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e benessere]]></category>

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		<description><![CDATA[N. è una ragazza di 25 anni incontrata in ospedale, in un reparto di Riabilitazione e proveniente dall’Unità di Neurologia dove è stata ricoverata per una emiplegia destra. La ragazza, sofferente da anni di aritmia cardiaca, si muove da circa venti giorni sulla sedia a rotelle, ha la gamba destra quasi completamente flaccida e dei movimenti deboli, incompleti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2822" style="border-image: initial; border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid;;  float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;" src="http://www.danielemasciullo.com/wp-content/uploads/2012/05/salute-e-benessere3-150x102.jpg" alt="" width="150" height="102" />N. è una ragazza di 25 anni incontrata in ospedale, in un reparto di Riabilitazione e proveniente dall’Unità di Neurologia dove è stata ricoverata per una emiplegia destra. La ragazza, sofferente da anni di aritmia cardiaca, si muove da circa venti giorni sulla sedia a rotelle, ha la gamba destra quasi completamente flaccida e dei movimenti deboli, incompleti e poco funzionali all’arto superiore omolaterale. È stata sottoposta a tutti gli accertamenti per il sistema nervoso centrale e periferico, per il sistema cardio-circolatorio, ecc., e tutto risulta negativo! Un po’ strano, vero? Quando la conosco ha già iniziato a fare fisioterapia da circa una settimana. È per me la seconda volta che mi trovo dinanzi ad una paziente giovane con emiplegia destra ed accertamenti diagnostici negativi e che considero il caso con un’ottica un po’ differente dal classico approccio convenzionale. Conoscendo la storia della paziente precedente, parto questa volta con il vantaggio di avere già un’idea, seppur solo ipotetica e del tutto discutibile, del suo probabile modello linguistico e delle sue mappe rappresentazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ipotizzo un conflitto riaffiorato da traumi emotivi del passato mai liberati (aritmia) riguardante il rapporto con un elemento femminile, sentimentale, della sua vita (emilato destro). Certamente non mi permetto a improvvisarmi psicoterapeuta quale non sono, e a toccare nello specifico argomenti che magari poi non saprei gestire. Per cui faccio di queste considerazioni solo delle mie idee.</p>
<p style="text-align: justify;">So che la ragazza ha bisogno di certezze e sostegno, così dopo essermi presentato le chiedo per quale motivo non si alzi dalla carrozzina per camminare e poi, con calma e serenità le pongo qualche domanda (in maniera non diretta ed invadente) sulla sua sfera personale e familiare. Bastano veramente poche domande perché lei mi riveli delle informazioni che confermano le mie ipotesi iniziali. So che lei ha un blocco emotivo per cui cerco di distogliere la sua attenzione cosciente dalla consuetudine di diagnosi, deficit e sintomi fisici. So di aver conquistato tutta la sua fiducia in pochissimi minuti. Le dimostro che sono qui presente in questo momento con lei e per il suo bene. Lei lo sa e si vede dal suo viso che lascia timidamente trasparire entusiasmo e speranza. E lascia intravedere ancora più il sorriso quando con stupore si rende conto di riuscire a muovere la gamba, seppur in maniera lenta ed incompleta, anche senza la mia assistenza al gesto terapeutico.</p>
<p style="text-align: justify;">So esattamente cosa sta accadendo in questo momento, qualcosa che chi non sa chiamerebbe “miracolo” e chi sa chiama “ristrutturazione mentale”, e soprattutto sono consapevole di cosa tutto ciò stia significando per lei, come in questo momento la sua mente si stia rimappando, il suo modello della realtà si stia modificando. E non nascondo che io stesso devo sforzarmi per trattenere una forte emozione anche perché so che lei percepisce ogni mia variazione di stato.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa più entusiasmante è quando le chiedo se ha voglia di essere riaccompagnata in stanza a piedi…e ovviamente a questo punto la sua risposta non può che essere un deciso “si!” (seguito da un bisbigliato “tu sei pazzo”). Così, dopo un incontro di non più di mezz’ora, sotto la mia guida, il mio sostegno sia fisico che morale, con calma e fiducia verso una vicina guarigione, la ragazza rientra in camera con i suoi piedi. Ovviamente il suo sistema neurologico e il suo apparato muscolo-scheletrico hanno bisogno di una riprogrammazione ideo-motoria che necessiterà di un po’ più di tempo per il raggiungimento di una ripresa ottimale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nutrendo una profonda gratitudine verso la mia paziente per avermi fatto dono di una minima parte della sua vita, sono consapevole di aver apportato solo un minimo contributo (oltre all’importante aiuto dato dagli altri professionisti che si son presi cura di lei) al suo enorme Potere di Autoguarigione e le auguro una sana e completa ripresa funzionale … ed emozionale! <em>(Marco De Matteis &#8211; www.loadtrainers.it)</em></p>
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<p><small>© d.g.m. for <a href="http://www.danielemasciullo.com">danielemasciullo.com</a>, 2012.]]></content:encoded>
