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Libri Archivi | Pagina 2 di 7 | DM Blog

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Da Solone a Bretton Woods, controstoria della moneta

Solone fece una vera politica monetaria? Non fu solo Menenio Agrippa con il suo celebre apologo a indurre la plebe a più miti consigli ma una sapiente opera di svalutazione della moneta in grado di alleviare il peso dei debiti sui più poveri? E perché Enrico VIII, noto per le sei mogli, era chiamato “The Old Coppernose”? Come andò che alla fine del Seicento per risolvere il problema della penuria di monete d’argento in Inghilterra furono convocati il filosofo Locke, Isaac Newton e Halley, quello della cometa? La storia della moneta è piena di enigmi e stranezze, ma è soprattutto una vicenda che corre pericolosamente intorno alle tasche e al tenore di vita di noi tutti.

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Scianna e la fragilità esistenziale del selfie

Chiunque ami la fotografia ha formato il suo sguardo con le immagini di Ferdinando Scianna. Scianna è stato il primo italiano ad entrare nell’agenzia Magnum. Di lui, Leonardo Sciascia scrisse: «È il suo fotografare, quasi una rapida, fulminea organizzazione della realtà, una catalizzazione della realtà oggettiva in realtà fotografica: quasi che tutto quello su cui il suo occhio si posa e il suo obiettivo si leva obbedisce proprio in quel momento, né prima né dopo, per istantaneo magnetismo, al suo sentimento, alla sua volontà e – in definitiva – al suo stile». Eppure sono pochi i grandi fotografi che hanno anche scritto molto sulla fotografia e che hanno riflettuto sul suo linguaggio. C’è chi fa foto e chi scrive di fotografia, così come c’è chi fa cinema e chi ne scrive, chi suona e chi fa il musicologo.

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Quel manoscritto incompleto che svela i misteri dell’Azerbaigian

Il ritrovamento di un antico manoscritto, consegnato in forma anonima nella principale biblioteca di Baku, capitale dell’Azerbaigian, catapulta un giovane ricercatore dentro un dedalo di informazioni che sembrano nascondere notizie importanti e mai svelate sulla storia del suo Paese. Così si apre Il manoscritto incompleto di Kamal Abdulla romanzo storico di grande fascino già tradotto in 26 lingue e con l’introduzione, per la versione italiana (Sandro Teti Editore, 240 pp.), del medievalista Franco Cardini. L’escamotage letterario del manoscritto ritrovato non perde mordente e, da un lato, permette all’autore di destreggiarsi tra differenti piani linguistici ed epoche diverse, oscillando tra i giorni nostri e il Medioevo turco persiano, dall’altro conduce il lettore in una narrazione labirintica.

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Da un tunnel all’altro

Il più delle volte, l’immaginario collettivo associa al treno idee (progresso tecnologico, avanzata della civiltà occidentale, mistero e avventura, apocalissi anarchica, deportazione, etc.) abbastanza lontane dall’uso statisticamente più rilevante che l’essere umano ne fa, ossia il pendolarismo casa-lavoro: che è, certamente, tema assai poco ‘letterario’ e, ahimè, neppure degno dell’attenzione dei mass media, dai tempi felici del Viaggio in seconda classe di Nanni Loy. Ancor meno dotato di appeal mediatico è il tema della costruzione di una linea ferroviaria, che pure è impresa affascinante non fosse altro che per l’enorme numero di vite e competenze che vengono coinvolte, dalla progettazione alla realizzazione e poi all’uso.

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Il coraggio di cambiare: il nuovo Uruguay di Pepe Mujica

Erri De Luca lo scrive nell’introduzione: “Peppe Mujica e il nuovo Uruguay democratico inaugurano insieme il tempo moderno e il futuro praticabile. A me lettore di queste pagine fa venire voglia urgente di andare a vederlo”. Non un istant book su un personaggio in voga ora in Occidente, “Il presidente impossibile” – scritto a quattro mani da Nadia Angelucci e Gianni Tarquini (editore Nova Delphi, 199pp) – è un lavoro iniziato anni fa: una narrazione dettagliata e documentata di una piccola grande rivoluzione in un Paese passato dal crack economico a rappresentare un interessante laboratorio socio-politico.

