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:: Tarantismo e musicoterapia
L’amministrazione
comunale di Galatina ha pubblicato gli Atti del convegno
internazionale “L’eredità di Diego Carpitella.
Etnomusicologia, antropologia e ricerca storica nel
Salento e nell’area mediterranea”. Il libro, curato da
Maurizio Agamennone e Gino Di Mitri ed pubblicato dalla
casa editrice Besa di Nardò, raccoglie gli interventi
dei numerosi studiosi provenienti da università non solo
italiane ma anche straniere (Parigi, Ginevra e Londra),
che hanno preso parte e dato il proprio contributo
scientifico al convegno tenutosi a Galatina dal 21 al 23
giugno 2002. Il convegno internazionale, organizzato
dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Galatina, è
stato patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività
Produttive, dalla Regione Puglia, dalla Provincia di
Lecce, dalla Fondazione “G. Cini”, dal Laboratoire d’Ethnomusicologie
de Parigi e dall’Università degli Studi di Lecce, Bari,
Venezia e Ginevra. Diego Carpitella, collaboratore di
Ernesto De Martino, è considerato uno dei maggiori
ricercatori e studiosi di etnomusicologia ed
antropologia visiva. Una carriera didattica durata un
quarantennio, iniziata subito, negli anni successivi
alla laurea, come insegnante di materie letterarie
presso il Collegio di musica del Foro Italico di Roma.
Quindi, l’insegnamento all’Accademia Nazionale di Danza,
al Conservatorio di musica romano, incarichi diversi in
numerose Università e come responsabile del corso di
etnomusicologia presso l’Istituto di Pedagogia di Roma
fino alla cattedra di storia delle tradizioni popolari
dell’Università “La Sapienza”. Dal 1977 al 1989, ha
anche organizzato i Seminari di Etnomusicologia
dell’Accademia Chigiana di Siena riconosciuti a livello
internazionale. “Promovendo quell’evento” – scrive
l’Assessore alla Cultura Luigi Rossetti iniziando la
presentazione del libro – “l’amministrazione comunale
intese far convergere a Galatina le punte più avanzate
della ricerca musicologica, antropologica e storica, al
fine di ampliare l’orizzonte di conoscenza riguardo al
patrimonio delle musiche popolari locali in interazione
con quelle del contesto mediterraneo”. Durante le tre
giornate di studio, che hanno mantenuto vivo il
dibattito avviato con il precedente convegno del 1998
dal titolo “Quaranta anni dopo De Martino. Il
Tarantismo”, ampio spazio è stato riservato allo studio,
alla ricerca ed al confronto sul patrimonio culturale
tanto caro al territorio galatinese e salentino. “La
pubblicazione degli Atti” – scrive nella presentazione
del libro il Sindaco di Galatina Giuseppe Garrisi –
“avviene a poco più di un anno e rappresenta la migliore
conclusione del convegno, poiché i numerosi contributi
di insigni studiosi forniscono una fonte preziosa di
approfondimento per ricercatori e appassionati,
un’imprescindibile base di confronto, un punto di
partenza per ulteriori studi, per ulteriori ricerche.
Galatina ha scelto ancora una volta la strada dello
studio, della ricerca, del confronto, nel pieno
convincimento, che in questo modo si darà un valido
contributo al grande obiettivo di recuperare,
comprendere, valorizzare il patrimonio culturale che ci
appartiene, perché espressione peculiare del nostro
territorio”. Il volume “L’eredità di Diego Carpitella”
raccoglie numerosi saggi realizzati dagli studiosi
elaborando gli esiti della discussione e del dibattito
sulle idee maturate nel corso del convegno
internazionale. Sono molti gli argomenti ed i temi
trattati: dal tarantismo al confronto interculturale
nell’esperienza musicale, dalla didattica musicale
all’esperienza degli stessi musicisti. Interessante,
perché analizza l’attività di Carpitella come critico
musicale e promotore di cultura, è la relazione di
Roberta Tucci, del C.R.D. Regione Lazio: “Nel suo
percorso di ricercatore e di studioso, Diego Carpitella
ha posto l’attenzione sulla circolazione della cultura
musicale in Italia. Una cultura musicale che avrebbe
dovuto ampliarsi e comprendere molti altri terreni e una
circolazione che si sarebbe dovuta potenziare,
soprattutto nel senso di una più allargata
socializzazione. In questo contesto, uno degli aspetti
che maggiormente gli stavano a cuore era il ruolo che il
patrimonio etnico-musicale italiano avrebbe potuto
assumere, non restando un puro dato ‘archeologico’, ma
circolando ‘in senso culturale’ e andando quindi a
costituire ‘una determinante lessicale nell’ambito
nazionale’”. Di tarantismo e musicoterapica, invece, si
parla nella relazione di Karen Ludtke della Oxford
University: “Che significano questi termini? Ed è
possibile e giustificabile paragonarli o assimilarli?” –
si chiede la ricercatrice – “Per tarantismo si intende
qui l’insieme delle credenze e pratiche popolari
connesse al rito eseguito per curare coloro che si
riteneva fossero stati morsi dalla taranta o condannati
da San Paolo, il patrono delle tarantate. Mi riferisco,
perciò, al tarantismo del passato, come ancora
documentato da Ernesto De Martino e Diego Carpitella,
senza entrare nel merito del tarantismo contemporaneo o
moderno, sulla cui esistenza o assenza tante e diverse
posizioni critiche oggi si fronteggiano. Nonostante le
molteplici interpretazioni di questo fenomeno, proposte
attraverso i secoli, si può identificare una modalità
simbolica e metodologica comune e specifica, centrata
sul simbolo della taranta. La musicoterapica, o se
vogliamo le musicoterapie, invece, sfuggono più
agilmente a qualsiasi facile categorizzazione”.
(Daniele Masciullo -
Città Magazine 30.01.04 pag. 24)
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