
Social Aut APS, il service partner del Rotary Club Galatina Maglie Terre d’Otranto
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Sabato 18 luglio, presso Tenuta “Don Vincenzo” a Noha, il Rotary Club Galatina Maglie Terre d’Otranto organizza “Rosso d’Otranto”, una grande Festa d’Estate che dà inizio al nuovo anno rotariano del club.
Non sarà solo una notte di colori, musica, emozioni ed eleganza. Il club, in collaborazione con il locale Rotaract, ha scelto di abbracciare una dimensione sociale coinvolgendo Social Aut APS, un’associazione del territorio impegnata nel sostegno e nell’inclusione di ragazzi con disturbo dello spettro autistico attraverso percorsi di socializzazione, partecipazione e condivisione. Il ricavato della serata sarà destinato proprio ai progetti sociali e inclusivi realizzati da Social Aut APS e sostenuti dal club.
Per conoscere meglio l’associazione, le sue azioni e finalità, abbiamo rivolto qualche domanda alla presidente Emanuela Ingusci.
Emanuela, che cos’è Social Aut APS e come nasce questa associazione?
“Social Aut APS è un’associazione di Promozione Sociale che nasce per rispondere a un bisogno molto concreto: offrire ai ragazzi autistici e ai loro coetanei normotipici occasioni autentiche di incontro, relazione e condivisione, soprattutto durante quella fase delicata della vita che è l’adolescenza.
L’idea nasce dalla nostra esperienza di genitori. Io e Giovanni ci siamo resi conto che, quando la scuola si ferma e le terapie si interrompono – in estate, ma non solo – molti ragazzi autistici si ritrovano improvvisamente senza luoghi in cui vivere relazioni spontanee con i pari. Ma il problema non riguarda soltanto l’estate: durante tutta l’adolescenza, le amicizie diventano più complesse, i gruppi si formano naturalmente e, per un ragazzo autistico, entrare a farne parte è spesso molto difficile.
Per la maggior parte degli adolescenti è naturale costruire amicizie, organizzare un’uscita con i coetanei, ritrovarsi in compagnia, andare a mangiare una pizza, praticare uno sport o semplicemente trascorrere insieme un pomeriggio. Per molti ragazzi autistici, invece, queste esperienze non sono così scontate. Al di fuori della scuola, delle terapie e dei contesti strutturati, spesso mancano occasioni spontanee per vivere relazioni autentiche e condividere la quotidianità con i propri pari. È proprio da questa consapevolezza che nasce Social Aut APS: creare spazi di incontro, amicizia e partecipazione, affinché ciò che per molti è normale possa diventare un’opportunità concreta anche per i ragazzi autistici”.
Come si è trasformata questa esigenza in un progetto concreto?
“È stato un percorso condiviso. Io e mio marito, come genitori di Nicolò, insieme agli psicoterapeuti e agli educatori che lo accompagnano nel suo percorso di crescita e a nostra figlia Vittoria, che per lui rappresenta una presenza fondamentale e una risorsa preziosa, abbiamo deciso di trasformare un bisogno vissuto in prima persona in un’opportunità per tante altre famiglie. Da un’esperienza personale è nata la volontà di costruire una comunità capace di offrire relazioni, inclusione e occasioni di crescita condivisa.
In questi anni abbiamo avuto il privilegio di trovare ascolto e sostegno da parte del Comune di Nardò e dell’amministrazione comunale, in particolare della vice sindaca Maria Grazia Sodero che ha creduto fin dall’inizio nel valore sociale del nostro progetto, mettendo a disposizione dell’associazione una sede, ‘la Saletta’, che oggi rappresenta un importante punto di riferimento per le nostre attività. Grazie, inoltre, alla collaborazione con ASC Lecce, Devils Nardò, la Cooperativa Tappeto Volante e il CNGEI di Nardò, dal 2023 abbiamo potuto realizzare numerose esperienze concrete che hanno posto le basi per la nascita e lo sviluppo di Social Aut APS”.
Qual è la filosofia dell’associazione?
“C’è una frase che sintetizza bene il nostro modo di lavorare: Social Aut non fa psicoterapia, ma stare insieme è profondamente terapeutico.
