«E’ il tempo della Rete, del nuovo corpo mistico civile, della democrazia diretta», ha detto lasciando Montecitorio l’ex deputato Mario Adinolfi, uno che il Web l’ha frequentato e che ne ha – in effetti – sottolineato la rilevanza prima di altri politici. L’espressione di Adinolfi, «corpo mistico», richiama la visione sacrale e palingenetica di Internet che lo stesso Gian Roberto Casaleggio ha teorizzato in un celebre video intitolato “Gaia – The future of politics”, secondo il quale la disintermediazione e la orizzontalizzazione provocata dalla Rete porterebbe a un futuro in cui ogni forma di conflitto viene messo alle spalle e nel quale ogni persona diventa parimenti cittadino del mondo.

E’ interessante confrontare questo “millenarismo” on line con la concezione di Internet che a più riprese è stata esposta da Pier Luigi Bersani, secondo il quale il Web è invece tutt’al più «un utile strumento per le piccole e medie imprese».

Sembrano due galassie lontanissime: da un lato una interpretazione messianica secondo la quale entro qualche anno eleggeremo un governo mondiale on line, dall’altro un pragmatismo di breve periodo che tende a ricondurre la rivoluzione digitale all’interno delle dinamiche produttive del XX secolo.Solo il tempo ci dirà quale delle due posizioni è più vicina a quanto sta accadendo oggi in Italia.

Probabile tuttavia che ciascuna delle due rifletta un atteggiamento emotivo, che sul Web fa ricadere ogni paura o al contrario ogni speranza. In mezzo ai due estremi, la tesi che il consigliere hi-tech di Hillary Clinton, Alec Ross, spiegò qualche anno fa proprio a un convegno del Pd a Roma: come l’invenzione della stampa ha portato prima al protestantesimo e poi all’Illuminismo, disse Ross, così la connettività in Rete provocherà cambiamenti culturali, sociali e politici di immensa portata. Come questi si declineranno, tuttavia, solo Zeus lo sa. (Alessandro Gilioli – espresso.repubblica.it)

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