Da quando i social media sono diventati così influenti sulla vita e la reputazione delle persone, gli hacker hanno cominciato a utilizzare le proprie competenze informatiche per attaccare gli utenti di Facebook, Instagram, Twitter, LinkedIn, YouTube e Google+. Negli ultimi giorni, ad esempio, un virus informatico noto come Zeus, sviluppato per rubare i dati delle carte di credito, è stato riadattato e adesso è in grado di creare falsi “Like” su Instagram, venduti a pacchetti di 1000 sui forum degli hacker per soli 15 dollari.

Se a un primo impatto la cosa potrebbe sembrare irrilevante, o comunque meno grave del vecchio furto di carte di credito, gli esperti del marketing on line fanno notare come invece non sia così. Molte aziende, infatti, sono disposte a spendere cifre esagerate pur di arrivare ai propri clienti attraverso la rete. “Le persone percepiscono come importante tutto ciò che fa tendenza su internet- ha spiegato alla Reuters Victor Pan, analista di dati della WordStream, che si occupa di marketing on line- E’ il cosiddetto ‘effetto carrozzone’”.

Per questo Instagram, come Facebook, cerca di correre ai ripari e di salvaguardare dai fake i suoi circa 130 milioni di utenti attivi, incoraggiandoli a segnalare qualunque attività sospetta. “Stiamo lavorando duramente- ha detto il portavoce del social network Michale Kirkland- per limitare lo spam e vietare la creazione di account automatici”, solitamente utilizzati dai manipolatori di “like”.

La versione modificata di Zeus, ad esempio, controlla i computer infettati attraverso un server centrale, e li costringe a cliccare ‘Like’ su specifici utenti o pubblicazioni di utenti. I consulenti di marketing on line, tuttavia, spesso consigliano alle aziende di acquistare dei pacchetti di falsi follower, soprattutto quando ne hanno meno di mille. “Per iniziare è giusto farlo- ha spiegato Will Mitchell- per cominciare a farsi conoscere. Senza esagerare però. E’ controproducente, ad esempio, comprare 300 mila ‘like’ su Fb perché azioni del genere dimostrano chiaramente che si tratta di fakes”. (Alessandra Modica – www.iljournal.it)

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