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Daniele Masciullo

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:: Un calendario per rivivere le tradizioni popolari

Il Centro sul Tarantismo e Costumi Salentini ha presentato, per il quarto anno consecutivo, il tradizionale calendario, pubblicazione, a tiratura limitata, nata con l’intento di offrire un contributo alla conoscenza della città e del suo ricco patrimonio culturale. “Lo scopo – dice uno dei soci fondatori del Centro, Marco Sambati – è quello di far rivivere le tradizioni popolari di un tempo, secondo quello che è lo scopo dell’associazione, vale a dire la ricerca, la raccolta e la conservazione di materiale bibliografico, audiovisivo e documentario sul tema del tarantismo”. Il Centro, presieduto dalla presidente Loredana Viola, ha condotto un lungo lavoro di ricerca tra la storia, i costumi ed il folklore locali, potendo contare sulla preziosa collaborazione di tanti galatinesi che hanno fornito immagini, documenti e testimonianze. “E’ stato dato risalto a personaggi che hanno dato lustro alla città, come l’Arcivescovo Stefano Pendinelli, martire di Otranto; lo scultore Nuzzo Barba, che operò alla corte degli Orsini del Balzo alla fine del ‘400 ed i Vernaleone, attivi protagonisti della vita letteraria galatinese nel ‘500. Questo viaggio nel passato è stato un’occasione per riscoprire poeti dialettali, vecchi canti popolari, costumi di una volta, usanze e credenze ormai scomparse”. L’interessante novità dell’edizione 2005 del calendario sono le ‘ngiurie’, quei soprannomi, individuali o familiari, che potevano prendere spunto da diversi elementi come difetti fisici o morali, vizi e mestieri. “Curiosando nelle vecchie dispense, si sono ritrovati recipienti rustici in terracotta e alluminio, simboli di una civiltà contadina ormai scomparsa, per poi riscoprire i metodi di conservazione dei cibi ed i piatti tradizionali della cucina locale – prosegue la Presidente – abbiamo pubblicato gli indovinelli, alcuni dei quali sono rimasti ancora ora oggi nel linguaggio comune, proverbi, filastrocche e detti popolari, tratti dalla viva voce degli anziani, che sono la parte più colorita della nostra cultura. Tutto questo rappresenta un mondo che è rimasto vivo nella memoria e che si è tramandato da una generazione all’altra, conservando impressi i segni del nostro passato”. In questa quarta edizione del calendario, è stato anche rievocato il Carnevale galatinese, ricordando i ‘festini’ ed i locali da ballo, e l’antico rito del tarantismo, facendo conoscere alcuni personaggi popolari del passato legati alle festività religiose.

(Daniele Masciullo - Il Gallo 08.01.05 pag. 8)

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