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		<title>Un viaggio tra le “Pietre Forate”, men-an-tol, del Salento.</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 11:31:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele G. Masciullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia, tradizioni e costumi locali]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci fu un tempo in cui l’uomo non immaginava divinità ad immagine e somiglianza dei suoi pregi e dei suoi difetti. Ci fu un tempo in cui all’uomo nessun dio si era ancora rivelato. Ci fu un tempo, invece, in cui l’uomo per colmare la sua innata tendenza al soprannaturale, guardava con timore e rispetto a quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2815" style="border-image: initial; border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid;;  float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;" src="http://www.danielemasciullo.com/wp-content/uploads/2012/05/pietra-forata-150x112.jpg" alt="" width="150" height="112" />Ci fu un tempo in cui l’uomo non immaginava divinità ad immagine e somiglianza dei suoi pregi e dei suoi difetti. Ci fu un tempo in cui all’uomo nessun dio si era ancora rivelato. Ci fu un tempo, invece, in cui l’uomo per colmare la sua innata tendenza al soprannaturale, guardava con timore e rispetto a quanto di naturale lo circondava. Ci fu un tempo in cui l’uomo ergeva a proprie divinità il sole, la luna, il cielo stellato, le foreste, le stagioni, i brontolii della terra e del cielo. Ci fu un tempo in cui l’uomo aveva un grande rispetto per la morte e, soprattutto, per il grande mistero della vita e per quei momenti a loro inspiegabili della nascita. Millenni di storia hanno portato templi, palazzi, castelli, grattacieli, chiese e moschee. Avventurosi esploratori, viaggi e sonde nello spazio, e potenti microscopi per rendere visibile quanto ci appare invisibile. Ma quanto più il trascorrere del tempo e il progresso ci ha avvicinato ai misteri della natura e all’ambiente che ci circonda, per assurdo, ancor di più, ci siamo allontanati da essa.</p>
<p style="text-align: justify;">Di quei tempi lontani, semplici ma duri da vivere, sono giunti a noi antiche testimonianze come i menhir, i dolmen e le pietrose specchie. Testimoni ora muti e, con il tempo, successivamente manomessi con l’apposizione di simboli della religiosità imperante. Simboli come le croci incise nella roccia e sulle facciate dei menhir, con l’obiettivo di far perdere la loro identità e funzione originaria, per piegarla a quella della religione vincente. Ma le tradizioni e le credenze popolari non sono sempre facili da far dimenticare ed estirpare, quasi fosse una sorta di imprinting verso l’ambiente che ci circonda, un segno nell’anima che le generazioni che ci hanno preceduto hanno ricevuto al momento della nascita; e alcune di queste tradizioni, seppur vissute e raccontate in modo diverso, sono giunte sin quasi ai nostri giorni. In particolare vi è un rito, che la storia definisce pagano, che ancora oggi in alcuni luoghi è presente nei ricordi delle persone più anziane che lo hanno vissuto. Anzi, ad esser precisi, vi è un luogo in cui ancora oggi viene praticato: il rito del passaggio attraverso una “Pietra Forata”, in bretone chiamata “men-an-tol”. Ma prima di descriverle nei luoghi del Salento in cui si trovano, occorre addentrarsi nel loro significato e provare a descrivere l’uso che nei tempi passati veniva fatto. Torniamo indietro nel tempo, quando l’uomo diventava creatore ed inventore con quanto la natura gli metteva a disposizione. Facendo uso di grandi pietre diede vita a quella che oggi è chiamata la cultura megalitica. Grandi pietre molto spesso utilizzate per rappresentare ciò che meglio gli uomini conoscevano, cioè il loro corpo. Come i menhir, a cui gli studiosi oggi attribuiscono una chiara simbologia fallica.</p>
<p style="text-align: justify;">Pietre e natura e, come amalgama, la Madre Terra o Dea Madre. Una religione ancestrale centrata su questa sorta di figura femminile sui generis, simbolo della fertilità della terra. In un mondo dominato esclusivamente dall’agricoltura e dalla caccia, la fertilità della terra e degli animali che su essa vivono e trovano sostentamento, trovò come naturale rappresentazione la figura femminile, simbolo di vita per eccellenza. Nell’età neolitica compaiono anche alcune rappresentazioni alquanto rozze ma molto suggestive. Figure femminili ricavate dalle ossa degli animali o incise nella pietra, in cui sono esaltati i fianchi e il seno. Fianchi larghi e pance sporgenti a simboleggiare la gravidanza; ancora oggi si dice che una donna dai fianchi larghi è “più portata” a sopportare, a vivere il periodo della gravidanza. Seni voluminosi simbolo di abbondanza e soprattutto fonte del primo sostentamento che riceviamo alla nascita e nei primi mesi della nostra vita. E in quel mondo quasi dominato dalla simbologia al femminile, le pietre forate assumono un significato ben chiaro; esse rappresentano l’utero femminile e il passaggio attraverso esse non è un semplice ricordare quando si è venuti alla luce, bensì è un rendere nuovamente presente quel momento come atto di rinascita, di rigenerazione. Una sorta di confessione laica, dove il “confessore”, per il tramite della pietra, assume le sembianze immaginarie della Madre Terra, e il “penitente”, l’uomo o la donna che attraversa il foro, si ricongiunge alle sue origini e si purifica strisciando attraverso essa. Un ricongiungimento con una valenza “salvifica”, segno di buon auspicio e di future gravidanze per le donne e, per tutti, augurio di guarigione. Un ricongiungimento che è un immergersi nella fertilità della