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Governare il vuoto? Neoliberalismo e direzione tecnocratica della società

Peter Mair, politologo irlandese di fama mondiale, è scomparso prematuramente nel 2011, quando stava lavorando a un volume sulla crisi della partecipazione popolare alla vita democratica come fenomeno tipico delle società occidentali. L’opera è rimasta dunque incompiuta, ma è stata integrata con altri interventi dell’autore e pubblicata su iniziativa della “New Left Review”: il prestigioso periodico della sinistra postmarxista che già aveva ospitato un ampio contributo di Mair anticipatore delle principali tesi poi sviluppate nel libro[1]. Di quest’ultimo è da poco uscita una traduzione italiana per i tipi di Rubbettino[2], la piccola ma vivace casa editrice nota soprattutto come amplificatrice del pensiero neoliberale.

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Sanders e Trump: la rivolta degli elettori contro l’establishment

Poco dopo la pubblicazione dell’autobiografia di Bernie Sanders per i tipi di Jaca Book (“Un outsider alla Casa Bianca”) esce un libro del giornalista americano Andrew Spannaus sulla vittoria di Donald Trump alle Primarie del Partito Repubblicano (“Perché vince Trump. La rivolta degli elettori e il futuro dell’America”, Mimesis Edizioni). Letti assieme, questi due lavori rappresentano un prezioso strumento di comprensione di quanto sta avvenendo nel Paese che i nostri servilissimi media continuano a chiamare “la più grande democrazia del mondo”.

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Startup poco innovative: molte non hanno nemmeno un sito internet

Solo una su tre delle startup innovative italiane ha un sito web funzionante e solo uno su due è ottimizzato per il mobile. È il quadro che emerge da un’indagine di Instilla, startup milanese specializzata in marketing digitale, che ha analizzato la qualità della presenza online delle startup iscritte al Registro delle Imprese Innovative tenuto dalle Camere di Commercio. I risultati sfiorano il paradosso. Nell’epoca in cui persino il Dalai Lama apre siti internet e si diletta con le infografiche, sono proprio le imprese italiane più giovani e con pretese smart che alle mail preferiscono il buon vecchio fax.

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Le manovre del quarto potere

Il giornalista non può essere neutrale. Ridursi a «cronisti» di professione e mostrare indifferenza per l’onestà ricorda per vie traverse l’avvocato di oggi, colui che esibisce in Tribunale un logos elegante con il preciso intento di crear confusione e inseguire la clausola che dia «ragione» a chi ha torto. L’avvocato postmoderno, lontanissimo parente di quell’Atticus Finch in Il buio oltre la siepe, è un uomo di studio che all’Università impartisce lezioni di diritto, alimenta la dottrina ma si rivela neutrale rispetto alla verità. In questa direzione serpeggia la mafiosità tra i rami della giustizia, il potente può salvarsi e così la carta che contiene i nostri valori viene stracciata da figure competenti che leggono i codici con un occhio di riguardo al denaro.

TED2013. Long Beach, CA. February 25 - March 1, 2013. Photo: James Duncan Davidson

Questi leader europei se la meritano la Brexit

Un voto, di classe, contro l’arroganza della leadership europea e l’insistenza con cui ha adottato politiche economiche che hanno arricchito pochi e impoverito molti. É così che Saskia Sassen, autorevole studiosa dei processi di globalizzazione, interpreta il voto che condurrà il Regno Unito fuori dall’Unione europea. Più che il nazionalismo e la rivendicazione della sovranità perduta, in quel voto c’è «una rabbia profonda, un profondo senso di ingiustizia», dichiara a l’Espresso la docente di Sociologia alla Columbia University.

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Il paradiso perduto dei Panama papers

La vicenda dei cosiddetti Panama papers ha sollevato, per l’ennesima volta, un interrogativo: perché esistono – e come si possono reprimere – i paradisi fiscali? Esistono perché i ricchi e potenti di tutto il mondo non vogliono far sapere quanto possiedono e dove. E, poi, perché il business della finanza deve offrire rendimenti maggiori di quelli ordinari e la fiscalità del prodotto è, in quest’ottica, decisiva. Le due facce della medagli (i ricchi e potenti da un lato, l’industria finanziaria dall’altro), però, devono essere ben distinte, pena non capire quali rimedi si possono apportare.

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La guerra chiacchiere e distintivo

Quando sparano e ammazzano per strada, al ristorante, durante un concerto, mentre parti o torni in aeroporto o vai al lavoro in metropolitana, con la paura sulla pelle in ogni attimo della vita quotidiana, nelle tue città, nei tuoi quartieri, nei posti che chiami casa, non c’è più spazio per il bla bla bla dei politici del giorno dopo. Non più. Non c’è più la voglia, la pazienza, la ridondanza di facce sempre uguali che ripetono le frasi del manuale del perfetto perbenista.