
“Il clown è un mestiere che devi amare e fare con il cuore”. Incontro con Vladi Rossi
“C’era una volta… Iniziano così tutte le fiabe del mondo, dalle più antiche a quelle dei nostri giorni, fatine, gnomi, draghi, folletti: ma c’è una fiaba che ha fatto sorridere e divertire i bimbi di tutto il mondo, li fa fatti gioire e perché no ha saputo trasformare come per magia i grandi in piccini. Vi chiederete di che fiaba si tratti? Chi siano i suoi personaggi e dove potreste conoscerla? Bene, io voglio narrarvela e farvi vivere con me un sogno, fantasia, voglio che voi adulti torniate a fantasticare, ma soprattutto voglio che quando finirà, nel vostro cuore resti vivo il ricordo di un mondo fantastico e irreale”.
E’ il messaggio di Vladi Rossi, icona della clowneria italiana, che ritroviamo appena varcata la soglia del camerino in cui l’artista, oggi in tournée con l’International Happy Circus – Circo d’Acqua della famiglia Medini, ci ha ospitato.
Un luogo magico, ricco di storia e di tradizione, dove le foto, gli abiti di scena, i trucchi, gli accessori, raccontano una vita di lavoro sotto lo chapiteau, di un’esperienza maturata nel tempo, di persone conosciute, di sacrifici fatti, di chilometri percorsi, di ricordi e soprattutto di grandi soddisfazioni raccolte in giro per la nostra bella Italia e per il mondo.
Vladi ci invita ad entrare a fare parte del suo mondo, quel mondo che lui stesso descrive come “fantastico e irreale”. Ci apre l’ingresso del camerino e noi vi entriamo in punta di piedi, in rigoroso silenzio, prima di spalancare gli occhi davanti a tanti colori, a tutto ciò che per un clown, per un grande e geniale clown come Vladi, è lo strumento del suo lavoro. Il profumo degli abiti, lì gelosamente custoditi, le scarpe, i cappelli, quel naso rosso che, da sempre, caratterizza la figura del clown. Tutto racconta qualcosa, così le foto affisse sulle pareti ed i messaggi che i tanti amici conosciuti nel tempo gli hanno voluto dedicare. Ogni immagine, ogni locandina, per Vladi equivale a un ricordo, a una esperienza di vita, a una persona conosciuta, a un luogo visitato.
Gioia, sorpresa e curiosità ci portano a un incontro a dir poco bellissimo e suggestivo con un grande artista, un grande uomo, dalla smisurata passione per il circo e per la meravigliosa arte della clowneria.
“Faccio parte di una famiglia di antica tradizione. Mio padre mi ha portato a lavorare in un circo nel lontano 1959. Era il Circo Nazionale Orlando Orfei – inizia a raccontare Vladi Rossi e il suo sguardo sembra ripercorrere velocemente quei momenti -. Da qui che parte la mia lunga carriera che ha portato ad esibirmi nei più grandi e importanti circhi di tutta Europa: Buss, Americano, Cesare Togni, Krone, Arnardo, Moira Orfei e Bouglione. Da Orlando Orfei siamo rimasti sino al 1965 perché il numero di clown musicale che aveva montato mio padre andava molto bene. Nel frattempo, mio fratello era diventato un ottimo equilibrista e, quindi, facevamo due numeri, l’equilibrismo, appunto, e il clown musicale. Poi, mio fratello è dovuto partire per il servizio di leva e siamo andati a lavorare per tutta la stagione estiva in un altro bellissimo circo, i cui direttori facevano parte della famiglia Larible, grandi acrobati alle bascule. Nel periodo invernale siamo andati al Circo Gerardi, il cui direttore era stato un grande domatore, famosissimo, Gigino Gerardi. Era stato un grande artista, un grande saltatore, e con il numero dei leoni era diventato veramente famoso. Nel 1968, ci siamo trasferiti al Circo Americano. Finita la stagione siamo andati a lavorare da Krone, in Germania. Dopo Krone in Norvegia per la stagione che è durata da aprile a ottobre. In Francia ci siamo ritrovati da Bouglione che apriva il circo d’inverno. Spettacoli bellissimi e si lavorava con tre gruppi di clown. C’erano i Caroli, che per me erano il top, e il francese Pepet Bovel, anche lui molto bravo. Ma lavorava anche un’altra famiglia di clown italiani, quella dei Forgioni. Poi, nel 1976 ci siamo trasferiti da Moira On Ice. Siamo stati lì altri tre anni, un bellissimo circo, un bellissimo programma. Sono stati tre anni stupendi della mia vita. Finita questa collaborazione abbiamo deciso di aprire un circo in collaborazione con mio cugino Aldo Zucchetto, il figlio della sorella di mio padre. Da un circo di 26 metri siamo passati a uno di 42 metri e con gli animali. Abbiamo lavorato per trent’anni, dal 1978 al 2008, e abbiamo fatto tappa in Tunisia, fino a quando si è deciso di chiudere il circo perché eravamo già un po’ anziani”.