natura per trarre da essa, quasi per osmosi strisciando sulla pietra, quella forza, quel sostentamento che permetta alla terra di rigenerarsi e di rifiorire ogni anno. Questa sorta di proprietà curativa o comunque ben augurante è testimoniata anche negli altri luoghi nel mondo in cui vi sono pietre forate utilizzate con riti similari a quelle che vi sto per raccontare. In Francia, nella Cripta della chiesa di Quimperlé vi è una pietra verticale con un buco circolare, attraverso il quale si passava per guarire dai dolori al capo. Sempre in Francia, nella Chiesa della Maddalena di Chartres, le donne introducevano i piedi dei loro bambini in una pietra bucata come rito ben augurante per farli presto camminare da soli e bene. In Cornovaglia, il passaggio attraverso una pietra forata avrebbe curato il rachitismo dei bambini; oppure avrebbe dato sollievo da reumatismi, da disturbi della colonna vertebrale o febbre agli adulti, se questi fossero passati attraverso il foro nove volte in direzione del sole. Altri esempi analoghi a Bologna, a Seres (Macedonia), Argostoli (Cefalonia), in Bretagna, e addirittura a Tokio. In questo ultimo caso il passaggio è ricavato in uno dei pilastri in legno di un tempio Buddista. La pietra forata rappresenta e delimita un “prima” e un “dopo”. Il passaggio attraverso essa diventa quindi simbolo di “resurrezione”. Non a caso utilizzo questo termine. Infatti a Calimera, dove si trova la prima pietra forata che vi descriverò in questo viaggio nel tempo e nei luoghi del Salento, il rito del passaggio si “celebra” tutt’ora il giorno dopo Pasqua. Pasqua giorno di resurrezione, Pasquetta giorno di rigenerazione. Poco distante dal centro abitato, seguendo una piccola strada di campagna che si inoltra tra gli ulivi, si giunge dinanzi alla piccola Chiesa di San Vito. La pietra forata è posta all’interno, o per meglio dire, la Chiesa Cattolica ha cercato di nasconderla, di assorbirla al proprio interno, come accaduto con altri riti, e gli esempi nel Salento non mancano di questo tentativo a volte riuscito, a volte fallito. C’è chi in modo efficace ha definito la cappella come una sorta di vestito fatto su misura, cucito dalla Chiesa addosso alla pietra, tanto che sulla stessa venne dipinta anche l’effigie di San Vito, ora ormai pressoché scomparsa. La storia della Chiesa Cristiana e dei suoi riti è ricca di similitudini con altre e, in particolare, più antiche religioni. Un percorso di neutralizzazione e di assimilazione che a Calimera è riuscito solo parzialmente, visto che ancora oggi tantissime persone, pur se con obbiettivi diversi e più che altro per divertimento, comunque si mettono in fila il giorno di Pasquetta per attraversare la pietra strisciando sul pavimento e attraverso essa. A Calimera si dice che “non c’è nessuno che non possa passare”, quasi a voler indicare che a tutti è data la possibilità di rigenerarsi, a prescindere dall’età, dal peso, dal sesso; proprio come l’utero materno che si adatta durante il travaglio a far passare il nascituro, così la pietra consente di essere comunque da tutti attraversata. Vedremo in seguito che in un altro luogo non è così, anzi tutt’altro. Come gli abitanti di Calimera, anch’io ci sono andato durante una Pasquetta di un paio di anni fa. Devo essere sincero, non ho provato a passarci attraverso, ho avuto timore che nel “vedermi” la pietra facesse un’eccezione alla regola. Mio figlio Giovanni ovviamente è passato agevolmente attraverso, con suo gran divertimento. Quel giorno dentro e intorno alla Chiesa si respirava un’aria piacevole. Tanti giovanni, tanti ragazzini e bimbi a giocare tra gli alberi e a mangiare allegramente su tavolini e tovaglie stese sull’erba. Prima di lasciare Calimera, qualche breve cenno sulla struttura della piccola Chiesa. Le prime notizie risalgono al 1572 e sono tratte da una visita pastorale dell’Arcivescovo di Otranto Mons. Morra in cui viene descritta come dotata di una cupola dipinta a fresco. Per cui in quegli anni risulta già costruita e in essa venivano già svolte le funzioni religiose; di notizie ancora più in là nel passato purtroppo non ve ne sono. Nel 1700 viene citata anche come meta di pellegrinaggi per chiedere l’intercessione di San Vito. Lasciamo questo paese della Grecia Salentina, dove questo rito ancorché antico è ancora vivo, e ci spostiamo sulla sommità delle Serre Salentine, a poche centinaia di metri dove si raggiunge l’altezza più alta del Salento, dove la vista si perde lontano oltre la chioma degli ulivi sino a cogliere i luccichii del Mar Jonio.</p>
<p style="text-align: justify;">Giungiamo nei pressi di Parabità, in una località dal nome per certi verso strano ma sicuramente evocativo: la “Madonna te lu carottu”. &#8221;Lu carottu”, il buco in italiano, altro non è che la nostra pietra forata oggetto della ricerca. Non si tratta di una vera e propria pietra, bensì di una significativa sporgenza del costone roccioso attraversata, in modo singolare, da parte a parte da una cavità dalla forma alquanto strana. Quasi fosse una sorta di clessidra posta in orizzontale. Da entrambe le parti è possibile accedere agevolmente camminando in modo eretto ma dopo pochi passi, la cavità si restringe a formare uno stretto budello che è possibile percorrere solo strisciando. Oltre il foro la cavità torna ad essere di altezza ampiamente sufficiente per essere percorsa camminando in piedi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il termine “Madonna” anche in questo caso riporta