È facile dar ragione all’eccellente filosofo Giovanni Reale che denuncia sul Corriere della Sera «la dittatura culturale del marxismo» degli scorsi decenni, oggi sostituita da «un laicismo estremista, che è una forma di illuminismo integralista, anticattolico e antireligioso, non meno pericoloso». Dittatura è forse troppo perché non sono state soppresse le culture divergenti (lo stesso Reale è andato in cattedra e non ha pubblicato in clandestinità), meglio parlare di egemonia ed emarginazione. Del resto un partito d’ispirazione cattolica era al potere e poi Berlusconi…

Il dominio laicista e anticattolico non spiega perché siano stati emarginati autori nazional-conservatori e liberal-conservatori, nuove destre comunitarie e cultori della tradizione, anche d’impronta laica o non cattolica. In realtà non sono stati discriminati i cattolici in quanto tali – i catto-democratici e progressisti hanno avuto spazio – ma solo i cattolici conservatori o collegati ai principi tradizionali e coloro che hanno una visione spirituale della vita e della società, della politica e dei legami comunitari (non dunque gli spiritualisti fuori dal mondo e dal tempo).

Insomma chi non è politically correct. Per la verità, a quell’emarginazione ha concorso l’incultura dominante negli opposti versanti, il disprezzo per la cultura, l’individualismo egocentrico di alcuni autori, l’assenza di proposte culturali, la formazione e il sostegno di nuove leve. Dietro ogni egemonia c’è anche una resa; per viltà, ignoranza o tornaconto di corto respiro. (Marcello Veneziani – www.ilgiornale.it)

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