L’ultima frontiera della guerra nel cyberspazio si chiama CyberCity. E’ un campo di addestramento per formare gli ‘hacker governativi’, ovvero i guerrieri del ventunesimo secolo. E’ come una di quelle finte città nel deserto dove i militari americani delle forze speciali si allenano ad ambienti ‘ostili’, ma la differenza fondamentale è che, in questo caso, si tratta di un ambiente totalmente virtuale. A CyberCity ‘vivono oltre 15 mila “persone”, con le loro abitudini, necessità e account internet, con password e caselle e-mail, come in ogni città reale. C’è la banca, la stazione ferroviaria, l’ospedale, la centrale elettrica, i semafori, e i bar, col servizio wi-fi per i clienti. Contrariamente ad altre città, è però costantemente sotto attacco, ed è costantemente difesa, da ‘hacker-soldati’, della Us Air Force e di altri settori militari americani, scrive il Washington Post.

CyberCity “ad alcuni può sembrare come un gioco”, afferma Ed Skoudis, fondatore della Counter Hack, l’azienda che in New Jersey sta sviluppando il progetto, secondo cui, invece, la questione è molto seria, perchè “i cattivi stanno migliorando molto in fretta e noi non vogliamo rimanere indietro”. E che il Pentagono prenda molto sul serio l’argomento lo dimostra l’ammonimento lanciato il mese scorso dal segretario alla Difesa Leon Panetta, secondo il quale, in uno scenario di guerra totale nel cyberspazio “potrebbero essere lanciati attacchi multipli alle nostre infrastrutture, contemporaneamente ad attacchi fisici” e il risultato sarebbe “una cyber Pearl Harbor che paralizzerebbe e scioccherebbe la Nazione, creando un nuovo, profondo senso di vulnerabilità”.

Ma senza guardare troppo avanti, un conflitto è in realtà già in corso. Qualche giorno dopo, un alto funzionario della Difesa citato dal Wall Street Journal ha rivelato ad esempio che hacker iraniani collegati al governo di Teheran negli ultimi mesi hanno condotto numerosi attacchi informatici contro obiettivi americani. “Hanno attaccato tutti, servizi finanziari, Wall Street”.  Gli Usa però non stanno certo a guardare. A loro volta hanno lanciato attacchi alle installazioni nucleari iraniane, ritardandone sensibilmente lo sviluppo e contemporaneamente hanno avviato l’elaborazione di programmi sofisticatissimi per potenziare al massimo le capacità militari Usa sui “campi di battaglia digitali”. Come il ‘Plan X’, che ha tra gli obiettivi quello di arrivare ad avere una mappa dettagliata che mostri l’intero cyberspazio, ovvero una rete di miliardi di computer, che si aggiorni costantemente.

In questo quadro, CyberCity è solo l’ultimo tassello, che si inserisce in una rete di simili ambienti di addestramento virtuale, formata da centinaia di ‘ambienti digitali’, creati negli scorsi anni da militari, aziende e ricercatori universitari. Perchè i nemici potrebbero attaccare ovunque, dalle grandi infrastrutture, fino agli ospedali. Ovunque ci sia un servizio regolato da computer. (www.repubblica.it)

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