al tentativo fatto da parte della Chiesa Cattolica di ricondurre un rito pagano sotto la sua ala protettrice. Nei tempi passati, quindi, chi attraversava il foro trovava ad attenderlo dall’altra parte un dipinto della Madonna, oggi ormai cancellato e sostituito da una piccola immagine della Vergine appesa sulla roccia all’interno dell’anfratto. Solo che “lu carottu” di Parabita pare avesse dei criteri di selezione più rigidi rispetto alla pietra forata di Calimera. Infatti mentre quest’ultima non negava a nessuno il passaggio attraverso il foro, “non c’è nessuno che non possa passare”, a Parabita non tutti potevano passare. La tradizione orale giunta sino a noi ci racconta che solo chi riusciva ad attraversare lo stretto foro, dal diametro di circa quaranta centimetri, si poteva considerare “figlio di mamma buona”, cioè figlio di una buona madre, mentre a chi il passaggio era “precluso” non restava che sentirsi appioppare la definizione di “figlio de ‘bbona mamma”. Non esattamente un complimento, tutt’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Le persone più anziane raccontano come fossero soliti frequentare il luogo soprattutto da ragazzi, e l’attraversamento del foro era inteso quasi come una sfida; un atto che rimanda a primordiali riti di iniziazione dall’età dell’adolescenza all’età della giovinezza. In effetti quest’area del Salento è una zona ricca di antichi insediamenti. Poco distante, al limitare del bosco della “Madonna te lu Carottu”, la Grotta Mazzuchi all’interno della quale sono stati rinvenuti antichi manufatti ad uso sepolcrale. Sulla sommità della collina di Sant’Eleuterio vi sono quel che resta di probabili insediamenti basiliani. Spostandosi verso Tuglie, dove si incontra il Canale Cirlicì, si trova un’altra cripta basiliana dedicata molto probabilmente a San Basilio. Proseguendo si giunge alla Grotta delle Veneri, dove furono trovate le famose statuette dalle fattezze femminili che hanno dato il nome al luogo e, poco distante, il Villaggio dell’Età del Bronzo. Senza contare le numerose cavità scavate nella roccia di cui è ricca la zona, lungo il declivio delle tajate che conduce verso la strada ferrata.</p>
<p style="text-align: justify;">Di questa grotta si racconta che fosse frequentata da monaci basiliani come luogo di preghiera. Di sicuro fu un luogo molto frequentato considerando che il punto in cui la cavità si restringe a formare il famoso “carottu”, la pietra si presenta oramai levigata a testimoniare i numerosi passaggi attraverso essa avvenuti sin dai tempi antichi. Purtroppo il luogo non è più frequentato da tempo e scellerate scelte edilizie hanno portato in parte a comprometterlo. La sua stessa memoria si è andata con il tempo affievolendo ed è ormai ricordato e frequentato da pochi. Tracce di qualche sentiero sono ancora parzialmente riconoscibili, ma è evidente che si tratta di una tradizione che oramai appartiene al passato, a differenza di quanto accade a Calimera.</p>
<p style="text-align: justify;">Per raggiungere il luogo bisogna lasciare la strada che da Alezio conduce verso Collepasso nel tratto che si inerpica sulle Serre Salentine. Dove i fianchi della collina sono stati rafforzati con delle mura in cemento, si può notare una piccola edicola votiva con l’immagine della Madonna e con su scritto “Madonna te lu Carottu”. Dopo un breve tratto asfaltato, occorre inoltrarsi per un sentiero in terra battuta che attraversa un uliveto di proprietà privata. Lasciata la macchina si risale un agevole declivio che porta verso la sporgenza nel costone roccioso. Il percorso è sostanzialmente agevole, seppur tra le pietre; l’ultima volte ci sono tornato con mia moglie Concetta, e con Giovanni e Maria Teresa, siamo andati su senza alcun problema. Giunti sul posto, la vista corre lontano sino a Gallipoli e al suo mare.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciata Parabita e la sua Madonna, il percorso continua lungo la dorsale delle Serre Salentine, in direzione sud, giungendo in un posto dall’incredibile fascino naturalistico: Contrada Manfio. Posta sulla serra, la contrada abbraccia il territorio di diversi comuni: Ruffano, Casarano, Taurisano e Ugento. Luogo di congiunzione e, soprattutto di ideale convergenza per la gente del luogo verso quella che è una delle cripte basiliane più interessanti e suggestive, anche per dimensioni, del Salento: la Cripta  del Crocifisso. Un luogo bellissimo, che si erge sulle campagne ricche di uliveti e da cui si gode uno dei più bei panorami del Salento.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo devo anche confessare. Luogo conosciuto durante gli anni delle scuole superiori perché era meta, insieme alla Madonna della Campana, di qualche improvvisata scampagnata quando non si entrava a scuola a Casarano per qualche sciopero e non si rientrava subito a casa. I cortei, la mia classe, li ha sempre poco “frequentati”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la destinazione di questo viaggio non è la cripta, bensì un manufatto megalitico dalle caratteristiche molto particolari e posto in un luogo non molto distante dal luogo di culto, ma difficile da individuare e raggiungere. Permettetemi di fare un passo indietro per raccontarvi come infine vi sono giunto.</p>
