Una tazza di latte a colazione con yogurt, brioche di pasta sfoglia (burro); un panino con prosciutto o formaggio a pranzo, e a cena, mentre la pasta cuoce (spesso con il ragout), una fetta di salame o addirittura un antipasto di salumi italiani, seguito da un primo di carne, magari anche una fettina di formaggio, d’estate un gelato alla crema (latte e uova) e d’inverno una fetta di torta (ancora uova e burro).

Oggi la dieta quotidiana dell’italiano medio è a base di alimenti di origine animale: latte, burro, uova, carne. Nulla a che vedere con la dieta mediterranea, saldamente ancorata a un grande consumo di cereali e legumi accompagnati da verdura e frutta (vedi riquadro a fine pagina).

SI MANGIA MEGLIO? SICURAMENTE SI STA PEGGIO
Cambiata la dieta, con quali risultati? Negli ultimi 50 anni è triplicata la mortalità da malattie cardiocircolatorie (infarti e ictus), passati da 92 mila a 250 mila di oggi e per tumori, saliti da 51 mila a 160 mila. Per non parlare del diabete, in continua e drammatica ascesa…

Negli ultimi 50 anni sono arrivati infatti sulla tavola degli italiani cibi prima rari (liquori, dolci, carne) o addirittura sconosciuti (cibi pronti, merendine, bibite). I consumi sono cambiati a favore di prodotti più trasformati, che richiedono tempi di preparazione più brevi. In pochi anni la brioche, ricca di grassi trans, i peggiori, ha sostituito pane e marmellata fatta in casa, il panino della pausa pranzo ha spodestato la pasta e ceci, e l’happy hour dell’aperitivo serale, in piedi al bar, la ribollita alla toscana, l’acquacotta laziale, il minestrone di verdura…

TRADIZIONI VINCENTI
Eppure la ricerca ha continuato a confermare la validità delle diete tradizionali, laddove sono conservate: nel bacino amazzonico si muore di ferite, tetano, morsi di serpenti; ma malattie cardiocircolatorie, diabete, depressione, Crohn, artrite, obesità sono sconosciuti.

In Camerun la mortalità infantile legata alle infezioni (malaria e diarrea) è elevata, ma sono sconosciute stitichezza e tumore del colon. Nel Gennargentu sardo la popolazione gode di una longevità straordinaria. E a Okinawa, isola dell’arcipelago giapponese, sono sconosciuti tumore del seno e della prostata.

RITORNO AL PASSATO
Non sarà allora un caso se l’American Institute for cancer research con i suoi studi si batte per il ritorno alle diete del passato e contemporaneamente i ricercatori dell’Istituto dei tumori di Milano stanno importando tradizioni alimentari di tutto il mondo alla ricerca dei cibi che prevengono i tumori e le ricadute. Guidato da Franco Berrino, direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto per lo studio e la cura dei tumori, il progetto Diana (possono aderire donne tra 35 e 70 anni che abbiano avuto un tumore al seno negli ultimi 5 anni) sta accumulando prove che una dieta ricca di frutta e verdura, povera di carni rosse e grassi animali protegge dal tumore al seno e dalle ricadute. Ma le stesse raccomandazioni arrivano dai cardiologi, dai gastroenterologi e dai geriatri. (Amelia Beltramini – www.focus.it)
> Condividi articolo: