Fu un colpo di fulmine a riportare allo splendore iniziale il quadro Flaming June di Frederic Lord Leighton. A inizio anni Sessanta, il collezionista Luiss A. Ferré, fondatore nel 1959 del Museo de Arte de Ponce in Puerto Rico, stava girando per le gallerie londinesi. Intuito e occhio clinico non gli fecero sfuggire un dipinto che emanava una raggiante luce arancione, appeso nella Maas Gallery dell’omonimo storico inglese. “Quando lo vidi m’innamorai all’istante”, raccontava. Ferré non seppe resistere e lo comprò per poche migliaia di sterline, facendolo diventare nel 1963 il pezzo principale del museo dell’isola delle Grandi Antille.

Oggi, per la prima volta l’icona di Leighton, tra i più grandi esponenti dei preraffaelliti dell’epoca vittoriana, è ammirabile a New York, nelle sale della The Frick Collection, dove resterà fino al 6 settembre, nella mostra curata da Susan Grace Galassi.

Si tratta di un’opera intensa, non solo per le vicissitudini che ha dovuto attraversare passando nelle mani di numerosi collezionisti e scomparendo per un periodo dal giro dei commercianti per poi comparire in un deposito di una casa di periferia londinese, ma anche perché continua a suscitare in chi l’osserva stati d’animo inafferrabili. Il quadro, realizzato a cavallo tra il 1894 e 1895, raffigura in apparenza una bellissima fanciulla, ritratta su una terrazza mentre dorme avvolta in un tessuto, in parte trasparente, color zafferano. La ragazza è distesa sul fianco sinistro su una poltrona soffice, con la testa appoggiata al braccio e il corpo rannicchiato. Sullo sfondo s’intravede il luccichio dei raggi del sole sull’acqua, all’alba o al tramonto di un luogo sconosciuto. Sul davanzale, accanto a lei, un mazzo fiorito di oleandri. La giovane donna sembra immersa in un sonno profondo, lontana da questo mondo e priva di qualsiasi difesa.

In apparenza, si diceva. Se si vanno ad analizzare i dettagli, l’opera risulta infatti diversa da come si presenta. Prima di tutto nelle proporzioni. “A prima vista – spiega la curatrice della Frick Collection, Grace Galassi – chi osserva il quadro viene immediatamente colpito dalla serenità che questo corpo trasmette. Eppure, a un’analisi più approfondita, è possibile notare una grande differenza tra le dimensioni della parte alta, caratterizzata da forme più passive e dall’espressione assorta nel sonno, e quelle della parte bassa, dove la posizione delle gambe dà un effetto dinamico e di grande sensualità. L’artista voleva di sicuro che chi guardava il quadro pensasse a Leda e il cigno di Michelangelo”.

Anche gli oggetti giocano un ruolo chiave. Il mazzo di fiori, per esempio, non è di una specie qualsiasi, ma di oleandro, caratterizzata da una tossina velenosissima presente nelle foglie, nei semi e nei fiori. Perché l’artista l’ha posizionata proprio vicino alla donna? Non è che dietro a quell’aspetto di pura fanciulla si celi invece una dark lady capace di ammaliare l’osservatore e catturarlo in un mondo al confine tra la vita e la morte?

Nella realtà la donna è Ada Alice Pullan, in arte Dorothy Dane, forse amante del ricco Lord, ma su questo non ci sono testimonianze concrete, solo allusioni in alcune lettere spedite tra due amici di Leighton, Giovanni Costa e George Howard. In ogni caso la sua bellezza conquistò il mondo tanto da permetterle, in seguito, di diventare un’attrice famosa, supportata all’inizio della carriera proprio da Leighton che la spinse a cambiare nome e a trovarne uno d’arte, Dorothy Dane, appunto. La love story è ancora avvolta dal mistero, mentre sul quadro i critici si sono sbizzarriti. C’è chi sostiene che l’accostamento Eros e Thanatos (amore e morte) sia collegato proprio a un periodo storico particolare, quando Freud inizia a indagare l’inconscio mettendo in crisi la razionalità tanto cara agli illuministi. Lo stesso Pablo Pérez d’Ors, tra i curatori del Museo di Puerto Rico, non escludono che ci siano riferimenti alle storie dello scrittore Arthur Conan Doyle, ideatore di Sherlock Holmes e noto per le atmosfere surreali e noir che riesce a ricreare. Insomma, la donna in un certo senso appare come l’anima opposta alle tendenze che si stavano sviluppando in quel periodo, quando si andava via via rafforzando la competizione industriale.

Di sicuro Leighton non dipinse il quadro in breve tempo, tanto che di recente è spuntato fuori un altro disegno che testimonia l’accurato studio dell’artista, soprattutto per quanto riguarda il corpo della donna. La storia dell’autore è raccontata nella “Leighton House Museum” all’Holland Park di Londra, dove il Lord visse fino al 1896. Non lasciò eredi, ma un affascinante alone di mistero. (Vera Mantengoli – www.repubblica.it)

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