Hanagihara: “Vi spiego perché il mio libro è un caso”

Di difetti, “Una vita come tante”, ne ha almeno due. Il primo è che passa sotto la pelle e come un virus resta in circolo, anche quando il libro è sul comodino, chiuso, dopo una notte a leggerlo incapaci di posarlo. Il secondo è il finale (che non sveleremo), ma che emana odor di editor, ovvero la richiesta di molte case editrici di “chiudere le storie”, di raccontare cosa succeda a Tizio e a Caio, privando il lettore della vertigine eccitante dell’immaginare. Per il resto, le mille e più pagine di Hanya Yanagihara sono un regalo. Di una densità sconcertante, scorticanti, poetiche.

ll vichiano Tullio De Mauro

Con Tullio De Mauro è scomparso un grande intellettuale e l’ultimo rappresentante con autentico rilievo pubblico di una fondamentale tradizione culturale italiana. Tale tradizione è stata protagonista nella vicenda nazionale degli ultimi secoli e, nel Novecento, ha nutrito un ceto politico o prossimo alla politica, di formazione laica, sparso dall’area liberale alla comunista. In quest’ultima area, in particolare, trovò formulazione l’idea che, orientato il cammino verso il meglio (così voleva la fede nel progresso della modernità), il traguardo potesse raggiungersi seguendo una “via italiana”. Da tale idea, il giovane De Mauro fu certamente marcato. A essa egli è rimasto fedele per tutta la vita.

Bauman, addio all’osservatore critico del post-moderno

Era nato a Poznan, in Polonia, Zigmunt Bauman, nel 1925, e aveva attraversato il tempo di ferro e di fuoco dell’Europa fra le due guerre, tra nazismo, stalinismo, cattolicesimo oltranzista, antisemitismo: di origine ebraica, si era allontanato dalla sua terra, per sottrarsi proprio a una delle tante ondate di furore antiebraico, che da sempre la animano. Era stato comunista militante, poi allontanatosi dal marxismo canonico, influenzato da correnti eterodosse, senza mai però diventare anticomunista, e conservando un importante fondo storico-materialistico nel suo lavoro.