Una lunga storia, tanti anni di attività e oggi…
“Mi trovo qui, all’International Happy Circus – Circo d’Acqua. Sono già sei anni che lavoro con la famiglia Medini. E’ un circo che mi dà tanta soddisfazione perché lavoro come piace a me e questo mi gratifica”.
Com’è fare il circo oggi?
“Iniziamo col dire che i circhi non sono più come quelli di una volta. Da un punto di vista tecnico, sono diventati molto più complicati da montare e smontare. E’ diventato molto più difficile fare il circo a causa della eccessiva burocrazia e delle autorizzazioni da farsi rilasciare. Per non parlare della promozione. La pubblicità una volta era in mano a due ragazzi del circo che partivano con il loro furgone per l’affissione dei manifesti, mentre ora hai bisogno di più personale e ulteriori richieste. Chi ha gli animali poi ha delle disposizioni da rispettare che riguardano la loro tutela. Insomma, oggi fare circo è davvero oneroso”.
Ma lo spettacolo dal vivo piace ancora molto…
“Certamente, il circo piace tanto, specialmente ai bambini. Quando arrivi in una città con le tue carovane, i più piccoli ti chiedono sempre di poter vedere gli animali e d’altronde dove potrebbero mai vedere un ippopotamo, un elefante, un leone se non al circo? C’è grande soddisfazione quando vedi i nonni che accompagnano i loro nipoti a vedere lo spettacolo”.
L’arte della clowneria ha qualcosa di davvero speciale. Ti ha appassionato e oggi ti appassiona ancora?
“Sì, quando esci in pista per fare uno sketch e senti gli spettatori ridere è sempre una gratificazione perché tu lavori per loro. Se fai il clown bisogna amare questo mestiere. Ti deve piacere, altrimenti è inutile farlo. E se non lo fai con il cuore la gente lo percepisce subito”.
Quindi il rapporto con il pubblico è fondamentale…
“E’ tutto. Ci sono dei clown che lavorano molto con il pubblico. Io non lo faccio perché sono dell’idea che chi ha pagato il biglietto deve godersi lo spettacolo senza essere disturbato. Avevo tantissimi sketch che coinvolgevano il pubblico in pista, ma non li presento più”.
Il pubblico è cambiato?
“Come è cambiato il circo, così è cambiato il pubblico. A mio avviso, poi, quello italiano è il più critico di tutta Europa”.
Come descriveresti il tuo personaggio?
“Mi definisco un clown di vecchia data, nel senso che ho i miei tempi, faccio tutto con calma, mi piace guardare in faccia i bambini. Come ieri, ad esempio, quanto un bambino aspettava che lo salutassi. Lui è stato felice e io altrettanto per avergli regalato un sorriso”.
Qual è il tuo punto di forza?
“Utilizzare gli strumenti musicali. Di solito suono la tromba o il trombone in gradinata quando è necessario allestire la pista per il numero successivo”.
Ci racconti la tua esperienza più bella dopo tanti anni di lavoro?
“Non so se ce n’è una più bella. Ne ho vissute tante significative. Ad esempio, ricordo con piacere le due stagioni fatte in Norvegia, oppure quella in Germania con il Circo Krone. Belle soddisfazioni le ho avute anche a Parigi dove ho incontrato un pubblico davvero fantastico”.
Hai un rammarico?
“Sì, aver chiuso il circo. Non siamo stati molto fortunati. Tanto impegno, tanto lavoro per realizzare un bello spettacolo, ma abbiamo dovuto faticare per poter portare avanti il progetto”.
Vuoi rivolgere un messaggio ai giovani clown?
“Innanzitutto, parlando di giovani che fanno questo mestiere, vorrei ricordare che qui con me, al Circo d’Acqua, si esibiscono Giordano e Luis che compongono il duo Fratelli Canestrelli. Sono davvero talentuosi ed a loro mi sento molto legato. Invece, a chi si sta approcciando a quest’arte suggerisco di farlo con il cuore, altrimenti meglio non farlo”.
Un saluto ai lettori di Circo Italia…
“Ringrazio il giornale per avermi dato questo spazio. E’ sempre bene parlare del circo perché è un modo per aiutare questo spettacolo. Agli appassionati dico di esserci sempre accanto”.
















