danielemasciullo.com

Abbi il coraggio di conoscere

Opinioni

#Opinioni

Il disagio dei giovani nell’età del nichilismo

I giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che caratterizzano la giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui.

#Opinioni

Senza mano nella tua mano

E d’un tratto un gesto è venuto a mancare nel nostro lessico quotidiano. Disperso nello spazio tra i corpi, non ne resta che una traccia sospesa. Non si stringono più le mani, incontrandosi. Sebbene di rado, fuori ci si incontra ancora, chi per lavoro, per quei lavori rimasti aperti, chi nelle uscite fugaci dalla tana, per le provviste e le necessità.

#Opinioni

Sull’utilità di lingue geniali, lezioni magistrali, giovani favolosi e altre cose inutili

L’industria culturale italiana, come si sa, non è florida. Anche per via del fastidioso impaccio della lingua. A praticare l’italiano, si è in numero ancora non trascurabile. Malgrado una crisi demografica che si annuncia come irreversibile, tra le lingue del mondo, l’italiano sta ancora intorno alla ventesima posizione come numero di parlanti, concentrati peraltro in un’area che ancora è tra le più floride del pianeta. Non si può quindi smettere di botto e fin da adesso di pubblicare libri in italiano, per esempio, o di far film in italiano.

#Opinioni

I ragazzi e l’Infinito

Ma ragazzi, a vent’anni si può scrivere un canto come L’Infinito di Giacomo Leopardi? Sono due secoli esatti che quel ragazzo brutto e gobbo, che a Napoli avrebbero poi chiamato o’ scartellato, ma dal sorriso serafico di una soavità e di una dolcezza inversa al suo senso amarissimo della vita, scrisse quei versi destinati a grandeggiare nei cieli della poesia. E restare in eredità alle generazioni di studenti e di docenti.

#Opinioni

Che cos’è oggi la letteratura

Pensavo alla letteratura, ai libri che hanno intrecci con altri libri, ai libri che creano forme nuove. Pensavo al fatto che questi libri oggi, come nel passato, non arrivano al popolo, che intanto si è dissolto, ma non arrivano neppure agli altri scrittori e a quelli che una volta divugavano la letteratura. Questo lavoro assicurava la lenta combustione che la letteratura deve avere, permetteva a un libro di trovare negli anni i lettori che meritava.

#Opinioni

ll vichiano Tullio De Mauro

Con Tullio De Mauro è scomparso un grande intellettuale e l’ultimo rappresentante con autentico rilievo pubblico di una fondamentale tradizione culturale italiana. Tale tradizione è stata protagonista nella vicenda nazionale degli ultimi secoli e, nel Novecento, ha nutrito un ceto politico o prossimo alla politica, di formazione laica, sparso dall’area liberale alla comunista. In quest’ultima area, in particolare, trovò formulazione l’idea che, orientato il cammino verso il meglio (così voleva la fede nel progresso della modernità), il traguardo potesse raggiungersi seguendo una “via italiana”. Da tale idea, il giovane De Mauro fu certamente marcato. A essa egli è rimasto fedele per tutta la vita.

#Opinioni

Bauman, addio all’osservatore critico del post-moderno

Era nato a Poznan, in Polonia, Zigmunt Bauman, nel 1925, e aveva attraversato il tempo di ferro e di fuoco dell’Europa fra le due guerre, tra nazismo, stalinismo, cattolicesimo oltranzista, antisemitismo: di origine ebraica, si era allontanato dalla sua terra, per sottrarsi proprio a una delle tante ondate di furore antiebraico, che da sempre la animano. Era stato comunista militante, poi allontanatosi dal marxismo canonico, influenzato da correnti eterodosse, senza mai però diventare anticomunista, e conservando un importante fondo storico-materialistico nel suo lavoro.

#Opinioni

Le manovre del quarto potere

Il giornalista non può essere neutrale. Ridursi a «cronisti» di professione e mostrare indifferenza per l’onestà ricorda per vie traverse l’avvocato di oggi, colui che esibisce in Tribunale un logos elegante con il preciso intento di crear confusione e inseguire la clausola che dia «ragione» a chi ha torto. L’avvocato postmoderno, lontanissimo parente di quell’Atticus Finch in Il buio oltre la siepe, è un uomo di studio che all’Università impartisce lezioni di diritto, alimenta la dottrina ma si rivela neutrale rispetto alla verità. In questa direzione serpeggia la mafiosità tra i rami della giustizia, il potente può salvarsi e così la carta che contiene i nostri valori viene stracciata da figure competenti che leggono i codici con un occhio di riguardo al denaro.