<p style="text-align: justify;">Stavo raccogliendo del materiale utile per la stesura della presente nota e, nel ricercare informazioni e riferimenti sulle “pietre forate”, mi sono imbattuto in un interessante articolo pubblicato sul sito di Japigia.com. Avendo avuto il piacere di conoscere personalmente Franco Meraglia, mi sono subito messo in contatto con lui per capire come giungere sul luogo. Dalle indicazioni pervenute una cosa era certa, come gli scrissi in una mail, – “la zona mi sembra sufficientemente incasinata per cui, visto che ti va di passeggiare, mi farebbe un gran piacere fare un salto insieme a te”.</p>
<p style="text-align: justify;">E così è stato. Ritrovo a Casarano con lui e Beatrice e, per strade di campagne che incrociavamo antichi ulivi e alti muretti a secco, ci siamo diretti su verso la Cripta del Crocifisso. Parcheggiata la macchina in un piccolo piazzale in terra battuta adiacente la cripta, ci siamo inoltrati per sentieri via via sempre più stretti e al tempo stesso sempre più interessanti per la bellissima varietà di arbusti e fiori selvatici che ci circondavano. Non erano tutti fiori, o meglio accanto ai fiori vi erano anche numerose spine, ma alla fine dopo un certo girovagare, Franco è riuscito a ritrovare il luogo meta della nostra passeggiata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il manufatto megalitico è un menhir, ma non una semplice “pietra fitta”; infatti nel mezzo vi è uno strano foro circolare. Una strano oggetto in pietra che racchiude in se la suggestione e i misteri di un menhir e di un menantol. Il menhir simbolo del fallo maschile, il menantol simbolo dell’utero femminile. Non vorrei “forzare la mano” sul suo significato, perché non ho menzioni di studi su questo oggetto, ma la sua particolarità è ben evidente. Tra l’altro ad accrescere il mistero, vi è uno strano incavo a forma di “v” posto sulla sommità della pietra, che contribuisce a dare una fisionomia assolutamente singolare all’insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlottando con Franco e Beatrice, ci siamo scambiati un po’ di opinioni, oltre che a “condividere” un po’ di spine visto che era quasi completamente nascosto tra gli arbusti. L’incavo superiore potrebbe far pensare ad una sorta di contenitore per una qualche sostanza liquida ad uso rituale. Mentre il foro, di caratteristiche e dimensioni profondamente diverse rispetto a quelli di Calimera e Parabita, potrebbe far propendere verso un uso di questo “passaggio” nella pietra per esigenze di natura curativa per gli arti, siano essi gambe o braccia. In effetti, come ho scritto in precedenza, vi sono in altri luoghi delle pietre forate usate contro forme di malattia che hanno come causa o effetto la distorsione degli arti; soprattutto nelle fasi della crescita.</p>
<p style="text-align: justify;">Che si tratti di un menhir è sicuramente cosa certa, perché si possono notare sulle due facciate minori le solite e posticce incisioni di croci. Altra suggestione riguarda il luogo e l’orientamento dell’oggetto. Siamo sulla sommità della serra e il menhir è orientato con la sua sezione più larga verso il mare, verso il tramonto. Quindi attraverso il foro si poteva guardare l’orizzonte, si poteva vedere il sole tramontare e forse, come raccontato su Japigia.com, poteva servire ad identificare un periodo ben specifico dell’anno. Oltre al menhir – menantol, vi sono altre “costruzioni” dell’uomo che danno da pensare.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un luogo roccioso, ricco di pietre, non vi è traccia di coltivazioni ma da un certo punto in poi iniziano a comparire strani cumoli di pietre, il più delle volte circolari e spesso realizzati anche in sequenza. A cosa potevano servire? Intanto non sono furneddhri collassati su se stessi, il che avrebbe potuto spiegare la forma circolare. Visto lo stato del terreno, comunque pietroso, è difficile ipotizzare una qualche opera di antico e manuale spietra mento. Bisognerebbe indagare e non aggiungo altro. La zona ha sicuramente antichissime frequentazioni. Lo testimoniano, oltre a questo particolare menhir, l’antica cripta e un altro menhir posto poco distante da essa, e altre cavità presenti nell’intorno. Il mistero, o meglio, i misteri sulla storia, sulle bellezze e particolarità della zona non li abbiamo di certo intaccati, ma non per questo siamo tornati delusi a casa, perché il luogo è meraviglioso e, questo andare alla “scoperta” dell’antico menhir, è stato molto interessante e piacevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Con Contrada Manfio termino questo viaggio in luoghi a volte conosciuti, a volte sconosciuti, lungo questo itinerario ideale sulle tracce di antichi riti ancestrali, seguendo gli echi di un passato in cui l’uomo e la natura coesistevano, sino a riconoscersi e ricongiungersi in una comune essenza, quella della fertilità. <em>(Massimo Negro - http://massimonegro.wordpress.com)</em></p>
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<p><small>© d.g.m. for <a href="http://www.danielemasciullo.com">danielemasciullo.com</a>, 2012.]]></content:encoded>
