Il cofondatore di Google, Sergey Brin, era ancora uno studente universitario che sognava la ricchezza e la bella vita quando, nel 1996 all’età di 23 anni, ha messo mano l’ultima volta alla sua pagina personale alla Stanford University. Un portale ha ripescato ora quel suo curriculum online: una pagina che elenca il suo percorso di studi, le esperienze professionali e le ricerche. Ma che nasconde anche un «messaggio segreto» ai potenziali datori di lavoro.

I fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin (il primo oggi è Ceo della società) si conobbero alla Stanford University nel 1995. Mentre studiavano informatica si inventarono BackRub, una prima rudimentale versione del motore di ricerca che oggi usano milioni di utenti in tutto il mondo. L’ultima voce aggiornata da Brin su quella semplice paginetta recita: «Attualmente sono presso Google». Era il 1996. Dopodiché, si suppone, è stato troppo occupato nel costruire il colosso che oggi vale 350 miliardi di dollari. Nel fine settimana, la notizia della riscoperta del vecchio curriculum online di Brin ha eccitato la Rete. A disseppellire la pagina è stato il portale tecnologico Hacker News.

Lo studente Brin aveva infilato un messaggio segreto, un cosiddetto easter egg, destinato a essere scoperta solo da utenti più curiosi o smanettoni di altri. Se a prima vista il curriculum appare infatti assai formale, è possibile trovare una nota recondita leggendo il codice Html della pagina (attraverso Firefox, per esempio, cliccando su «visualizza sorgente pagina»). Sotto il titolo «obiettivi» si trovano i «desideri nascosti» di Brin: «Un grande ufficio, buona paga e molto poco lavoro. Frequenti viaggi in Paesi esotici sarebbero un sovrappiù». Che oggi lavori poco, è difficile da credere. Tuttavia, ha raggiunto gli altri obiettivi: il patrimonio di Sergey Brin è valutato da Forbesin 31,8 miliardi di dollari. Lo stipendio, dunque, è mastodontico. L’ufficio, quasi sicuramente, è immenso. E i viaggi in terre esotiche? Sono garantiti dalla flotta di aerei privati (tra cui diversi Boeing) di cui dispone Mountain View, sempre pronti a decollare dall’aeroporto vicino al quartier generale. (Elmar Burchia – www.corriere.it)

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