Noi non eroghiamo prestazioni sanitarie né percorsi terapeutici. Crediamo però che vivere esperienze di normalità abbia un enorme valore educativo e relazionale. Organizzare un torneo di basket, trascorrere una serata con gli amici, andare a mangiare una pizza, condividere una festa con le famiglie: sono attività apparentemente semplici, ma che sviluppano competenze sociali fondamentali per la vita adulta e per un futuro inserimento lavorativo.
Partiamo dalla quotidianità, perché è proprio nella quotidianità che si costruiscono autonomia, fiducia e appartenenza”.
A chi si rivolge Social Aut APS?
“Ci rivolgiamo principalmente a ragazzi e ragazze autistici, ma anche ai loro coetanei normotipici, perché crediamo che la vera inclusione si costruisca condividendo esperienze, non creando percorsi separati.
Il valore aggiunto di Social Aut APS è proprio la diversità. I nostri gruppi sono eterogenei: ragazzi autistici e normotipici praticano sport, partecipano ai laboratori, trascorrono il tempo libero insieme e costruiscono relazioni autentiche. In questi contesti ciascuno ha l’opportunità di crescere, imparare dall’altro e scoprire che le differenze non sono un ostacolo, ma una ricchezza.
Crediamo profondamente che l’inclusione nasca dalla quotidianità: da un allenamento condiviso, da un laboratorio creativo, da una pizza tra amici o da un pomeriggio trascorso insieme. È in questi momenti semplici che ogni ragazzo può sentirsi accolto, valorizzato e parte di una comunità”.
Quali attività proponete?
“Abbiamo già avviato numerose attività continuative: corsi di basket e multisport adattato, laboratori creativi e sportivi, momenti di socializzazione e tante occasioni di vita condivisa. Parallelamente promuoviamo percorsi di orientamento, tirocinio e sviluppo delle competenze digitali e trasversali, con l’obiettivo di accompagnare i ragazzi nella costruzione della propria autonomia e di favorire il loro futuro inserimento nel mondo del lavoro.
Il nostro obiettivo non è organizzare eventi sporadici, ma creare una comunità stabile nella quale i ragazzi possano ritrovarsi con continuità, costruire amicizie e sentirsi parte di un gruppo.
Le attività non sono rigidamente strutturate. Sono spazi di libertà, ma una libertà progettata con attenzione. Tutto viene ideato e seguito da educatori esperti, costantemente formati, aggiornati e supervisionati da professionisti. Perché la libertà, per essere davvero inclusiva, ha bisogno di competenza”.
Come nasce la collaborazione con il Rotary Club Galatina Maglie Terre d’Otranto?
“La collaborazione con il club nasce da una visione condivisa. Conoscevo da tempo l’attenzione del club verso il territorio e la sua concreta vicinanza alle associazioni che lavorano per l’inclusione. Ci siamo incontrati su un obiettivo comune: dare risposte reali ai bisogni dei nostri ragazzi. Da quel confronto è nato un service dedicato, pensato per sostenere e ampliare i progetti di Social Aut APS. Non una semplice donazione, ma una vera alleanza operativa”.
Quanto sono importanti queste iniziative per la promozione dell’attività sociale?
“Queste sinergie sono fondamentali perché dimostrano un principio semplice: da soli si va veloci, insieme si va lontano. Quando si lavora con un obiettivo comune, l’impatto sulla comunità si moltiplica.
Per le persone autistiche significa avere continuità, opportunità e spazi di vita reale. Per i caregiver significa non sentirsi più soli nella gestione del quotidiano. Lavorare in rete vuol dire trasformare un progetto in un sistema di welfare territoriale che migliora concretamente la qualità della vita di tutti. non è beneficenza. Costruiamo e promuoviamo comunità”.
Vuoi lasciare un messaggio alle famiglie e alla comunità?
“Vorrei dire che l’inclusione non è un progetto da scrivere o un modulo da compilare. L’inclusione è un pomeriggio passato insieme, una partita giocata in squadra, una pizza condivisa, una risata tra amici.
Social Aut APS nasce proprio per questo: trasformare la quotidianità in opportunità di crescita, creando contesti nei quali ogni ragazzo possa sentirsi parte di una comunità.
L’associazione è aperta a famiglie, volontari e sostenitori che desiderano condividere questa visione. Perché costruire relazioni è una responsabilità collettiva e solo insieme possiamo rendere il territorio sempre più inclusivo”.