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		<title>Bye-bye Google Maps, Apple si farà le mappe in casa</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 08:41:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele G. Masciullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualcuno aveva mangiato la foglia già qualche mese fa, con l’uscita della nuova versione di iPhoto e l’integrazione all’interno del servizio di un pacchetto di mappe inedito. Ora ci sarebbe la conferma: dal prossimo sistema operativo (iOS 6), Apple abbandonerà Google Maps per puntare su una soluzione tutta sua. A rivelarlo è 9to5Mac, sito specializzato in indiscrezioni provenienti dal mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2812" style="border-image: initial; border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid;;  float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;" src="http://www.danielemasciullo.com/wp-content/uploads/2012/05/google-maps-150x93.jpg" alt="" width="150" height="93" />Qualcuno aveva mangiato la foglia già qualche mese fa, con l’uscita della nuova versione di iPhoto e l’integrazione all’interno del servizio di un pacchetto di mappe inedito. Ora ci sarebbe la conferma: dal prossimo sistema operativo (iOS 6), Apple abbandonerà Google Maps per puntare su una soluzione tutta sua. A rivelarlo è <em>9to5Mac</em>, sito specializzato in indiscrezioni provenienti dal mondo della Mela, che ci mostra le prime immagini del nuovo sistema cartografico che equipaggerà tutti i prossimi <em>iGadget</em>. Si chiamerà presumibilmente Maps (o forse iMaps) e si baserà sulla tecnologia sviluppata da tre aziende acquistate da Cupertino nel recente passato: Placebase, C3 Technologie e Poly9. Le nuove mappe di Apple avranno un accento marcato sulle viste tridimensionali, potendo sfruttare una modalità di navigazione 3D sviluppata da C3 che, da quel che si può vedere, non ha nulla da invidiare allo scenografico Street View di Google.</p>
<p style="text-align: justify;">Il debutto di iOS 6 con le nuove mappe di Apple, è atteso per il prossimo Wwdc, il tradizionale evento per gli sviluppatori della Mela, in programma il prossimo mese di giugno. Se le indiscrezioni verranno confermate si tratterebbe della fine di un rapporto che lega Apple a Google dal 2007, e che finora ha consentito a tutti i possessori di dispositivi iOS (iPhone, iPod e Ipad) di orientarsi in mobilità grazie alle cartine digitali di Google Maps.<em> (blog.panorama.it)</em></p>
<p style="text-align: left;">&gt; Guarda un esempio delle nuove mappe 3d sviluppate da C3 Technologies  (in questo video New York City):</p>
<p style="text-align: center;"><a href="
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=iHUbhgsimDs">http://www.youtube.com/watch?v=iHUbhgsimDs</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=iHUbhgsimDs"><img src="http://img.youtube.com/vi/iHUbhgsimDs/default.jpg" width="130" height="97" border=0></a></p>
<p></a></p>
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		<title>La crisi del &#8217;29? Una bazzecola rispetto a oggi!</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele G. Masciullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>

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		<description><![CDATA[Erano altri tempi. E non è solo un modo di dire. Sicuramente la struttura dell’economia, per quanto complessa, di allora, non poteva certo essere paragonata a quella di oggi. Prova ne sia il fatto che i Paesi potevano ricorrere alla guerra (cosa che fecero) per risollevare parte dell’economia. Molti studiosi considerano la politica europea nei confronti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft  wp-image-2685" style="border-image: initial; border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid;;  float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;" src="http://www.danielemasciullo.com/wp-content/uploads/2012/05/crisi-economia-29-150x145.jpg" alt="" width="135" height="131" />Erano altri tempi. E non è solo un modo di dire. Sicuramente la struttura dell’economia, per quanto complessa, di allora, non poteva certo essere paragonata a quella di oggi. Prova ne sia il fatto che i Paesi potevano ricorrere alla guerra (cosa che fecero) per risollevare parte dell’economia. Molti studiosi considerano la politica europea nei confronti di Hitler, volutamente improntata alla latitanza. La teoria, estrema, non è del tutto errata: lo scoppio della guerra ha senza dubbio aumentato la produttività industriale in diversi settori. Ma se allora fu guerra di conquista, oggi sarà guerra civile. Le politiche di austerità scaricano le loro colpe sulla popolazione che, rea o meno, non accetta di essere il capro espiatorio di banchieri e politicanti che in tempo di crisi gridano all&#8217;austerità e intanto nascondono i capitali nei paradisi fiscali. In Grecia è già tensione sociale, in Spagna hanno iniziato con gli scioperi a oltranza, in Italia, l&#8217;ondata dei suicidi. La rabbia monta e non si trovano strade per bloccarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora come oggi, tutto partì dalle banche e dalla bolla speculativa (vi ricorda qualcosa?). Tutti vantavano crediti che non potevano essere onorati (la Grecia di oggi?) anche a causa della politica economica tutta portata all’austerità, alle tasse e al ripagamento del debito (ma guarda un pò!). S’insinua il ricordo Roosveltiano, della divisione fra la banca commerciale (quella dedita semplicemente al prestito del denaro e alla sua amministrazione) da quella cosiddetta “d’affari” che invece trae profitto da speculazioni varie, che allora, prima della crisi, c’era, come anche oggi esiste. Purtroppo (o per fortuna, dipende dai punti di vista) adesso il sistema bancario è fuso, quindi il sistema è misto, così anche chi vorrebbe estraniarsi dalle dinamiche di obbligazioni, valute e derivati, ci è immancabilmente invischiato. Ai tempi di Roosvelt ciò non accadeva e, guarda caso, fu un periodo di ripresa.