«Nel 2013 la Spagna è stato il primo Paese al mondo in cui l’eolico ha rappresentato la principale fonte nel mix elettrico con circa il 21% del fabbisogno nazionale, con una punta nello scorso mese di febbraio del 28%». Cifre importanti, come ha spiegato Thomas Becker, direttore generale di Ewea, l’Associazione europea dell’industria eolica che ha organizzato dal 10 al 13 marzo a Barcellona la principale mostra-convegno continentale dedicata all’energia eolica. La scelta di Barcellona non è casuale: infatti proprio trent’anni fa proprio in primavera sorgeva il primo impianto eolico della Catalogna. «Da allora l’eolico ha fatto dei passi da gigante non solo in Spagna ma in tutta Europa, visto che oggi soddisfa in media l’otto per cento del fabbisogno elettrico del continente», ha proseguito Becker.

La discussione a Ewea 2014 è stata incentrata sulla situazione attuale del mercato eolico europeo e sugli interventi necessari per garantire una crescita solida nei prossimi anni. In particolare alla luce della contrazione (-8%) della potenza installata in Europa tra il 2012 e il 2013 in conseguenza soprattutto della riduzione in Spagna, Francia e Italia. «Come industria eolica non pretendiamo incentivi per l’energia prodotta dai nostri impianti, ma chiediamo un mercato elettrico europeo realmente libero e questo, purtroppo, non è all’ordine del giorno, visto che le fonti tradizionali, come quelle fossili e il nucleare, godono ancora di tanti e cospicui sussidi diretti e indiretti», ha spiegato Becker.

«L’Europa e il pianeta intero non possono fare a meno delle rinnovabili», ha dichiarato Maria van der Hoeven, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea). «Il sistema elettrico europeo è però caratterizzato da un’elevata sovracapacità produttiva e non è quindi facile, in questa situazione, proporre e realizzare nuovi impianti produttivi. Per favorire un ulteriore sviluppo delle rinnovabili serve quindi un mix di ingredienti. Per prima cosa una maggiore interconnessione fra i singoli Paesi per sfruttare al meglio le risorse locali e rinnovabili: l’elevato irraggiamento solare dell’area del Mediterraneo e l’elevato potenziale eolico del Nord Europa. È anche necessario realizzare sistemi efficienti di stoccaggio dell’energia», prosegue il dirigente dell’Iea, «in maniera da non disperdere l’energia rinnovabile generata e inutilizzabile immediatamente. È determinante riflettere con attenzione ai target e ai sistemi incentivanti».

In base alle stime della Iea, nel 2050 l’energia eolica potrebbe soddisfare tra il 15% e 18% del fabbisogno elettrico mondiale: oggi si assesta intorno al 2%. Due terzi dell’energia eolica saranno prodotti in Europa, Stati Uniti e Cina ma con dinamiche di sviluppo nei prossimi decenni estremamente diverse tra loro. «Negli Usa il problema è rappresentato da una legislazione di tipostop&go in tema di eolico: quindi serve una maggiore sicurezza nella cornice regolatoria. Nei Paesi come Cina e Brasile la rete elettrica e gli impianti di produzione sono ancora in piena fase di sviluppo e quindi le opportunità per i produttori da fonti rinnovabili sono enormi».

Oggi in Italia è in vigore un sistema di incentivazione basato su aste al ribasso con un limite annuo nella potenza installabile di 500 MW. Ne è scaturita una diminuzione del 65% della potenza eolica installata nel 2013 rispetto al 2012: 450 MW rispetto agli oltre 1.200 MW del 2012. Grazie però agli impianti realizzati negli anni precedenti, il nostro Paese rimane al quarto posto come capacità eolica complessiva installata con circa 8,5 GW, dopo Germania, Spagna e Regno Unito. «Realizzare un parco eolico non è tanto differente rispetto alla creazione di una qualunque altra impresa e quindi chi vuole investire in questo campo in Italia trova gli stessi ostacoli dei normali investitori», spiega Fabrizio Tortora di AssoRinnovabili. «Di fatto manca una chiarezza di fondo nelle regole per l’eolico e queste, anche quando chiaramente definite, spesso sono attuate male o per nulla. Per esempio della legge 28 del 2011, a oggi non è stato scritto neanche il titolo del decreto attuativo. In questo contesto è difficile fare previsioni», prosegue Tortora, «visto anche che il quadro normativo scade nel 2015 e le regole del mercato dell’energia sono in fase di evoluzione. In ogni caso, a meno di cambi di direzione da parte del governo, il mercato eolico italiano rimarrà stabile, sebbene ridotto drasticamente rispetto a prima. Se poi verrà colta l’opportunità di permettere un’indolore sostituzione con nuovi impianti al posto di quelli realizzati più di dieci anni fa (la tecnologia eolica in dieci anni ha fatto passi da gigante in termini di efficienza e produttività, ndr), allora avremmo un mercato che potrebbe vedere ancora una primavera». (Roberto Rizzo – www.corriere.it)

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