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La classe creativa va in vacanza

Tra poco staccherò la spina. Imposterò il risponditore automatico sul mio account email: “Sono disperso da qualche parte sui monti del parco nazionale del Gran Paradiso. Non rispondo fino al 10 agosto”. È quasi la fine di luglio, la mattina apro il computer e mi chiedo come mai mi arrivino così poche email. È il segnale che anche gli altri, intorno a me, stanno staccando la spina. Per fortuna. Vuol dire che il lavoro per cui viviamo non ci ha ancora del tutto sopraffatto. Jonathan Crary ha sostenuto recentemente nel saggio 24/7. Late Capitalism and the end of Sleep che il mix di capitalismo, informatizzazione del lavoro e connessione continua alle reti di comunicazione digitali non solo sta facendo scomparire il tempo libero ma sta anche penetrando nel dominio del sonno.

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Marx e Keynes: ritorno al futuro per risolvere la crisi

Cosa penserebbero Marx e Keynes dell’economia finanziarizzata e marchiata da spaventosi tassi di disuguaglianza che caratterizza questo indigesto inizio di secolo? In quale misura potrebbero utilizzare le categorie analitiche da loro inventate per capire cosa sta succedendo al nostro mondo? Penserebbero di avere sbagliato tutto o troverebbero una qualche conferma, ancorché parziale, alle loro diagnosi e previsioni? Infine, se fosse loro concesso di dialogare, come giudicherebbero le rispettive teorie: le riterrebbero almeno parzialmente confrontabili o del tutto alternative e incompatibili?

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Teaching- vs. research-universities

Come si definisce una buona politica industriale? Quali relazioni esistono con le politiche dell’istruzione superiore? E quale credito concedere alle retoriche su “innovazione dirompente” e start up? Sono queste le domande cui Gianfelice Rocca, presidente di Techint e fondatore dell’Istituto clinico Humanitas, già responsabile educativo di Confindustria, si propone di rispondere. Un’analisi del sistema industriale italiano costituisce la premessa. Sono le industrie a media tecnologia, per Rocca, a meritare riconoscimento e sostegno strategico: la petrolchimica, l’elettrotecnica, la meccanica, l’automobilistica, la medicale, la nautica. Il mito della Silicon Valley (o del “giovane-Steve-Jobs-nel-garage-di-casa”) ci spinge a dimenticare una circostanza fondamentale: sono i settori industriali intermedi a sospingere l’economia italiana.

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Scaramouche siamo noi

La testa del tiranno che rotola nel cesto, le gerarchie che implodono, il tempo che perde la sua linearità, il sovrapporsi di possibile e impossibile, la violenza, la festa, l’amore senza freni, il collasso del dominio patriarcale, l’emergenza e l’eroismo, ma anche la viltà, l’opportunismo, la stanchezza, il riflusso, la disillusione e la crudeltà senza limiti del nemico sconfitto che torna a colpire. È la rivoluzione che arde nelle pagine dell’Armata dei Sonnambuli, l’ultimo romanzo storico di Wu Ming, e dunque anche il suo doppio orrifico: la reazione. La trama è ambientata in Francia nel biennio 1793-95 che va dalla decapitazione di Luigi XVI al dilagare della controrivoluzione termidoriana, e intreccia quattro linee narrative. Nella prima Marie Nozière, magliara e ragazza madre, prende progressivamente coscienza della più profonda e radicata delle oppressioni, quella patriarcale, fino al rifiuto blasfemo della propria prole che inevitabilmente la conferma nel ruolo di donna produttrice di forza lavoro ed erogatrice di cura: “ogni volta che ti guardo”, dice al figlio “è come guardare il tempo di prima.

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La guerra delle rose (avvelenate)

La scrittrice canadese A.S.A. Harrison ha deciso di firmare il suo primo romanzo, La sposa silenziosa, con uno pseudonimo, forse per proteggersi dalle associazioni con una storia narrata in maniera così sicura e convincente da lasciare, in effetti, il dubbio che scaturisse da qualcosa di sperimentato da molto vicino. Occultare il proprio nome le è stato inutile: nel giugno del 2013, prima che finisse tra le mani di migliaia di lettori, prima che raggiungesse le vette delle classifiche statunitensi e Nicole Kidman, sedotta dall’idea di interpretare il personaggio femminile, ne acquistasse i diritti cinematografici, Harrison è morta di cancro, a sessantacinque anni, lasciandoci orfani di una scrittura che avrebbe potuto esprimere ancora molto.