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra considerazione: cosa succede quando una banca si è dedicata in maggioranza ad azioni di trading, ma poi non riesce a piazzare sul mercato i propri prodotti finanziari? Potrebbe (il solito condizionale) rivolgersi al suo lato “commerciale” dove ci sono clienti in attesa di “consulenza”. Molti hanno contestato un’eccessiva attenzione della politica verso la salvaguardia delle banche, ma ci si ritrova a metà tra la necessità di salvare con loro anche i nostri risparmi e il ricatto perpetrato dai loro manager, speso responsabili (e impuniti) di gestioni “allegre” di immensi patrimoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad ogni modo, tornando alle analisi storiche, fu in seguito alla catastrofe del ’29 che si iniziò a diffondere un minimo senso di Stato imprenditore che si adopera per la creazione di infrastrutture e, di conseguenza, lavoro, anche per sopperire (soprattutto negli States) alle drammatiche assenze di qualsivoglia forma di assistenza sociale (unica lodevole eccezione fu la Gran Bretagna che aveva istituito qualche anno prima, una forma di sussidio di disoccupazione). La salvezza dei disperati era affidata a dormitori e mense pubbliche. E siamo al 1944, con la ratifica delle regole del capitalismo mondiale (Bretton Woods). Oggi i posti nei dormitori pubblici e alle mense della Caritas non bastano più e i cosiddetti &#8220;nuovi poveri&#8221; (spesso impiegati con tanto di lavoro che non arrivano più nemmeno alla terza settimana del mese) devono fare a turno. Un dato su tutti? I poveri, nella sola Penisola, solo 8.370.000.</p>
<p style="text-align: justify;">Regole che, a differenza del capitalismo entusiasta e ingenuo dei primi del ‘900, noi tutti conosciamo. Quindi gli analisti odierni non hanno certo la scusa dell’essere stati trovati “impreparati” agli eventi. Non solo, ma oggi la crisi è mondiale e se c’è un focolaio d’infezione (Grecia, Spagna o Portogallo che siano) a rischiare saremo tutti, Germania compresa che vede il 75% delle sue esportazioni proprio verso quei PIIGS che oggi sta letteralmente strozzando. In confronto quella del &#8217;29 fu una crisi locale. Attutita, se si vuole, dall’economia rurale che vedeva ancora qualche appezzamento di terra in mano ai privati o la possibilità di un ritorno all’agricoltura di sussistenza anche solo come rimedio estremo e temporaneo, nel frattempo di una stabilizzazione. Oggi in pochissimi sarebbero in grado di fare anche solo l’orto sul terrazzo!</p>
<p style="text-align: justify;">E ancora: il capitale umano contro quello delle macchine. Cosa vuol dire? Il lavoratore, nel &#8217;29, era produttore e consumatore (di una parte minima, d’accordo, altrimenti il plusvalore capitalista sarebbe inesistente) ora, scacciato dal sistema, vede la produzione automatizzata e non è nemmeno più consumatore. <em>(www.trend-online.com)</em></p>
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<p><small>© d.g.m. for <a href="http://www.danielemasciullo.com">danielemasciullo.com</a>, 2012.]]></content:encoded>
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		<title>Lo zapaterismo di Obama è solo un altro segnale di debolezza politica</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:39:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele G. Masciullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo va dicendo da mesi Charles Krauthammer, il noto columnist conservatore del Washington Post: “Sarà la campagna elettorale più cattiva” degli ultimi quarant’anni. Ancora non sono stati raggiunti i toni marziali che ci si aspetta, ma lentamente queste presidenziali 2012 entrano nel vivo, ed emergono le strategie dei due sfidanti. La cornice è la solita: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="left"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2793" style="border-image: initial; border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid;;  float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;" src="http://www.danielemasciullo.com/wp-content/uploads/2012/05/barack-obama-150x100.jpg" alt="" width="150" height="100" />Lo va dicendo da mesi <strong>Charles Krauthammer</strong>, il noto columnist conservatore del Washington Post: “Sarà la campagna elettorale più cattiva” degli ultimi quarant’anni. Ancora non sono stati raggiunti i toni marziali che ci si aspetta, ma lentamente queste presidenziali 2012 entrano nel vivo, ed emergono le strategie dei due sfidanti. La cornice è la solita: lo sfidante repubblicano, <strong>Mitt Romney</strong>, dopo i duri mesi delle primarie, attaccherà il non-record dell’amministrazione Obama e cercherà di offrire alternative, soprattutto in campo economico. Dal canto suo il presidente Obama, assieme alla sua ‘squadra’, cercherà di difendere il proprio non-record, e attaccherà sotto la cintura a ogni pie’ sospinto Mitt Romney, distogliendo il più possibile l’attenzione dall’economia e dagli ancora alti livelli di disoccupazione. E’ la politica, baby! Niente di nuovo sotto il cielo. Questo accadrà perché i declamati miracoli obamiani non si sono visti, principalmente sul fronte dell’economia, ormai anch’essa presa nella morsa della doppia recessione europea – David Drucker del giornale di base a Washington, Roll Call, l’ha messa così: “Obama ha smesso di camminare sull’acqua”. Per questo la strategia della Casa Bianca sembra ormai quella d’andare a pescare nelle social issues, le ultra-divisive questioni sociali.</p>
