“Dimezzare i tempi, per realizzare un grande progetto in Italia ci vogliono nove anni, è troppo”. Johannes Hahn, commissario europeo per le Politiche Regionali, l’uomo dei fondi strutturali europei, è a Roma per fare il punto con il governo per il varo dell’accordo sul nuovo programma 2014-2020. L’ultimo atto della sua missione che, annuncia, avrà il semaforo verde di Bruxelles in settembre.

Commissario Hahn, che voto dà all’Italia sulla gestione dei fondi europei?

“Mi dispiace non sono un professore quindi non sono bravo a dare voti. Credo che l’immagine sia mista: ci sono un po’ di regioni in cui i soldi sono stati ben spesi e altre in cui ci sono stati dei ritardi. In Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Basilicata i soldi sono stati ben spesi, altre regioni come la Sicilia e la Calabria hanno ritardi significativi”.

Guardiamo al breve periodo, qual è la cifra su cui l’Italia può contare per i prossimi sei mesi e per il prossimo anno?

Bisogna fare una differenziazione, ovvero c’è il periodo di programmazione 2007-2013 per il quale i progetti devono essere completati entro la fine del 2015 e questo è il motivo per cui sono andato a Pompei: fare pressione affinché i soldi stanziati vengano utilizzati e il progetto venga completato entro la data di scadenza, cioè il 2015. Poi abbiamo la nuova programmazione, per il periodo 2014-2020: la quota per l’Italia, che è la seconda più alta dopo la Polonia, è pari a 32 miliardi. Non si può fare una cifra precisa. Tuttavia, se dovessimo farla, potremmo dire che entro la fine del 2015 abbiamo da spendere un totale di 15 miliardi. Se vogliamo fare una media per i sette anni successivi potrebbe essere intorno ai 4,3 miliardi all’anno”.

Si continua a parlare per l’Italia, di togliere dal calcolo deficit- Pil il cofinanziamento che spetta al nostro paese. E’ una strada percorribile?

“C’era già stata una iniziativa da parte dell’Italia, se non ricordo male, un paio di anni fa. Naturalmente ci sono alcuni altri Paesi membri che hanno una opinione diversa sulla questione. Attualmente abbiamo una “investment clause” in base alla quale uno stato membro che rispetta i criteri di Maastricht, in certe circostanze, può dedurre il cofinanziamento nazionale dal calcolo del deficit di bilancio”.

C’è la possibilità per l’Italia di utilizzare questa clausola?

“Attualmente, date le condizioni, no. Comunque, come ha anche annunciato l’ex vice presidente Rehn e come stato confermato all’ultimo Consiglio europeo, nel corso dell’autunno verrà avviata una revisione a tale riguardo e in base all’esito di questa revisione, sicuramente ci sarà un dibattito al quale tutti i Paesi membri saranno invitati a dare il proprio contributo”.

Qual è la debolezza italiana nell’utilizzo dei fondi?

“E’ la debolezza di alcune strutture amministrative. Quando parliamo di progetti consistenti, cioè i superiori a 50 milioni, i tempi dal momento del concepimento alla piena attuazione sono in Italia di 9 anni. Vanno dimezzati: ci vuole più rapidità”. (Roberto Petrini – www.repubblica.it)

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