C’è un mistero all’origine del successo di Ruzzle, il gioco per smartphone che sta facendo impazzire 27 milioni di utenti in 150 Paesi: nessuno, nemmeno i creatori, sa quale sia stata la scintilla che ha trasformato una semplice riedizione di Paroliere in un fenomeno planetario.

Ideato nel marzo del 2012 da un team di sei programmatori della svedese Mag Interactive, in tutto una decina di dipendenti con sede a Stoccolma, Ruzzle non diventa “virale” che negli ultimi mesi dell’anno scorso. Perché certo, l’obiettivo di diffondersi tra gli utenti svedesi, prima, e scandinavi, poi, poteva già dirsi riuscito. Ma altra cosa è diventare la app più scaricata dell’Apple Store negli Stati Uniti, con 100 milioni di partite giocate ogni giorno, un tempo di gioco che eccede i 10 mila anni e, come vanta il co-fondatore Daniel Hasselberg a “l’Espresso”, una distanza totale percorsa dalle dita a caccia di formare parole dal punteggio sempre più elevato «che supera i 100 giri intorno al mondo».

E’ dunque a dicembre che accade qualcosa: i download iniziano a salire vertiginosamente e senza sosta. L’ipotesi dei creatori, suffragata dai dati di Google Analytics, è che tutto sia partito da un gruppo di liceali di Collins, Louisiana, una cittadina poco distante da New Orleans. «Hanno semplicemente iniziato a condividerlo con gli amici», spiega l’altro co-fondatore Roger Skagerwall all’Upstart Business Journal. Poi i meccanismi che hanno trasformato il passaparola in valanghe di “cinguettii” su Twitter e “mi piace” su Facebook hanno fatto il resto. Dimostrando così che il successo di Ruzzle sta certo nell’immediatezza di un gioco in cui si sfida un avversario, casuale o tra i propri amici sui social network, a trovare più parole di senso compiuto in tre round di due minuti a partire da una griglia di 16 lettere, ma anche e soprattutto nella totale integrazione con le reti sociali: dalla possibilità di vantarsi sulla propria bacheca per aver sconfitto l’avversario, alla chat integrata nell’applicazione stessa, che fa del gioco anche una community di persone che interagiscono tra loro.

Agli italiani, Ruzzle è piaciuto e piace da morire. Secondo i dati in possesso di Hasselberg, sono 7 milioni gli iscritti nel nostro Paese. Tradotto: su quattro smartphone venduti in Italia, uno ce l’ha installato. In media (ma i dati sono quelli della stessa Mag Interactive) nel nostro Paese si giocherebbero 30 milioni di partite al giorno: un primato mondiale – in rapporto alla popolazione – che sarebbe dovuto anche alla nostra lingua le cui parole si adatterebbero meglio di altre al giochino. Un fenomeno di massa, comunque. Che ha raggiunto anche la politica, quando gli abili comunicatori di Proforma lo hanno utilizzato per uno spot elettorale in favore di Nichi Vendola, 36 mila visualizzazioni su YouTube, in cui a comporre i nomi di Berlusconi, Casini e Monti si perdono punti e «l’Italia ha già perso».

Ma perché Ruzzle ci piace tanto? «La curiosità, il fatto che tanti utenti lo menzionassero su Facebook ha contato tantissimo», risponde Roberto Buffa, ideatore della trasmissione GameTime sul canale Axn. Semplicità e immediatezza lo rendono alla portata di tutti, prosegue l’esperto di gaming, e certo «c’è una componente di sfida».

Ma Ruzzle «è un fenomeno “social”, che si è formato in maniera molto differente rispetto alla diffusione di altri giochi per cellulare che si rivolgono ai videogiocatori accaniti». «E’ veloce, giocabile anche con livelli diversi di competenza e non particolarmente frustrante», aggiunge Manuela Cantoia, docente presso la facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano e specializzata nel rapporto tra videogiochi e apprendimento. «Inoltre si gioca in più modalità: da soli, con amici o con sconosciuti». E non sempre gli amici sono quelli di Facebook. Per Buffa sempre più spesso giovani e giovanissimi siedono attorno a un tavolo per giocare insieme a Ruzzle, ciascuno con il suo smartphone: «Per esempio al cinema, durante l’attesa che il film inizi». Non a caso, forse, ai primi di marzo si terrà «il più grande torneo nazionale di Ruzzle», al Palalottomatica, nell’ambito di Roma Comics and Games. (Fabio Chiusi – espresso.repubblica.it)

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