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Niky Martin: “Il circo è un sogno che continua e noi siamo gli artigiani della felicità”

Niky Martin: “Il circo è un sogno che continua e noi siamo gli artigiani della felicità”

Il circo come passione, tradizione e identità. È questo il mondo raccontato da Niky Martin, direttore artistico degli spettacoli Circo Africa – Il regno animale, Oblio – Il circo degli orrori e Il Circo dei supereroi, ospitati in questi giorni nella piazza di Cavallino, in provincia di Lecce. Una realtà che, attraverso il progetto “Multivision”, propone tre esperienze di spettacolo differenti sotto lo stesso tendone, rivolgendosi a un pubblico dai gusti più diversi. Nell’intervista Martino ripercorre la sua storia personale e professionale, racconta il lavoro che si cela dietro la magia della pista e riflette sul presente e sul futuro del circo, rivendicando il valore della tradizione e il ruolo degli artisti, che ama definire “artigiani della felicità”.

Perché la denominazione “Circo Africa – Il regno animale” è associata allo spettacolo tradizionale?

“Il nome è stato scelto per differenziare la nostra proposta da quella di altre realtà e poi perché è più a tema con ciò che il pubblico vede in pista. Presentiamo molte specie di animali che è diventato quasi impossibile vedere dal vivo, tranne se non in uno zoo o in uno show all’estero”.

Quindi, è la presenza degli animali ciò che caratterizza questo spettacolo?

“Esatto, l’abbiamo chiamato Circo Africa perché i nostri animali sono i veri protagonisti in pista, sono le star dello spettacolo”.

In cosa consiste il ruolo di direttore artistico in un circo e in Circo Africa?

“Significa essere nello spettacolo a 360 gradi. Ti occupi del minimo dettaglio, magari ciò che per il pubblico è impercettibile, per noi è importante. Significa fare tante prove, non solo per la parte artistica perché ci sono anche gli effetti luce da curare, l’audio e gli attrezzi. Quindi, direi che è una figura centrale in un contesto come quello di Circo Africa in quanto contribuisce affinché lo spettacolo non abbia intoppi, ma venga offerto al meglio e ottimizzato al massimo. E’ senza dubbio un ruolo di grande responsabilità, soprattutto nei confronti degli spettatori perché hanno pagato un ticket per assistere a uno show dal vivo e di qualità”.

Oltre che della direzione artistica ti occupi dell’organizzazione in generale e della logistica…

“Sì, quando noi arriviamo per installare le attrezzature, allestire il parco animali e sistemare i mezzi. Anche l’occhio vuole la sua parte, quindi cerchiamo di preparare il pubblico a vivere un’emozione già prima di entrare nello chapiteau”.

In più, nel corso dello show ti occupi di altro…

“Sono anche addestratore di animali e presentare dello spettacolo. In passato sono stato acrobata al trampolino elastico, per poco tempo trapezista, giocoliere ed equilibrista. Ho fatto davvero tante cose perché mi è sempre piaciuta ogni forma d’arte. Negli altri tipi di spettacoli come Oblio e il Circo dei supereroi faccio anche l’attore”.

Come descriveresti il circo?

“Un sogno che continua”.

Da quanto tempo sei in questo mondo?

“Da sempre, direi. Sono nato nel circo e fin dall’età di otto anni mio padre mi ha sempre portato con sè negli spettacoli”.

Cosa ti piace di più dell’essere un circense?

“Il fatto di sapere che ogni giorno non è mai uguale all’altro perché presenti il tuo spettacolo a un pubblico sempre diverso. Poi, il mettersi alla prova al cospetto di tante persone con idee, gusti e percezioni differenti ma con l’obiettivo di riuscire a suscitare il massimo interesse”.

C’è qualcosa che cambieresti nel “sistema” circo o nel rapporto con l’opinione pubblica?

“Dispiace dire che l’Italia non ha la cultura per lo spettacolo e mi riferisco, ovviamente, al mio settore. Ci sono altri paesi all’estero in cui un artista circense viene visto come una star. In Italia, invece, è il contrario. Cercherei, quindi, di cambierei l’idea che molte persone hanno di chi lavora nel mondo del circo. Mi piace definirci ‘artigiani della felicità’ perché tutto quello che facciamo nasce dal cuore. Noi siamo artisti, ci piace essere artisti e ci piace regalare felicità alle persone”.

C’è un bel ricordo che ti è rimasto nel cuore?

“Ogni debutto, ogni paese o città che visitiamo lascia sempre un ricordo che conservo con me”.

Il circo è itinerante e questo può portare inevitabilmente ad incontrare qualche difficoltà…

“Tantissime, sia dal punto di vista organizzativo che logistico. Può nascere un imprevisto in qualsiasi momento, ci possono essere problemi legati alle condizioni meteo ma direi che l’aspetto dell’immagine e della comunicazione non è meno importante considerando che spesso il circo viene ‘etichettato’, ingiustamente, da associazioni e animalisti. Questo mi rammarica non poco”.

Com’è il circo oggi?

“E’ un grande e affascinante spettacolo dal vivo che in questi ultimi anni sta cercando di aggiornarsi ma, dal mio punto di vista, in modo sbagliato. Il circo deve rimanere circo per tutta la vita, non deve spingersi troppo oltre per adeguarsi, in maniera forzata, ai tempi moderni. Questa operazione non è sempre possibile e poi un appassionato resta legato allo spettacolo circense tradizionale”.

E come ti spieghi questo tentativo di cambiamento?

“Suppongo per la paura di non riuscire ad andare avanti. Invece, anche se il mondo cambia e non si ferma mai, il circo deve continuare a piacere così com’è. E’ quello che le persone vogliono e cercano. Noi con Circo Africa ne siamo la dimostrazione”.

Non c’è spettacolo senza pubblico. Come rispondono gli appassionati?
“Molto bene. Ad esempio, ci sono tanti genitori che accompagnano i figli a vedere lo spettacolo. Se accade questo è perché quel genitore è affezionato a questa forma di arte e vuole che anche il figlio la inizi a conoscere”.

Si parla di un progetto denominato “Multivision”. Ci vuoi spiegare meglio di cosa si tratta?

“L’idea che abbiamo lanciato è quella di presentare più spettacoli sotto lo stesso tendone in modo da differenziare l’offerta al pubblico. L’intento è quello di raggiungere più persone con gusti differenti: c’è a chi piace il circo tradizionale con la presenza degli animali, chi trova più coinvolgente il circo degli orrori, in un genere molto particolare, e chi trova più interessante il divertimento con il circo dei supereroi. Quindi, perché non offrire più opportunità di spettacolo? Si tratta dello stesso circo ma con tre compagnie che presentano tre spettacoli in giorni differenti. Pochi circhi fanno questo. Quindi, rivolgo un invito a vedere tutti i nostri spettacoli perché ci sarà da divertirsi”.

 

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