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Internet e new tech

#Internet e new tech

WikiLeaks: ecco l’accordo segreto per il liberismo selvaggio

Un trattato internazionale che potrebbe avere enormi conseguenze per lavoratori e cittadini italiani e, in generale, per miliardi di persone nel mondo, privatizzando ancora di più servizi fondamentali, come banche, sanità, trasporti, istruzione, su pressione di grandi lobby e multinazionali. Un accordo che viene negoziato nel segreto assoluto e che, secondo le disposizioni, non può essere rivelato per cinque anni anche dopo la sua approvazione. L’Espresso è in grado di rivelare parte dei contenuti del trattato grazie a WikiLeaks, l’organizzazione di Julian Assange, che lo pubblica in esclusiva con il nostro giornale e con un team di media internazionali, tra cui il quotidiano tedesco “Sueddeutsche Zeitung”. Una pubblicazione che avviene proprio in occasione dell’anniversario dei due anni che Julian Assange ha finora trascorso da recluso nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, come ricorda l’organizzazione.

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L’Internet dei ricchi

Immaginate un’autostrada con la corsia di sorpasso riservata ai soli proprietari di Mercedes e Bmw. Perché nel prezzo d’acquisto delle loro auto è incluso quel privilegio. Oppure, forse peggio ancora, la corsia veloce riservata a un paio di società multinazionali che gestiscono flotte di Tir, e hanno comprato quel diritto a farli circolare molto più in fretta di voi. Questo può accadere ben presto per la più importante di tutte le autostrade: Internet. La Rete da cui transita l’informazione, la comunicazione, ormai quasi ogni servizio essenziale, avrà qualità e servizi diversi. Due velocità, per ricchi e poveri. È questa la conseguenza di una nuova normativa che sta per prendere forma qui negli Stati Uniti, la nazione che ha dato al mondo l’infrastruttura portante dell’era digitale.

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Agcom: crollo sms, 40 milioni gli italiani che navigano in mobilità

Il mercato delle linee telefoniche mobili «negli ultimi due anni, è sostanzialmente saturo», pertanto i nuovi clienti si conquistano solo «rubandoli» alla concorrenza, come testimoniano i 3,5 milioni di operazioni di portabilità del numero mediamente effettuate ogni trimestre. È quanto mette in evidenza l’ultimo rapporto dell’Agcom, aggiungendo che prosegue il calo delle sim che effettuano solo traffico vocale (-7,5 milioni nel 2013) e che gli Sms scendono a 76,7 miliardi (-20%), a tutto vantaggio delle chat.

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Google e Samsung, alleanza contro Apple

Se i due litiganti si alleano il terzo non gode affatto. Samsung va all’assalto di Apple con un patto di non belligeranza con Google. L’accordo permetterà ai due di condividere i propri brevetti per i prossimi dieci anni per tenere lontane eventuali dispute sulla proprietà intellettuale che costano tempo e denaro. Ora i due potranno giocare d’anticipo e sfruttare le idee reciproche per rafforzarsi senza dover controllare a posteriori eventuali violazioni. È come se due delle favorite al titolo si mettessero d’accordo a inizio campionato, o per dirla con le parole di Seungho Ahn, capo della divisione di Samsung che si occupa della proprietà intellettuale, «Samsung e Google dimostrano al resto dell’industria che c’è molto più da guadagnare nel cooperare sui brevetti che nell’intraprendere battaglie non necessarie».

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Cyberbullismo, l’Italia detta le regole

È stata approvata la prima bozza del Codice di Autoregolamentazine per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo: si tratta del frutto del tavolo di lavoro presieduto dal Vice Ministro dello Sviluppo economico Antonio Catricalà, cui hanno partecipato anche le istituzioni competenti (Mise, Agcom, Polizia postale e delle comunicazioni, Autorità per la privacy, Garante per l’infanzia e Comitato media e minori), le associazioni di categoria interessate (Confindustria digitale e Assoprovider in primis), nonché gli operatori del settore, tra cui Google e Microsoft.

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Browser: lo standard “Do-not-track” diventerà realtà

Si torna al lavoro. Peter Swire, presidente del gruppo internazionale al lavoro per stabilire uno standard condiviso sul tracciamento online, ha dichiarato martedì scorso che la raffica di incontri degli ultimi tre mesi hanno sortito gli effetti sperati: superare l’impasse che avevano impedito finora di stilare una proposta e sviluppare le linee guida che potrebbero concretizzarsi già in estate.

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Non si può fermare il Dark Web

È il 4 agosto 2013. Il bubbone sui programmi di sorveglianza elettronica della Nsa è appena scoppiato. L’élite informatica è distratta dal Defcon di Las Vegas, la conferenza di hacker. E all’improvviso mezzo Dark Web (o Deep Web), l’internet anonimo e cifrato nascosto sotto gli strati della rete Tor, si oscura. L’Fbi ha compromesso uno dei maggiori fornitori di servizi per siti anonimi, Freedom Hosting, perché ospitava anche pedopornografia. E i federali hanno usato la piattaforma infettata per poi cercare di colpire gli utenti che visitavano i suoi siti e carpirne le identità attraverso una vulnerabilità del browser.

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Aumenta il budget destinato al Mobile Advertising

Che il Mobile Advertising sia uno dei settori su cui le aziende punteranno di più nei prossimi anni è un dato ormai certo; a confermalo c’è lo studio di Interactive Advertising Bureau (IAB) e prodotto da Ovum – Marketer Perceptions of Mobile Advertising – che sottolinea come gli investimenti in Mobile Advertising abbiano registrato un incremento, tra il 2011 e il 2013, del 142%. Più che in incremento, quindi, un vero e proprio trend, avallato anche da un altro dato importante: i marketer che mantengono i budget annuali per il mobile superiori ai $300.000 dollari sono più che quadruplicati, passando dal 7% del 2011 al 32% del 2013.

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Mantenere Internet sicuro è una responsabilità collettiva

I crimini informatici sono in costante aumento e lo dimostrano le continue notizie di database attacati da hacker, di furti di identità e altre violazioni che avvengono in tutto il mondo, inclusi i più recenti casi avvenuti in Europa a importanti aziende del settore delle telecomunicazioni e della grande distribuzione. Tutto ciò deriva dal nostro stile di vita digitale. Ogni giorno, infatti, la popolazione mondiale produce 2.5 quintilioni di byte di dati. Si tratta di un enorme volume di dati generato dalla continua crescita del numero di computer, dei sensori e dei dispositivi con display che ci circondano.