Oggi la maggior parte delle discussioni, delle chiacchierate, degli incontri, avvengono attraverso internet. Ma fino a qualche tempo fa erano le caffetterie e i bar il punto di incontro di pensatori, letterati, e singoli. Tanto che i sociologi hanno definito i caffé “l’ultimo simbolo della sfera pubblica europea, dove uomini politici, scrittori e artisti si incontravano per parlare davanti a un drink anche di rivoluzione in senso lato”.

Ma la cultura dei caffé potrebbe essere in pericolo. Per questo l’Unesco nel 2011 ha cominciato a inserire nella propria lista di luoghi ‘patrimonio culturale immateriale dell’umanità’ (nata nel 2003 per preservare parti significative della cultura non identificabili con monumenti storici o naturalistici) posti come le “kafeehaussterben” viennesi, considerate in tutto il mondo delle vere e proprie istituzioni, cattedrali della cultura tradizionale del Paese.

Ora anche la Turchia e l’Argentina chiedono che avvenga qualcosa di simile per le loro caffetterie, che nei secoli si sono conquistate il ruolo di veri e propri centri culturali, dove il culto del caffé da sempre ha favorito la conversazione, la trasmissione della cultura tradizionale e la socializzazione.

Ma la cosa più interessante, come sottolinea ‘The Atlantic‘, è che da qualche tempo le autorità governative locali, nazionali e internazionali, stanno cercando di regolare in qualche modo la sfera pubblica, di per sé anarchica.

Il tentativo di riconoscere le caffetterie come luogo di conservazione della tradizione, mentre invece sono sempre di più coloro che le frequentano soprattutto per approfittare del wi-fi, potrebbe risultare piuttosto paradossale, ma sarà interessante osservare se e come il riconoscimento da parte dell’Unesco di questi luoghi ‘ patrimonio culturale immateriale dell’umanità’ riuscirà a sortire gli effetti desiderati. (Alessandra Modica – www.iljournal.it)

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