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Dossier Archivi | Pagina 2 di 2 | DM Blog

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Isee, un indicatore da salvare (riformato)

Dopo l’opposizione della Regione Lombardia in sede di Conferenza unificata, il decreto del presidente del Consiglio dei ministri messo a punto dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali, contenente il regolamento sulla revisione dell’indicatore della situazione economica equivalente (Isee), rischia lo stallo. Si tratta di una riforma largamente attesa e se il Consiglio dei ministri non deciderà di far proseguire l’iter per la sua approvazione (che prevede il passaggio per il parere delle Commissioni parlamentari competenti), la vicenda rischia di trasformarsi nell’ennesima occasione perduta.

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Quello che serve alle start-up

All’inizio dell’anno le Camere di commercio hanno predisposto le modalità per l’iscrizione al Registro delle imprese delle start-up introdotte dal decreto “Sviluppo bis”, ultimo atto del Governo Monti. (1) È un passaggio essenziale poiché diviene operativa la disciplina di questo nuovo strumento sul quale il Governo ha puntato molto per favorire la nuova imprenditoria e farne una delle leve per l’agognata fase due, della crescita. In un precedente articolo di Raffaele Lungarella sono descritti i benefici fiscali e le semplificazioni amministrative per incentivare chi vuole lanciarsi in iniziative imprenditoriali ad alto contenuto innovativo. Per certi aspetti, è un intervento che riecheggia quanto fatto da Barack Obama nel marzo 2012. (2)

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Nuove regole per futuri imprenditori

Con la disciplina sulle start-up innovative e gli incubatori certificati, contenuta nel decreto legge 179/2012 (legge di conversione 221/2012), è stato fatto un notevole sforzo per incentivare la creazione di nuove imprese nei diversi settori dell’innovazione, creando condizioni di approvvigionamento vantaggiose sui mercati dei principali fattori impiegati nelle loro attività. (1) Per produrre un ambiente adeguato alla nascita e alla sopravvivenza delle start-up innovative, uno degli obiettivi perseguiti è quello di evitare che esse nascano segnate, e siano successivamente ostacolate nel loro sviluppo, da una delle debolezze principali delle nostre piccole imprese: lo squilibrio tra scarsa capitalizzazione e eccessivo ricorso (comunque difficoltoso) al credito bancario.

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Per un pugno di interessi

La crisi economica ha visto una risposta determinata da parte delle banche centrali, che si sono avventurate in territori prima inesplorati, varando nuove misure di politica monetaria basate sulla modifica delle dimensioni e della composizione del proprio bilancio. Le cosiddette misure non convenzionali di politica monetaria. Lo scopo era quello di fornire liquidità al sistema bancario e di sostenere il valore di titoli obbligazionari di vario tipo contenendone gli spread. Il risultato è stato che i bilanci delle banche centrali sono esplosi in termini quantitativi e queste adesso detengono una quantità di titoli molto maggiore che in passato.