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Internet e new tech

#Internet e new tech

Larry Page: “La concorrenza non basta”

In una lunga intervista alla redazione statunitense di Wired, il CEO di Google, Larry Page, ha mostrato tutta la sua voracità per spingere lo stesso colosso di Mountain View verso ulteriori vette nel vasto panorama high-tech. A molte aziende del settore IT basterebbe migliorare di una piccola percentuale – un 10 per cento, nell’esempio di Page – i propri prodotti o servizi. Nella visione del CEO, significherebbe limitarsi a non fallire, realizzando più o meno le stesse cose distribuite dagli altri competitor.

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Google Street View come un film

Si digitano l’indirizzo di partenza e quello di arrivo e si clicca su play. Il viaggio virtuale inizia così. Google Street View Player è una webapp che sfruttando le immagini di Google Street View, permette di creare in tempo reale dei veri e propri video di un tragitto in auto, mentre in una finestra in basso si vede lo stesso itinerario su Google Maps. Utile per dare un’occhiata alla strada prima di un viaggio. Ma anche a chi vuole fare visite virtuali a luoghi in cui andrà difficilmente. L’app è ancora in versione beta. Per ora permette di scegliere la velocità di viaggio, rallentare a accelerare, a seconda della fretta. In futuro sarà possibile scaricare il video del percorso, e usarlo a mò di navigatore.

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Aaron Swartz, Open

“E se ci fosse una biblioteca con ogni libro? Non ogni libro in vendita, o ogni libro importante, neanche ogni libro in una certa lingua, ma semplicemente ogni libro; la base della cultura umana. Per primo, questa biblioteca deve essere su Internet.” Questo non è Borges. Non è la Biblioteca di Babele. Questo è quello che scriveva nel 2007 Aaron Swartz per presentare Open Library, il progetto a cui stava lavorando all’epoca: una biblioteca digitale ad accesso libero, gestita da una fondazione non-profit, che oggi conta su un catalogo di più di un milione di libri, classici e moderni, disponibili in download in vari formati digitali. “Open library è tua. Navigala, correggila, alimentala”, recita il sottotitolo del sito, una specie di Wikipedia per i libri. Aaron Swartz aveva 21 anni nel 2007. Ne aveva 26 quando, l’11 gennaio del 2013, si è suicidato. Da allora, da sabato, la notizia ha rimbalzato sui social network e sui giornali di tutto il mondo.

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Cina, la censura di stato contro proxy e VPN

Nuovi controlli di stato per rinforzare le fondamenta della Grande Muraglia Digitale, l’esteso meccanismo di filtraggio adottato in Cina per limitare la navigazione cibernetica dei numerosi netizen asiatici. Nell’ultima ondata di restrizioni il governo di Pechino ha puntato il mirino contro le Virtual Private Network (VPN), le scappatoie informatiche sfruttate dagli utenti per accedere a tutti quei servizi bloccati in patria. Dai social network Facebook e Twitter al servizio di hosting Google Drive, cittadini e aziende operative in Cina hanno segnalato forti rallentamenti nella connessione ai siti pericolosi, non riuscendo più ad accedere ai servizi proxy per l’aggiramento dei blocchi imposti dal governo asiatico. “Per noi è una catastrofe” ha commentato un anonimo imprenditore locale. In un breve comunicato ai suoi clienti, il fornitore di VPN Astrill ha parlato di un aggiornamento al grande firewall cinese, con una specifica tecnologia in grado di riconoscere e bloccare in automatico le reti per l’aggiramento dei filtri.

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Musica dietro la maschera

Sul web si fa chiamare ‘Art’, ed è il fondatore del progetto AnonTune, una piattaforma musicale creata da Anonymous in cui gli utenti possono condividere ed ascoltare canzoni in streaming senza infrangere alcuna legge. Se l’utente si registra, può gestire le parole chiave che identificano le canzoni, contribuendo a classificare i risultati di quello che appare come un nuovo motore di ricerca, «come se fosse il tuo Google personale, solo che gira sul computer». Un incrocio tra YouTube e iTunes, in cui gli utenti possono condividere il materiale che possiedono nel loro iPod o nell’hard-disk con altri utenti. E’ come passare le cuffie ad un amico. Nessun file viene salvato nella piattaforma, il download non è possibile: la musica proviene da terze parti, per esempio da YouTube, sul quale i file sono coperti dalla clausola ‘safe harbor’ del DMCA, la legge sul copyright statunitense.

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Apple, Google, Facebook, Amazon: ecco perché è opportuno limitarli

La realtà è sotto gli occhi di tutti. L’oceano tecnologico è letteralmente spaccato in due: da un lato ci sono i pesci grossi – Apple, Google, Facebook e Amazon – dall’altro tutte le restanti minuscole creature. Ma un ecosistema di questo tipo può durare ancora per molto? Se lo chiede The Economist in un interessante articolo apparso questa settimana nel quale cerca di fare luce sui motivi che hanno portato a un regime pressoché monopolista nel mondo delle nuove tecnologie. Si parte da una considerazione: sé è vero che la rivoluzione digitale è partita proprio dai giganti del Web, che con la loro opera hanno contribuito in modo determinante a semplificare la vita dei consumatori e delle imprese e a promuovere la libertà di parola, è altrettanto innegabile che la posizione dominante di questi colossi sul mercato finisca per soffocare qualsiasi possibilità di concorrenza.

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Sdoganiamo il crowdfunding

Lo sviluppo di un videogioco, la produzione di un orologio, il lancio di un’azienda tecnologica o l’acquisto di biglietti per finanziare un concerto. Sono i tanti volti diversi di un fenomeno che ogni giorno diventa sempre più vasto: il crowdfunding, la raccolta di denaro da centinaia di piccoli contributori attraverso la Rete. Fenomeno ormai consolidato negli Stati Uniti, il crowdfunding sta lentamente prendendo piede anche nel nostro paese, come dimostrano la nascita di diverse realtà specializzate e la prima conferenza sul settore, CrowdFuture, tenutasi lo scorso 27 ottobre a Roma con la presenza di speaker internazionali come Dan Marom, autore di The Crowdfunding Revolution. “In Italia siamo ancora indietro, e per questo è importante spiegare il fenomeno, sdoganandolo anche tra i non addetti ai lavori”, spiega Carlo Frinolli, organizzatore di CrowdFuture, “Dobbiamo però sfatare dei miti: deve essere chiaro che con il crowdfunding non si può salvare l’economia o il paese, ma è un elemento in più a cui non si dovrebbe rinunciare in un periodo in cui l’accesso al credito è tanto difficile”.