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Daniele Masciullo

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:: Tarantismo e musicoterapia

L’amministrazione comunale di Galatina ha pubblicato gli Atti del convegno internazionale “L’eredità di Diego Carpitella. Etnomusicologia, antropologia e ricerca storica nel Salento e nell’area mediterranea”. Il libro, curato da Maurizio Agamennone e Gino Di Mitri ed pubblicato dalla casa editrice Besa di Nardò, raccoglie gli interventi dei numerosi studiosi provenienti da università non solo italiane ma anche straniere (Parigi, Ginevra e Londra), che hanno preso parte e dato il proprio contributo scientifico al convegno tenutosi a Galatina dal 21 al 23 giugno 2002. Il convegno internazionale, organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Galatina, è stato patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Produttive, dalla Regione Puglia, dalla Provincia di Lecce, dalla Fondazione “G. Cini”, dal Laboratoire d’Ethnomusicologie de Parigi e dall’Università degli Studi di Lecce, Bari, Venezia e Ginevra. Diego Carpitella, collaboratore di Ernesto De Martino, è considerato uno dei maggiori ricercatori e studiosi di etnomusicologia ed antropologia visiva. Una carriera didattica durata un quarantennio, iniziata subito, negli anni successivi alla laurea, come insegnante di materie letterarie presso il Collegio di musica del Foro Italico di Roma. Quindi, l’insegnamento all’Accademia Nazionale di Danza, al Conservatorio di musica romano, incarichi diversi in numerose Università e come responsabile del corso di etnomusicologia presso l’Istituto di Pedagogia di Roma fino alla cattedra di storia delle tradizioni popolari dell’Università “La Sapienza”. Dal 1977 al 1989, ha anche organizzato i Seminari di Etnomusicologia dell’Accademia Chigiana di Siena riconosciuti a livello internazionale. “Promovendo quell’evento” – scrive l’Assessore alla Cultura Luigi Rossetti iniziando la presentazione del libro – “l’amministrazione comunale intese far convergere a Galatina le punte più avanzate della ricerca musicologica, antropologica e storica, al fine di ampliare l’orizzonte di conoscenza riguardo al patrimonio delle musiche popolari locali in interazione con quelle del contesto mediterraneo”. Durante le tre giornate di studio, che hanno mantenuto vivo il dibattito avviato con il precedente convegno del 1998 dal titolo “Quaranta anni dopo De Martino. Il Tarantismo”, ampio spazio è stato riservato allo studio, alla ricerca ed al confronto sul patrimonio culturale tanto caro al territorio galatinese e salentino. “La pubblicazione degli Atti” – scrive nella presentazione del libro il Sindaco di Galatina Giuseppe Garrisi – “avviene a poco più di un anno e rappresenta la migliore conclusione del convegno, poiché i numerosi contributi di insigni studiosi forniscono una fonte preziosa di approfondimento per ricercatori e appassionati, un’imprescindibile base di confronto, un punto di partenza per ulteriori studi, per ulteriori ricerche. Galatina ha scelto ancora una volta la strada dello studio, della ricerca, del confronto, nel pieno convincimento, che in questo modo si darà un valido contributo al grande obiettivo di recuperare, comprendere, valorizzare il patrimonio culturale che ci appartiene, perché espressione peculiare del nostro territorio”. Il volume “L’eredità di Diego Carpitella” raccoglie numerosi saggi realizzati dagli studiosi elaborando gli esiti della discussione e del dibattito sulle idee maturate nel corso del convegno internazionale. Sono molti gli argomenti ed i temi trattati: dal tarantismo al confronto interculturale nell’esperienza musicale, dalla didattica musicale all’esperienza degli stessi musicisti. Interessante, perché analizza l’attività di Carpitella come critico musicale e promotore di cultura, è la relazione di Roberta Tucci, del C.R.D. Regione Lazio: “Nel suo percorso di ricercatore e di studioso, Diego Carpitella ha posto l’attenzione sulla circolazione della cultura musicale in Italia. Una cultura musicale che avrebbe dovuto ampliarsi e comprendere molti altri terreni e una circolazione che si sarebbe dovuta potenziare, soprattutto nel senso di una più allargata socializzazione. In questo contesto, uno degli aspetti che maggiormente gli stavano a cuore era il ruolo che il patrimonio etnico-musicale italiano avrebbe potuto assumere, non restando un puro dato ‘archeologico’, ma circolando ‘in senso culturale’ e andando quindi a costituire ‘una determinante lessicale nell’ambito nazionale’”. Di tarantismo e musicoterapica, invece, si parla nella relazione di Karen Ludtke della Oxford University: “Che significano questi termini? Ed è possibile e giustificabile paragonarli o assimilarli?” – si chiede la ricercatrice – “Per tarantismo si intende qui l’insieme delle credenze e pratiche popolari connesse al rito eseguito per curare coloro che si riteneva fossero stati morsi dalla taranta o condannati da San Paolo, il patrono delle tarantate. Mi riferisco, perciò, al tarantismo del passato, come ancora documentato da Ernesto De Martino e Diego Carpitella, senza entrare nel merito del tarantismo contemporaneo o moderno, sulla cui esistenza o assenza tante e diverse posizioni critiche oggi si fronteggiano. Nonostante le molteplici interpretazioni di questo fenomeno, proposte attraverso i secoli, si può identificare una modalità simbolica e metodologica comune e specifica, centrata sul simbolo della taranta. La musicoterapica, o se vogliamo le musicoterapie, invece, sfuggono più agilmente a qualsiasi facile categorizzazione”.

(Daniele Masciullo - Città Magazine 30.01.04 pag. 24)

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