<p style="text-align: justify;" align="left">Direbbero oltre atlantico, <em>So much for the post-partisan president!</em>, &#8220;E tanti saluti al presidente post-partisan&#8221;. Lui, primo nero a sedere nello Studio Ovale ed eletto da una maggioranza bianca. Lui che si era impegnato a unire una nazione socialmente e religiosamente tanto diversa. A quattro anni da quella speranza che sapeva allora di lombarda fuffa e oggi d’italianissima muffa, l’amministrazione Obama, la stessa che ha indebitato di ulteriori 4 trilioni di dollari lo Stato federale, che parandosi dietro il motto “guidare da dietro” negli affari internazionali, ha indebolito l&#8217;assertività degli Stati Uniti nel mondo (e la lista potrebbe essere lunga), non trova dunque meglio da fare per rigalvanizzare la base Democratica che giocare sulla divisività: genere, razza e omosessualità.</p>
<p style="text-align: justify;" align="left">Prima l’amministrazione si è messa contro la Chiesa Cattolica, cercando d’obbligare le imprese riconducibili alle diocesi cattoliche &#8211; scuole, università e cliniche principalmente &#8211; a riconoscere alle donne impiegate la copertura assicurativa per gli anticoncezionali, uno schiaffo in faccia tanto ai principi dottrinali cattolici in materia di vita e salute, quanto una prevaricazione in piena regola alla libertà di religione. Dopo aver innescato un coro d’indignazione, l’amministrazione Democratica &#8211; con Obama e Kathleen Sebelius, Segretaria di Stato alla Salute, in prima linea &#8211; ha battuto in ritirata strategica, offrendo una proroga per l’ottemperamento del provvedimento. Il tutto, in attesa del pronunciamento della Corte suprema statunitense sulla riforma sanitaria varata dal Congresso a controllo Democratico due anni or&#8217; sono, il noto <em>Obamacare</em>. La battaglia sui contraccettivi è stata etichettata come una battaglia a favore delle donne.</p>
<p style="text-align: justify;" align="left">Poi è stato il turno del caso di Trayvon Martin, il giovane ragazzo nero di diciassette anni, ucciso durante una colluttazione finita male da George Zimmerman, un trentenne mezzo bianco e mezzo ispanico che faceva la ronda di notte come guardia autorizzata nel proprio quartiere di Sanford, in Florida. Il brutto incidente, oggi affidato a una procedimento giudiziario, è stato subito dipinto dalla stampa progressista come un <em>racial scandal</em>, uno scandalo razziale, con il presidente che è entrato nell’arena del dibattito quando, presentando l’uomo scelto dalla Casa Bianca come nuovo presidente della Banca mondiale, Jim Yong Kim, alla domanda di un giornalista, aveva affermato che Trayvon avrebbe potuto essere suo figlio. Un commento che ha sollevato più di una polemica negli Stati Uniti per la dimensione razziale connessa alla risposta presidenziale. E se non fosse stato nero il povero diciassettenne, davvero il presidente si sarebbe preso la briga d’entrare dentro la faccenda?</p>
<p style="text-align: justify;" align="left">Infine, si è arrivati alle nozze omosessuali di questi giorni. Con un’intervista alla rete di sinistra, Abc News, il presidente statunitense si è detto ormai in favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Un ritorno alle origini, visto che nel 1996, durante la corsa per il Senato a Chicago, si era dimostrato in totale accordo con le posizioni pro-omo, salvo poi, due anni dopo, assumere delle posizioni più restrittive in materia. Chiaramente l’opportunismo dietro quell&#8217;indietreggiamento ha giocato la sua parte. Sino a pochi giorni fa, la posizione del presidente Obama era sostanzialmente la stessa post-intervista, ovvero quella di un uomo favorevole ai matrimoni omo, ma non in favore di una legislazione federale, centralizzata.</p>
<p style="text-align: justify;" align="left">A parte le ridicole declamazioni di molti giornali italiani sulla faccenda, come quella di Roberto Festa su <em>Il Fatto Quotidiano</em><em>, </em>che parla di svolta storica, di fatto la posizione del presidente Obama non è cambiata affatto negli ultimi 16 anni d’attività politica. Dietro la mossa &#8220;matrimoni omo&#8221; v’è solo la voglia di rimotivare la base Democratica, delusa dall’azione dell’amministrazione, ma soprattutto di rigalvanizzare i fund-raiser, coloro che nel 2008 procacciarono milioni e milioni di euro per la campagna Obama 2008, quella del ‘Yes, We Can’. A quanto riporta il Washington Post, un procacciatore di fondi su sei del presidente nel 2008, adducenti borse di contributi superiori ai 500,000 dollari, sono fund-raiser dichiaratamente omosessuali.</p>
<p style="text-align: justify;" align="left">Di fatto, e spiace dirlo, tutte queste declamazioni su razza, omosessualità e questioni di genere, altro non sono che un tentativo di dare il contentino a tutti: agli abortisti, alla comunità nera, agli omosessuali, alle donne come segmento elettorale. Questo ovviamente per distogliere il dibattito dall’andamento dell’economia Usa la quale stenta a ripartire a causa della recessione che proviene dall’Europa. Insomma, lo spettacolino è quello di una zapaterizzazione di Obama – guerra alla Chiesa, omosessualità e razza. Spettacolo questo molto triste e molto partisan purtroppo. E sei storia insegna, divisivo e non pagante sul piano politico. <em>(www.loccidentale.it)</em></p>
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<p><small>© d.g.m. for <a href="http://www.danielemasciullo.com">danielemasciullo.com</a>, 2012.]]></content:encoded>
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