I numeri di Facebook sono ormai noti: un miliardo e 100 milioni di utenti registrati, 600 milioni di utenti attivi via mobile, 24 milioni di connazionali presenti, il 60% dei quali non si fa mancare tag e like smartphone alla mano. Nella sede dell’ incubatore veneto H-Farm, si è parlato del valore concreto di questo bacino d’utenza per le startup. A soffermarsi sulle opportunità offerte dal social network di Mark Zuckerberg Matteo Andrini, account manager che lavora nella squadra dublinese di Facebook Italia, e Daniele Bernardi, solutions engineer con base a Londra per Europa, Medio Oriente e Africa.

In questi giorni, mentre in H-Farm si respira già l’aria dell’hackathon del fine settimana HackItaly, Andrini e Bernardi spiegano alle giovani imprese come ottenere risultati rilevanti mettendo direttamente mano alle soluzioni in base alle necessità dei loro interlocutori. Wired.it ha seguito, in esclusiva, i lavori. “Facebook può diventare un vero e proprio volano per le startup“, ha ripetuto più volte Andrini. L’altro termine, coerentemente con le aspettative del suo Ceo Zuckerberg, su cui il 30enne residente a Dublino ha insistito è “mobile“. A partire dai 170 milioni di download di applicazioni da App Store e Google Play al mese che vengono incoraggiati dai link presenti nel newsfeed di Facebook senza attingere a pubblicazioni sponsorizzate. Si tratta quindi dell’utente che clicca sul link dopo aver visto l’aggiornamento relativo a un suo contatto che, per esempio, ha fatto Mi piace sulla pagina di Angry Birds. Sta ovviamente all’Angry Birds della situazione aver previsto l’indirizzamento diretto da quel messaggio al negozio di applicazioni. Con una buona dose di consapevolezza e di pazienza si possono ottenere risultati interessanti, sia che si stia parlando di attività gratuite sia di pubblicità che, se ottimizzata, costa ovviamente meno.

Il primo passo citato è la creazione di pagina di partenza ben fatta e funzionate: perché sia così definibile ci si deve concentrare “sulla qualità dei contatti più che sulla quantità“. Se sono un produttore di creme antirughe dovrò avere tutto l’interesse a ottenere i like delle donne che potenzialmente ne fanno uso. E non delle ragazze adolescenti o dei giovani uomini. Come fare? Innanzitutto evidenziare bene nell’impostazione della campagna il target di riferimento. Andrini consiglia di fare una “campagna differente per ogni target e per ogni messaggio da veicolare“. A questo non deve corrispondere una spesa maggiore: è sufficiente spezzare il budget per le diverse operazioni. Il formato suggerito per aggiungere fan è il link page post ad, il messaggio che contiene l’indirizzo della pagina. Parallelamente è utile far partire anche foto page post ad: se, da una parte, il click su una bella foto è sostanzialmente perso – l’utente la evidenzia e non viene scaraventato altrove – dall’altra gli scatti gradevoli in bella vista fra il flusso di notizie sono il modo migliore per catturare pollici alti o commenti. Questo scatena un meccanismo virtuoso per cui Facebook tende a dare più visibilità ai contenuti pubblicitari che hanno scatenato l’interesse degli utenti. Se, al contrario, la fotografia o il link vengono ignorati o nascosti la campagna, una volta raggiunta l’utenza prevista dall’investimento, perde progressivamente esposizione. Lato utente, a condizionare la presenza o meno di uno spot nel nostro flusso di notizie è il legame che abbiamo con quel marchio (su Facebook) e l’interazione che lo stesso è stato in grado di generare con i nostri amici. Tutti questi motivi rendono le meno incisive graficamente sponsorizzazioni nella colonna destra dello schermo più sicure: lì non c’è algoritmo che tenga. Per portare con uno sforzo economico gli utenti mobili a scaricare la propria app il formato è il mobile app install ad.

Una volta raggiunta una base utenti rilevante è cosa buona e giusta tenere sotto controllo le reazionialla pubblicazione di contenuti. Giusto in queste ore sono stati pubblicati i nuovi Insights che rendono la consultazione più semplice e completa. Individuando il momento della giornata e i giorni della settimana in cui gli aggiornamenti generano più interazione, l’amministratore della pagina è in grado di ottimizzare l’attività. E assicurarsi i presupposti per il meccanismo virtuoso citato prima. Altro consiglio di Andrini per le startup “il cui obiettivo di conversione è l’acquisizione di nuovi contatti” è l’attivazione di monitoraggio del risultato ottenuto attraverso le campagne pubblicitarie su Facebook: dal pannello di controllo della campagna si può scaricare l’apposito codice (si chiama pixel) da inserire nel proprio portale per controllare quanti nuovi utenti hanno ceduto alla curiosità sulla community blu. Per le giovani imprese che si occupano di e-commerce lo strumento ottimale è invece custom audience, mediante il quale raggiungere con il messaggio pubblicitario su Facebook i clienti già registrati alla propria piattaforma, il tutto avviene ovviamente in modo anonimo. A chi ha acquistato sul mio negozio digitale i pantaloni e camicia proverò a proporre l’acquisto di una giacca andandolo “a disturbare” mentre si sta dilettando fra tag e aggiornamenti. (Martina Pennisi – www.wired.it)

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