Il cervello come i social network: analizzando le reti neurali allo stesso modo di quelle social i ricercatori guidati da Micaela Chan dell’Università del Texas a Dallas hanno individuato i punti deboli della rete di neuroni responsabile della memoria. La scoperta è stata pubblicata sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas). “Le reti cerebrali – ha spiegato Gagan Wig, uno degli autori del lavoro – consistono in gruppi di nodi altamente interattivi, non molto diversi dai social network”.  I neuroni sono infatti sempre “connessi” ad altri neuroni formando delle vere e proprie reti di neuroni, ognuna con una specifica funzione, e sotto reti che permettono il dialogo tra le varie reti.

Mettendo in analogia i neuroni agli utenti delle reti sociali è quindi possibile studiare il cervello allo stesso modo di come la matematica analizza Facebook o Twitter. Un approccio che ha permesso di passare dallo studio delle singole aree cerebrali a un contesto più ampio: “È qualcosa di analogo – ha aggiunto Wig – allo studio degli schemi delle costellazioni piuttosto che lo studio delle singole stelle”. Sfruttando questa analogia, i ricercatori hanno scoperto un legame tra come si strutturano queste reti e la memoria di lungo periodo. Analizzando 210 persone di età compresa fra 20 a 89 anni, i ricercatori hanno scoperto infatti che l’aumento dell’età è associato a reti meno ‘forti’, ossia con confini meno marcati. Sopra i 50 anni i ‘confini’ tra le varie reti diventano più fluidi e a risentirne, spiegano i ricercatori, è la memoria a lungo termine. Una scoperta che potrebbe aiutare a sviluppare nuovi metodi per comprendere l’avanzamento di malattie cerebrali che colpiscono la memoria. (www.repubblica.it)

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