La conversazione e i post dei Facebook Fan hanno valore per il brand e le community? Si, secondo uno studio di Syncapse – azienda di servizi IT – e in media un Fan su Facebook avrebbe un valore di $ 174, quasi il 28% in più rispetto al 2010 ($ 136). Lo studio, condotto insieme a Hotspex tra Gennaio e Febbraio 2013, ha come protagonisti 20 grandi consumer brands – Coca Cola, McDonald’s, ecc. – e compara i comportamenti di fans e non-fans basandosi su vari aspetti – le abitudini di spesa, la fedeltà alla marca, la propensione a suggerire quel marchio/prodotto, l’affinità di brand ecc.

Emerge così che la conversazione e la propensione a “raccomandare” quella marca non solo favoriscono la conoscenza e la loyalty, ma sviluppano una serie di percezioni e comportamenti che influiscono sul brand e sul posizionamento in rete. Partendo dal “valore” di un fan su Facebook (in media $174, con picchi di $405 come nel caso di Zara), lo studio analizza il comportamento degli utenti, dividendo tra fan e non-fan le propensioni a commentare, recensire e acquistare.

Si scopre, tra gli altri dati, che il 20% dei fan di un marchio rappresentano l’80% dei ricavi, e quel 20% spesso è il punto di riferimento dei restanti fan del brand: spetta al marketing capire quali fan sono clienti, segmentarli per targettizzare offerte e messaggi pubblicitari.

“Questi ultimi anni sono stati caratterizzati da una sfrenata corsa all’acquisizione di collegamenti di Fan su Facebook, ma solo ora i marketers stanno iniziando a riflettere e a farsi domande riguardo il ROI del Social marketing”, ha commentato Michael Scissons, fondatore e CEO di Syncapse. “Probabilmente nessuna domanda va oltre il ‘Quale è il valore di un fan di un brand su Facebook?’ Con questo studio, abbiamo applicato metodi di ricerca rigorosi per fissare un punto di riferimento e misurare le differenze tra gli utenti a cui ‘piace’ o sono un ‘fan’di un brand su Facebook e quelli che invece non lo sono, per determinare il loro valore di business”. La ricerca è stata condotta su 2000 utenti americani tra Gennaio e Febbraio 2013, secondo una metodologia ben precisa. (Matteo Giaccari – www.crmag.it)

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