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:: Luigi Ciavardini, presunto terrorista
Si è tenuta nei giorni
scorsi a Cutrofiano la 1° Festa Tricolore organizzata
dal locale circolo di Alleanza Nazionale, manifestazione
che, solo per pochi giorni, ha anticipato la festa
provinciale tenutasi a Lecce e che ha visto la
partecipazione dei più autorevoli rappresentanti del
partito di Gianfranco Fini. Alla Festa Tricolore di
Cutrofiano, per presentare il suo libro, ha partecipato
anche Luigi Ciavardini, esponente
dell’extra-parlamentarismo di Destra durante gli anni di
piombo. Il libro, intitolato “La strage di Bologna e il
terrorista sconosciuto. Il Caso Ciavardini” e scritto
dal giornalista Gianluca Semprini,
racconta la vita di
Ciavardini, la sua brevissima e drammatica carriera da
terrorista e ricostruisce la vicenda giudiziaria
di colui che è stato condannato, in secondo grado,
perché ritenuto l’esecutore materiale della strage di
Bologna. “Semprini, un giornalista che si è interessato
a questa storia, ne ha fatto un quadro abbastanza
preciso. L’ha semplificato, nonostante la complicazione
che la magistratura ha voluto che questo processo
avesse” – ha dichiarato Ciavadini – “Questo processo è
nato su delle basi ‘forzate’, ha continuato ad essere
forzato nel tempo e ci vede ancora oggi combattere con
l’ipotesi della condanna in via definitiva anche della
mia posizione, oltre a quella di Mambro e Fioravanti”.
Lei, come del resto anche
Mambro e Fioravanti, si è sempre dichiarato innocente,
estraneo ai fatti. Qual è il suo giudizio sulla vicenda?
“Dagli atti processuali
risulta un fatto fondamentale: la sentenza si chiude
dicendo che, se pur non ci sono le prove per dimostrare
la mia partecipazione materiale all’atto, in realtà, si
può dedurre che comunque io fossi a conoscenza di quello
che stava per accadere. Questo è un fatto molto
importante che ci ha portato a credere che tutta la
vicenda abbia grossi dubbi nella sua intera costruzione
del fatto”.
Pensa che ci può essere un
collegamento tra il vecchio e il nuovo terrorismo o
anche tra il vecchio terrorismo ‘rosso’ e quello
internazionale, quello islamico che, come sappiamo, ha
delle cellule anche qui in Italia?
“Naturalmente. Il
terrorismo di Sinistra ha sempre avuto dei legami
politici con l’islamismo quindi, probabilmente, la
situazione internazionale può dettare delle nuove azioni
politiche. Che ci sia un collegamento fra vecchio e
nuovo io non lo so. Non mi voglio assolutamente
sostituire a giudici o poliziotti perché, altrimenti,
cadrei anch’io nel famoso inganno di giudicare una
situazione che realmente non conosco così come qualcuno
ha fatto nei miei confronti e per cui sto rischiando 30
anni di carcere. Però, se esiste qualcuno che vuole
comunicare ai giovani oggi quella che è la linea
politica da seguire per controbattere allo Stato, spero
assolutamente che non vengano più utilizzati vecchi
metodi e vecchie terminologie superate dal tempo e
sicuramente non valide”.
Com’è stato affrontato,
secondo Lei, il problema del terrorismo da parte dello
Stato? La legge sui pentiti diede effettivamente i suoi
frutti oppure è stata solamente ‘sfruttata’ per ottenere
uno sconto della pena?
“Se il pentitismo è
servito allo Stato solamente per giustificare delle
situazioni, tra le quali mi permetto di inserire ancora
questo processo di Bologna, e permettere a della gente
di affermare cose false sicuramente non è stata una
lotta giusta bensì uno sfruttamento di una situazione
tecnicamente studiata o interpretata dallo Stato come
un’esigenza per creare confusione nell’ambito di più
ambienti”.
Se li ha, quali sono i
suoi rapporti con il partito di Fini?
“Non mi posso considerare
di Alleanza Nazionale perché ci sono troppi temi che
questo partito tralascia volutamente o forse solo per
ignoranza. Ho scoperto che molte persone non sapevano o
non erano a conoscenza di quanto questa ingiustizia
fosse forte. Un partito di governo, un partito che parte
da una base popolare, dovrebbe in qualche modo
affrontare questi temi in modo diverso. Abbiamo
combattuto, lo abbiamo fatto in modo estremo ma, forse,
anche perché la vecchia dirigenza non ci ha insegnato a
capire determinate situazioni”.
Per concludere, Lei
aspetta la sentenza della Cassazione. Come vive questo
momento?
“La
vivo in modo normale, la vivo con la coscienza della
persona che crede fortemente di essere dalla parte della
ragione e di avere la verità nelle cose che dice e che
porta avanti. E, avendo poi accanto a me molte persone
che non la pensano politicamente come me – perché in
fondo io provengo dalla Destra – ma che umanamente
considera questa cosa un’ingiustizia, mi conferma ancora
di più che deve essere vissuta con la piena fiducia”.
(Daniele Masciullo - Il Gallo
15.11.03 pag. 20)
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