“La tecnologia va così veloce che chi la cavalca corre il rischio di essere disarcionato a ogni istante. Peggio: dietro le spalle dei produttori ci sono investitori famelici pronti ad azzannarti se anziché il 20 hai guadagnato in quel trimestre solo il 10 o il 5%”. Derrick de Kerckhove non si stupisce dei passi falsi dei nomi più smaglianti della Silicon Valley. Sociologo belga naturalizzato canadese, erede di Marshall McLuhan alla gloriosa scuola di massmediologia di Toronto, viene spesso in Italia in quanto direttore scientifico della rivista Media Duemila. E ha idee precise sul nostro Paese: “La tecnologia è un settore a concorrenza spietata perché rifornisce le aziende di ogni comparto, e in tutto il mondo ci si rende conto dell’importanza della tecnologia per lo sviluppo. Tranne che in Italia. Speriamo che ora che avete un premier “twittatore” le cose migliorino”.

Qual è stata, professore, l’ultima vera invenzione del settore hi-tech? Facebook, Twitter?
“No, ci sono stati altri tre passaggi importanti dopo. Intanto attenzione: il social networking non l’hanno inventato loro, l’hanno solo commercializzato meglio. Altrettanto vale per le tre “metafore” della rete che negli ultimi tempi vanno per la maggiore: il cloud che per la verità è insito nel concetto di rete perché è naturale che uno si vada a prendere informazioni “depositate” altrove in qualche nuvola, l’Internet delle cose che non significa altro che qualche nuovo apparecchio collegato al web, e il Big Data che vuol dire organizzare le grandi masse di dati alle quali abbiamo tutti accesso, un lavoro che possiamo fare benissimo da soli a seconda di cosa ci serve. Metafore come quelle dei poeti, o mantra come quelli degli indiani, solo che qui significano soldi. È difficile inventarsi innovazioni veramente tali in grado di sbaragliare il mercato. E meno che mai oggetti perfetti. Neanche Steve Jobs ci riusciva”.

Per questo diceva “stay foolish, stay hungry”, insomma non ti accontentare mai, agli studenti?
“Qualsiasi ragazzo un minimo scaltro con la tecnologia, tanto per fare un esempio, capisce che gli smartphone equipaggiati con il sistema Android sono migliori degli iPhone perché per fare gli sms riconoscono subito la lingua che stai usando e “guidano” l’utente con le parole giuste appena “leggono” poche lettere. O che gli iPad sono ingombranti e poco ergonomici. Eppure la Apple è il successo commerciale che è. È arrivata prima, è vero, però a volte non sa tenere il passo con la concorrenza. Tutto questo lo dico perché in un mercato fatto di clienti sempre più competenti, nulla ti viene perdonato. C’è poi il problema della saturazione e degli eccessivi entusiasmi programmatici, e qui parlo del caso Amazon. Servirebbe un cambio di paradigma autentico. Oppure un’azienda talmente potente, patrimonializzata e anche spregiudicata da poter reggere errori di valutazione drammatici come quello di Bill Gates che non capì l’importanza di Internet. Quando si rese conto, per cavarsela dette una spallata spaventosa a Netscape che finì col fallire e massimizzò i suoi profitti a costo di affrontare una maxi causa antitrust nella quale non si sa come abbia fatto a cavarsela. Per questo dicevo che bisogna essere anche spregiudicati”. (Eugenio Occorsio – www.repubblica.it)

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